Guerra / Operazione speciale) Russia – Ucraina. Avvio urgente di negoziazione.

Al Sig. Ambasciatore in Italia della Federazione Russa

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 Al Sig. Ambasciatore in Italia della Repubblica Ucraina

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 Al Sig. Presidente della Commissione Europea

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Egregi Signori,

la concatenazione di azioni e inerzie riconducibili alle parti in conflitto – in particolare, alla Federazione russa – e, anche, ai comportamenti di Paesi e istituzioni internazionali dell‘occidente, può far precipitare in una situazione drammatica e irreversibile i destini degli stati europei e delle loro popolazioni.

Le ragioni della forza e della violenza non possono non avere un’alternativa umanamente e giuridicamente accettabile, seppure con dei costi. E’ di qualche ora fa l’ennesimo appello del Papa per fermare la guerra e la spirale di violenze e soprusi; va però sottolineato che all’ennesimo appello corrisponde immancabilmente l’ennesima assenza di proposte e di iniziative concrete da parte dei singoli Stati e delle istituzioni internazionali, in varia misura coinvolti nel conflitto. Le uniche iniziative fattive sono quelli che hanno riguardato le sanzioni contro la Federazione Russa e il sostegno alla Repubblica ucraina, sia umanitario sia attraverso l’invio di armi.

Un tentativo di soluzione ragionevole del conflitto è invece doveroso ed urgente, e dovrebbero farsene promotori la Commissione europea e il Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Esso dovrebbe prevedere:

  1. L’indizione di nuovi referendum consultivi nelle regioni ucraine ora annesse alla Russia (Donetsk, Lugansk, Cherson e Zaporizhzhia), sotto stretto presidio di un contingente militare internazionale facente capo al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il 29 settembre scorso il Segretario Generale dell’Onu ha dichiarato tra le altre cose che ’Qualsiasi annessione del territorio di uno Stato da parte di un altro Stato risultante dalla minaccia o dall’uso della forza costituisce una violazione dei Principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale‘.
  2. La sospensione immediata del conflitto con ritiro dell’esercito russo dall’intero territorio ucraino, e di quello ucraino dalle province ora illegalmente annesse, affinché le popolazioni possano con certezza e a buon diritto esprimere, nuovamente ma liberamente, il loro diritto all’autodeterminazione.

3.La scelta delle popolazioni andrà rispettata ma: a. qualora le popolazioni delle regioni interessate vogliano ancora far parte della nazione ucraina, il Governo ucraino dovrebbe consentire alla Federazione russa l’utilizzo dei porti ucraini, che sarebbe regolato, per un dato tempo, da una forza militare internazionale, e, successivamente, da un’autorità che rappresenti l’Ucraina e la Russia; al di fuori dei porti, tali territori dovrebbero essere inaccessibili per le forze militari russe; b. nel caso in cui le popolazioni delle anzidette province scelgano invece di far parte della Federazione russa, il Governo russo dovrebbe consentire il libero transito in detti territori della popolazione ucraina, rispettandone il diritto di proprietà sui beni che insistono sugli stessi; i porti dovrebbero poter essere utilizzati sia dalla popolazione ucraina che da quella russa, sotto il presidio, per un dato tempo, di un’autorità internazionale, e, successivamente, da un’autorità che rappresenti l’Ucraina e la Russia.

  1. In forza di tale accordo verrebbero a cessare le sanzioni contro la Russia, con l’eventuale ripristino dei gasdotti a beneficio degli stati europei.
  2. All’Ucraina dovrebbe essere riconosciuto il diritto, per un dato numero di anni, ad una percentuale sugli introiti del gas russo venduto per ricostruire i palazzi e le infrastrutture distrutte dai bombardamenti russi;
  3. Si ritiene che l’Ucraina possa far parte dell’Unione europea, ma, per ragioni evidenti, non della Nato.

Si chiede cortesemente ai destinatari della nota di farla pervenire alle Autorità in indirizzo e, successivamente, alle competenti Autorità .

Sassari, 2 ottobre 2022

Giovanni Nuscis

7 pensieri su “Guerra / Operazione speciale) Russia – Ucraina. Avvio urgente di negoziazione.

  1. fabrizio centofanti

    Grazie, carissimo Gianni, è un gesto generoso e come tale fecondo. Andiamo controcorrente, l’unica scelta possibile in un momento storico di caos quasi totale. L’importante è lanciare un messaggio in bottiglia, prima o poi qualcuno lo leggerà.

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  2. Riccardo Ferrazzi

    È già successo altre volte nella Storia che l’iniziativa lungimirante di uno o più privati cittadini abbia prefigurato soluzioni valide per le crisi internazionali. Nel caso presente temo che la ragionevolezza potrà prevalere solo quando avverrà un cambio di regime. Quanto avvenne in Europa dalla crisi dei Sudeti fino all’invasione della Polonia dimostra che, purtroppo, con gli imperialisti non si ragiona. L’unico modo per evitare l’estensione della guerra è un cambio di regime al Cremlino.

