
Mentre viviamo un tempo scandito da disagi sociali, economici e culturali, siamo costretti a spostare le nostre energie su inventari e universi sempre più distanti dall’interiorità perché la crisi della nostra epoca sacrifica e baratta continuamente la bellezza, le emozioni e l’arte in genere. Ma è anche vero che i momenti storici peggiori hanno dato vita a entusiasmanti e straordinari talenti e cambiamenti. Anzi, proprio nei periodi più bui, il mondo ha sempre più avvertito la necessità di affrontare rivoluzioni culturali, munendosi del potere evocativo, per riflettere e riconciliarsi con il creato in cui tutto è armonia e perfezione. Credo che dovremmo nutrirci di poesia al fine di cercare di cambiare e migliorare qualcosa nel mondo facendo spazio al valore dell’anima, cioè dando importanza all’urgenza del germoglio dei pensieri poetici e di bellezza legati alla speranza di ricostruire e rinascere. Se è vero che l’Arte nobilita l’animo umano rinvigorendo le coscienze e se è vero che nutre e accresce la sensibilità del pensiero, allora sarà sempre la poesia e tutta l’Arte a dare ricchezza e speranza al mondo e senza la quale non potrebbe esserci società evoluta.
La poesia è sicuramente un punto di forza del cammino umano. Ripeto, non potremmo ricucire coscienze e civilizzarci senza la poesia: sarebbe un mondo certamente molto povero. La prolificazione di innumerevoli prodotti artistici, attraverso i vari linguaggi dell’arte, ci mettono di fronte a un dato sociologico: tutti scrivono, tutti fanno musica, tutti dipingono. Ma siamo tutti poeti? Forse i social hanno dato la possibilità di rilevare maggiormente questo fenomeno offrendo a chiunque la possibilità di dire la propria. Ne dobbiamo prendere atto, ma non mi sentirei di definire questo fenomeno di massa come arte. Piuttosto, si dovrebbe essere più severi e selettivi, anche con se stessi, misurandosi in maniera autentica e responsabile. La lettura della poesia (più che la scrittura!) può aiutarci a parlare a noi stessi riflettendo sul nostro modo di ragionare e formulare pensieri. Attraverso l’arte poetica si guarda il reale e l’esistente nell’accettazione della sua precarietà e dell’inevitabile mutamento. Il poeta, infatti, interiorizza empaticamente i molteplici significati della vita e li presenta in versi mostrandone, con stupore nuovo/rinnovato, la bellezza, la caducità, la problematicità. Soprattutto, si esprime per metafore e analogie utilizzando immagini e simboli che attivano il canale immaginale. Gli psicologi, infatti, sostengono che la poesia, tra suoni, ritmo e figure di stile parla al nostro stato inconscio, alla nostra parte più profonda permettendo sentimenti importanti come la commozione. Quindi, la penna diventa un’arma potente capace di sparare e uccidere, ma anche, di gioire/amare il senso vero delle cose e l’umanità. Sono convinta che chi scrive, specie per fare letteratura, ha un compito sociale educativo/formativo molto prezioso: attraversare e militare nella vita, in modo visionario, nominando l’innominabile nella prospettiva della rinascita, della ricostruzione, dell’armonia, mettendosi al servizio dei vissuti umani grazie alla memoria. Credo che la poesia, in ogni tempo e luogo, sia l’unica strada possibile per imparare a fare i conti con i sentimenti e con la sacralità della vita, e vale sempre la pena sperimentare i mali del mondo per giungere alla bellezza, palese o nascosta, dell’esistenza.
Rita Pacilio (Benevento, 1963) è poeta e scrittrice italiana. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Recenti lavori in poesia: Così l’anima invoca un soffio di poesia e Come fosse luce. È stata tradotta in dieci lingue.

facendo spazio al valore dell’anima
Penso che in questa parole sia racchiuso il senso ultimo della poesia e dell’ arte, perché rinascita, sacralità della vita e bellezza sono valori fondamentali che attingono al Sé, la totalità psichica che Jung indicava come meta di un lungo percorso di crescita, per giungere all’espressione più alta del potenziale umano.