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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Carla Malerba

Nella meraviglia del silenzio

Nella meraviglia del silenzio
aggirarsi al buio
sfiorare muri ed angoli
solitamente familiari
mentre i riverberi
del modem investono
le pupille le accecano quasi.
La solitudine dell’anima si allarga
eppure è solitudine compagna.
Saremo soli nella nebbia e nel sole
in questo percorso vano e breve
che è il nostro vagare
sulla terra
anch’essa come noi
metà ombra e metà luce.
Andremo
dove i fiumi si saranno essiccati
e di essi i rigagnoli soltanto
scorreranno lenti
o altrove dove le acque ritirate
si innalzeranno improvvise
con moti violenti.
E sempre il plenilunio
ci guarderà irridente.
Noi saremo bacche e polvere di tigli
corteccia resina fiore
che dal nostro cuore spento
bucherà la pietra sepolcrale
fino a trovare la gloria della luce.

Forse è proprio la notte ad ispirare versi e pensieri sulla attuale condizione di un’umanità sconvolta da istanze egoistiche in cui quelle spirituali faticano a trovare posto. La riflessione indotta dalla poesia diviene necessaria per attuare un processo ricostitutivo di quei valori essenziali che devono tornare ad essere un vademecum per le generazioni future.
“Sarà proprio il flusso poetico a riscattare la negatività e a considerare le situazioni nella loro impegnativa e a volte dolorosa complessità “si legge nella postfazione della raccolta da cui è tratta la poesia che ho scelto.
Nell’ultima parte del componimento l’immagine predittiva di un mondo ormai sconvolto dall’avvicendarsi di eventi non più controllabili segna l’anelito delle coscienze che, nonostante tutto, coltivano speranze salvifiche di una vita altra, da consegnare al divenire delle cose.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Massimo Ridolfi

Alla maniera di Franz Anton Mesmer

I

Tommaso, metti la tua mano
nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi.
Fidati della tua mano.

II

Tommaso, metti la tua mano
ti ho detto nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi
sciocchi.
Fidati della tua mano
che mai di tanto
io mi allontano. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Parrini

Quella che fu la mia modesta storia,
inscritta nel recinto d’un display;
mia ma non mia, come non nostre mai,
eppure tanto nostre, le vicende,
usitate, usurate, inesitate,
discese per correnti atroci e dolci;
la mia storia – dicevo – l’oggettivo
correlativo pallido di quanto
ebbe la forma informe di un pensiero
marcì, decadde, scadde, andò perdendosi:
me n’ha informato, asettico, il Sistema,
offrendomi il possibile, passibile
d’altra occasione, di una nuova nascita
che incuberò, non so per quanto mai
e sarà putre divenire, pronto
alla notizia che non fa notizia,
della durata che in una manciata
d’ore, monta, decresce, va in silenzio
alla cancellazione programmata.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Angela Caccia

Capita 
e lasci la preda - o preda 
lanci segnali di soccorso    è allora che 
        t’accorgi 
        di quanti tuttavia sei ricolmo 
        e come è morbido e remissivo 
        il veleno di alcuni fiori 
ma la poesia civile è sangue - indelebile 
nell’affronto/confronto 
bianco e nero Yin e Yang. 

Avventurarsi nella tana del lupo 
esplorare il più forte nel territorio del pericolo 
dormire magari il suo stesso sonno 
e poi 
quello dell’agnello 
svelarne la vulnerabilità l’innocenza 
la calma degli indifesi 
sarebbe un prezzo congruo perché l’umano ci modelli 
peccato che il sofista di turno 
faccia il giro del mondo mentre 
la verità 
viaggia su auto di seconda mano

Tentativo di questi versi, evidenziare come, alcune dinamiche intrinseche – potere e vulnerabilità, sfruttamento e resistenza, preda e predatore – siano nel nostro tessuto sociale dove, oggi più che mai, il forte schiaccia il debole. L’immagine dell’“avventurarsi nella tana del lupo e poi in quello dell’agnello” evidenzia spazi di conflitto che devono sfociare necessariamente in dialogo: solo una valida comunicazione abbatte muri, trasforma le dinamiche predatorie in opportunità per la coesistenza e la solidarietà.