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  3. Stefanie Golisch

    Caro Giovanni,

    hai espresso in modo chiaro quello che sarebbe da fare immediatamente per evitare il peggio.
    Un filo di ragionamento che, mi sembra, sia incontestabile.
    Purtroppo non è così.
    Io, in questo momento, mi trovo a Berlino dove regna uno spirito bellico che non pensavo di sperimentare in vita mia.
    Cinicamente detto: non occorre avere un governo fascista per fare politica fascista: Lo sanno fare molto bene anche i verdi!
    Voglio raccontare solo questo: sabato scorso sono andata per la prima volta dopo esattamente 40 anni a una manifestazione contro il commercio delle armi e per la negoziazione tra le parti. La manifestazione di 40 anni fa – era il 1982! – era, più o meno, per gli stessi motivi e c’erano 500.000 mila partecipanti.
    Questa volta, in centro di Berlino vi erano circa 150: perlopiù gruppi sparsi di marxisti-leninisti. Tutte persone piuttosto avanti negli anni. Quasi nessun giovane. I slogan erano quelli di ieri…. poco differenziati, scontati. Inutile dire che non mi sono sentita rappresentata per nulla. Nonostante ciò, non mi pento di esserci andata: sento – se possibile – ancora più di prima l’urgenza di difendere, ognuno con i propri mezzi, quel filo di ragionamento che tu stai tracciano nel tuo appello.
    C’è questa domanda, no, che ci si pone: La gente, le persone, gli esseri umani, l’uomo alla fermata dei pullman, non si rendono conto del rischio che stiamo correndo?
    Forse la risposta potrebbe essere questa: La distruzione in grande stile non fa più tanta paura perché già siamo abituati a distruggere pezzo per pezzo la natura, la democrazia, l’umanità nei rapporti ecc.
    Tutto è connesso.
    E laddove non c’è più rispetto per la vita (le sue varie manifestazioni e il miracolo della vita di per sé!) è facile convincere il popolo che distruggere è cosa normale….( come in quei innumerevoli giochi che hanno abituato i giovani all’idea che distruggere, uccidere, annientare, è , appunto del tutto normale!)
    Possiamo soltanto attenerci a quella frase di Walter Benjamin che dice ” Nur um der Hoffnungslosen willen ist uns die Hoffnung gegeben.” ossia ” Soltanto per quelli che non sperano più ci è dato la speranza.”

    Grazie del tuo appello.

    Stefanie

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  4. sparz

    condivido molto, oltre all’appello ovviamente, questo commento/racconto di Stefanie; la storia della manifestazione a Berlino mi fa pensare molto male e mi ricorda quando io era negli USA, a New York per una borsa di studio, nel 1972, e andai a una manifestazione contro la guerra, nella quale c’erano forse anche meno di 150 persone che giravano in tondo in una piazzetta, letteralmente circondati da poliziotti, probabilmente più numerosi dei manifestanti. Più che altro si gridavano slogan. E’ vero, in giro per il mondo la violenza non fa più paura, tant’è che Bolsonaro ha preso tutti quei voti, e speriamo nel ballottaggio, ma non so . . .

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  5. Giovanni Nuscis

    Grazie, Antonio. L’intervento di Stefanie ha colpito anche me, quando racconta di una recente manifestazione a Berlino pressoché deserta, se confrontata con quelle meno recenti. Assuefazione al male, al malgoverno, alle ormai croniche ingiustizie sociali?

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  6. Clown: opinioni

    Trovo particolarmente apprezzabile che, come purtroppo accade spesso nell’ascoltare argomentazioni contrarie alla prosecuzione della guerra, non sia stato posto l’accento su elementi come la paura di una escalation nucleare o i sacrifici che impone la riduzione dell’importazione di gas. Di quei fattori, cioè, che denotano come il giudizio dei più su questa tragedia si basi esclusivamente su quanto la stessa vada a incidere sulla propria tranquillità e sul proprio benessere.
    Giustamente, invece, in questo appello l’attenzione è rivolta tutta alla necessità impellente di porre fine alla perdita di vite umane e alla distruzione cui stiamo assistendo.
    Con questi intenti e presupposti, ovvio possa essere condiviso lo sforzo di trovare una soluzione il più possibile equilibrata, che non rappresenti un semplice colpo di spugna su torti e ragioni e che tenti di riportare, per quanto possibile, alla volontà delle popolazioni che li abitano la sorte dei territori contesi.
    Mi pare che la questione forse irrisolta si basi interamente sul fatto se concetti quali la libertà, la difesa dall’invasore (ricordiamoci che il conflitto ha preso le mosse da un tentativo di raggiungere Kiev, non i territori “contesi”), rappresentino ancora “valori” per i quali sia possibile e perfino giusto morire.
    Non posso non pensare all’Italia di settanta anni fa. Mentre si tentava di liberare la penisola dalla presenza nazista, come sarebbe stata accolta la decisione degli alleati di interrompere le ostilità e di affidare la soluzione bellica allo svolgimento di referendum nei vari territori, compresi quelli controllati dalla Repubblica di Salo’?
    Mi chiedo anche se questa soluzione non possa essere applicata più in generale a tutti quei territori da sempre in conflitto, per porre fine alle tante piccole guerre che compongono la cosiddetta terza guerra mondiale diffusa. Purtroppo, però, non si avrà mai sufficiente interesse a rispettare la volontà di determinate popolazioni, come quella palestinese, dei curdi, delle tante etnie in Africa e in molte altre parti del mondo, cui non verrà mai concesso un simile privilegio.
    Infine, condivido pienamente il commento secondo cui senza un cambiamento radicale alla guida della Russia sarà difficilmente praticabile e accettabile, da entrambe le parti, anche solo giungere a una tregua militare, figuriamoci a una duratura soluzione politica.

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