Capita e lasci la preda - o preda lanci segnali di soccorso è allora che t’accorgi di quanti tuttavia sei ricolmo e come è morbido e remissivo il veleno di alcuni fiori ma la poesia civile è sangue - indelebile nell’affronto/confronto bianco e nero Yin e Yang. Avventurarsi nella tana del lupo esplorare il più forte nel territorio del pericolo dormire magari il suo stesso sonno e poi quello dell’agnello svelarne la vulnerabilità l’innocenza la calma degli indifesi sarebbe un prezzo congruo perché l’umano ci modelli peccato che il sofista di turno faccia il giro del mondo mentre la verità viaggia su auto di seconda mano
Tentativo di questi versi, evidenziare come, alcune dinamiche intrinseche – potere e vulnerabilità, sfruttamento e resistenza, preda e predatore – siano nel nostro tessuto sociale dove, oggi più che mai, il forte schiaccia il debole. L’immagine dell’“avventurarsi nella tana del lupo e poi in quello dell’agnello” evidenzia spazi di conflitto che devono sfociare necessariamente in dialogo: solo una valida comunicazione abbatte muri, trasforma le dinamiche predatorie in opportunità per la coesistenza e la solidarietà.
La poesia civile in genere, sottolinea come la scrittura, e l’arte nel suo complesso, siano validi strumenti di denuncia e, al contempo, atto di resistenza nella misura in cui si propongono come veicolo di cambiamento e consapevolezza.
Non esistono “proprietari di questa terra”, solo usufruttuari:
[…] siano benedetti
quanti -estranei a quel sole e a quella notte –
in una marcia sonnolenta
si aggirano tra i vicoli dei nostri sogni
a ribadire che tutti siamo fame
e tutti bisogno
[Di lentissimo azzurro ed. Campanotto, 2025]