La poesia civile in genere, sottolinea come la scrittura, e l’arte nel suo complesso, siano validi strumenti di denuncia e, al contempo, atto di resistenza nella misura in cui si propongono come veicolo di cambiamento e consapevolezza. 

Non esistono “proprietari di questa terra”, solo usufruttuari: 
[…] siano benedetti
quanti -estranei a quel sole e a quella notte –
in una marcia sonnolenta
si aggirano tra i vicoli dei nostri sogni
a ribadire che tutti siamo fame
e tutti bisogno

[Di lentissimo azzurro ed. Campanotto, 2025]

La poesia prima della fine del (o di un ) mondo, a cura di Rita Pacilio. Agostina Spagnuolo

Signore del cammino

Mi era parso di aver dimenticato
la tua presenza leggiadra
sulle orme dei miei passi
lungo le scorciatoie del tempo.
Non avvertivo il soffio
del tuo respiro sommesso
nei singhiozzi quando contavi
la mia erranza tronfia e sazia
accecata dall’effimero del mondo.
Ma ho aperto gli occhi al risveglio
del cuore che era soltanto assopito.
Lo so che Tu ci sei,
Signore del cammino,
compagno dei percorsi
sulle latitudini del mondo.
Ci sei quando ti affido i dubbi
che fendono la strada
che pensavo facile
l’aver scelto di percorrere.
Sei la mia stella nella notte oscura
quando brancolo a un approdo
nel mare del dolore.
Ci sei nel varco dei silenzi,
oasi di respiro nel chiasso
delle vanità del mondo.
E nella risalita, l’ultima,
più ardua, non mi abbandonerai.
Dinanzi all’Infinita Tua Presenza,
stretta alla tua mano, per le vie del cielo
con Te dovrò restare.

***
Aurore

Ci sono aurore
che lasciano alla notte
il buio del sentire
e rischiarano di luce
e guidano il cammino.
E basta anche un raggio
a risplendere di Dio,
che ci induca a rifuggire
vanità e ciò che è effimero,
a ricondurci al senso
che spesso si smarrisce.
Com’è semplice la voce
che chiama all’Infinito!

[23 maggio 2010 (per la Beata Teresa Manganiello)]

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonio Fiori


Traviseremo i fatti
diremo cose mai dette
       cambieremo
mantenendo i connotati

Interrogheremo
e saremo interrogati
avremo istruzioni
daremo prestazioni
     perfette

Ogni parola sarà artificiale
cesseranno paure e preghiere
nessuno si potrà lamentare

       Sarà vietato soffrire

[inedita 2025]

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

Qualche pozza

Oltre che provvisorio ormai sospeso
il tratto che riunisce i tentativi
delle nuvole sparse tra fiammate.
Lotta di straniamento in qualche pozza
improvvisamente aperta al segreto
che rassomiglia a fratture della mente,
sempre incantata.
Parole allora di colore rosso
proietteranno gli ultimi sguardi invidiosi
tra i brividi che suggellano il congedo.
Ecco i frammenti ricomporre memorie
per la mano che scava rovistando.

[…] Tutti i valori sono caduti e ormai regna una carenza di cultura che fa paura! Mi riferisco al bagaglio culturale classico, che nei secoli scorsi ha forgiato menti eccelse e uomini di valore. Oggi l’intelligenza artificiale, il telefonino, la chiusura ermetica del “vocabolario”, accompagnano giovani che non sanno più parlare. In effetti, non c’è più “fede”, i sentimenti sono assopiti, le coppie si dividono dopo pochi anni dalla cerimonia, i figli sono abbandonati alla solitudine. Cosa fare? Eccomi con una poesia a rispondere all’appello.

Antonio Spagnuolo

 

Rita Pacilio, Si è fatto preghiera

Ti lodo Dio

Ti lodo Dio quando un germoglio di rosa nasce a novembre,
quando un frutto diventa maturo a primavera.
Sia lode ai figli, alla luce sul comodino
che veglia le notti e l’attesa del sogno bello.
Alle stelle, ai monti che vedrò domani.
Ti lodo quando si incidono
i passi nella sabbia, le poesie
per le mille onde e le conchiglie
l’ebbrezza della spuma, il ritornare.
Lode sia a Te
che mi parli in queste ore scure, abbandonate.
Per la coperta che mi riscalda
e l’acqua bevuta a ripulirmi.
Ti lodo Dio quando la gioia
mi cammina dentro
nella mano con le dita strette ai bambini,
alle rondini sui prati,
ai frati e all’insegnamento,
per le scarpe che ho avuto
e per il perdono taciuto.
Sempre tu sia lodato sugli alberi di pesco,
nei canneti, nei fiumi esondati che trascinano.
Ogni spiga sia a te ripiegata per lodarti,
la busta della spesa, il mio cappotto,
da mattina a sera le campane,
il pianoforte e il sax.
La gigantesca porta aperta
dopo la morte di mio padre,
gli uccellini, il sapore delle stanze,
la panca della nonna
e le nostre sere ti lodino Dio.
Ti lodo per l’inutile tentativo di cambiare
l’entrata, l’uscita, l’avanzare,
per le maniglie attaccate a queste porte,
per la sfida, per ogni cosa persa e ritrovata.
Ti lodino il latte del mattino, le mele saporite
perfino le stagioni stravolte dall’inquinamento.
Ti lodo per sempre, mio Dio, mentre canto.

Rita Pacilio, Si è fatto preghiera, San Francesco d’Assisi, otto secoli di umanità e ispirazione, RPlibri 2024.

Grazie a Rita per questo tesoro di testimonianza e di poesia.
Quando arte e vita si incontrano, si aprono porte.

Lo stato dell’arte. Rita Pacilio

Mentre viviamo un tempo scandito da disagi sociali, economici e culturali, siamo costretti a spostare le nostre energie su inventari e universi sempre più distanti dall’interiorità perché la crisi della nostra epoca sacrifica e baratta continuamente la bellezza, le emozioni e l’arte in genere. Ma è anche vero che i momenti storici peggiori hanno dato vita a entusiasmanti e straordinari talenti e cambiamenti. Anzi, proprio nei periodi più bui, il mondo ha sempre più avvertito la necessità di affrontare rivoluzioni culturali, munendosi del potere evocativo, per riflettere e riconciliarsi con il creato in cui tutto è armonia e perfezione. Credo che dovremmo nutrirci di poesia al fine di cercare di cambiare e migliorare qualcosa nel mondo facendo spazio al valore dell’anima, cioè dando importanza all’urgenza del germoglio dei pensieri poetici e di bellezza legati alla speranza di ricostruire e rinascere. Se è vero che l’Arte nobilita l’animo umano rinvigorendo le coscienze e se è vero che nutre e accresce la sensibilità del pensiero, allora sarà sempre la poesia e tutta l’Arte a dare ricchezza e speranza al mondo e senza la quale non potrebbe esserci società evoluta. Continua a leggere→

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“Così l’anima invoca un soffio di poesia” – poesie scelte di Rita Pacilio

“Così l’anima invoca un soffio di poesia” – poesie scelte di Rita Pacilio (Marco Saya Edizioni)

Prefazione di Vittorino Curci

Le opere d’arte sono cose. Anche le poesie. La poesia in quanto cosa oppone resistenza alla lettura che consuma senso e emozioni, come capita coi gialli o i romanzi più accessibili, dice il filosofo sudcoreano-tedesco Byung-Chul Han. Sono certo che con questo libro di Rita Pacilio il lettore potrà fare esperienza di una lettura che non consuma senso e emozioni ma, come sempre accade con la buona poesia, li moltiplica.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Rita Pacilio


Attraverso la poesia mi educo e incoraggio a non temere la debolezza, ma, anzi, a farne una forza per rifondare la comunità dei viventi. La parola poetica si rigenera di continuo, con una forza che non si arrende: mi interrogo incessantemente sul tempo, sull’assenza, sulla compassione, sul perdono, sull’amore e sul dolore. Diverse, dunque, le tematiche sottese tra scienza e coscienza: la solitudine e la frustrazione dell’ammalato, l’indifferenza sociale, la dimenticanza correlata ad alcune patologie cliniche che mettono a dura prova quella parte del cervello che custodisce la memoria a breve e a lungo termine e, inoltre, l’amore, in tutte le sue forme, amore come vera e unica motivazione di vita: testamento simbolico e spirituale per l’umanità intera. Continua a leggere→

RIta Pacilio, “Quasi madre”

Recensione di Francesco Improta

Rita Pacilio, Quasi madre, peQuod edizioni

Rita Pacilio, poetessa, sociologa, mediatrice familiare, responsabile della casa editrice RPlibri, con Quasi madre, pubblicato da peQuod, ci ha lasciato, a mio avviso, un’opera per molti versi definitiva e imprescindibile. Non vorrei essere frainteso, Rita Pacilio non smetterà certo di scrivere e di farci dono della sua sensibilità, della sua lucida intelligenza e della sua personalissima vena poetica, così differente da quella dei tanti facitori di versi. Nel pieno, però, della sua maturità di donna e di artista, la poetessa, originaria di Benevento, ha sentito l’urgenza di fare i conti con il passato, in una sorta di consuntivo della propria vita, e di portare chiarezza in un rapporto complesso, problematico e fin troppo doloroso qual è quello con la madre e sotto questo profilo più che eloquente risulta il titolo (… e mi guarda // quasi madre // disabitata con la testa curva, aspra // disperata). È un corpo a corpo con chi l’ha messa al mondo ma pure con sé stessa e la poesia, passione di tutta la vita. Un corpo a corpo materiato di rimproveri, di silenzi glaciali ma anche di carezze e di baci sia pure solo vagheggiati:

Potessi ricordare una carezza // quel poco amore che era tutto // per raggiungerti. // Potessi smettere di sentire l’odio // che agiti nella testa vecchia, // mi chiami tre volte, mai con il mio nome. Continua a leggere→

“Cosa rimane”, di Rita Pacilio

Recensione di Francesco Improta

Rita Pacilio, Cosa rimane, ed. Augh! (collana “Frecce”)

Quasi in contemporanea con Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (Guida editore 14 €), Rita Pacilio approda in libreria con Cosa rimane (Augh, collana “Frecce”, 13 €), a testimonianza della sua vena prolifica e poliedrica. Si tratta di un romanzo e rappresenta la prima prova narrativa della scrittrice beneventana, non potendosi definire tali, a dispetto della loro veste prosastica, Non camminare scalzo e L’amore casomai e avendo privilegiato in passato altri generi letterari: poesia, teatro, saggistica e persino il canto. Continua a leggere→

Rita Pacilio, “Pretesti danteschi per riflettere di sociologia”

Recensione di Francesco Improta 

Rita Pacilio, Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (ed. Guida)

Che Dante possa aver offerto spunti di riflessioni per una scienza decisamente moderna come la sociologia, la cui data di nascita si suole far risalire al 1824 (A. Comte), non deve meravigliarci più di tanto. Nell’Alighieri, infatti, è tale l’intensità del sentire, non disgiunta da una straordinaria e incomparabile ampiezza culturale, che bene ha fatto Rita Pacilio, sociologa, poetessa, operatrice culturale nonché editrice, a utilizzare per queste sue divagazioni psico-sociologiche alcuni versi del grande Fiorentino, di cui tra l’altro quest’anno si celebra il settecentesimo anniversario della morte. I versi, come si evince dal titolo, sono pretesti che assumono il valore di guide orientative per i lettori, chiamati a confrontarsi con temi e argomenti concernenti la loro sfera psicologica e il loro comportamento in società. Continua a leggere→