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RIta Pacilio, “Quasi madre”

Recensione di Francesco Improta

Rita Pacilio, Quasi madre, peQuod edizioni

Rita Pacilio, poetessa, sociologa, mediatrice familiare, responsabile della casa editrice RPlibri, con Quasi madre, pubblicato da peQuod, ci ha lasciato, a mio avviso, un’opera per molti versi definitiva e imprescindibile. Non vorrei essere frainteso, Rita Pacilio non smetterà certo di scrivere e di farci dono della sua sensibilità, della sua lucida intelligenza e della sua personalissima vena poetica, così differente da quella dei tanti facitori di versi. Nel pieno, però, della sua maturità di donna e di artista, la poetessa, originaria di Benevento, ha sentito l’urgenza di fare i conti con il passato, in una sorta di consuntivo della propria vita, e di portare chiarezza in un rapporto complesso, problematico e fin troppo doloroso qual è quello con la madre e sotto questo profilo più che eloquente risulta il titolo (… e mi guarda // quasi madre // disabitata con la testa curva, aspra // disperata). È un corpo a corpo con chi l’ha messa al mondo ma pure con sé stessa e la poesia, passione di tutta la vita. Un corpo a corpo materiato di rimproveri, di silenzi glaciali ma anche di carezze e di baci sia pure solo vagheggiati:

Potessi ricordare una carezza // quel poco amore che era tutto // per raggiungerti. // Potessi smettere di sentire l’odio // che agiti nella testa vecchia, // mi chiami tre volte, mai con il mio nome. Continua a leggere

portosepolto, collana di poesia di peQuod


Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d’inesauribile segreto

(G. Ungaretti, Il Porto Sepolto)

portosepolto è stata, anni or sono, una rivista cartacea che ha girato parecchio per Torino, nel primo decennio degli anni 2000.

Oggi, dopo più di quindici anni da quel tempo, diventa una collana di poesia, all’interno della casa editrice peQuod.

portosepolto vuole essere una sorta di piccola bottega artigiana, uno spazio in cui prende forma la lentezza del lavoro poetico vissuto e condiviso tra il curatore della collana e l’autore: da qui la scelta di far uscire massimo 5 titoli ogni anno, usare materiali di pregio e una grafica minimale che caratterizzi sia la collana che il singolo libro prodotto.

portosepolto pone al centro della propria ricerca poetica la parola che, seguendo il pensiero di Bonnefoy, è una parola capace di essere civitas, luogo, dimora; una parola che definisce l’esperienza quotidiana del vivere, che si fa tensione e ricerca e, per questo, non ci sta a ridursi, a chiudersi in geometrico recinto privo di orizzonte.

Una parola che è cura verso l’intima natura delle cose, attenzione per ciò che è, agli occhi dei più, infinitamente piccolo, quotidianamente trascurabile.

I libri della collana (così come tutti i libri peQuod) sono distribuiti, a livello nazionale, da Messaggerie Libri.

Per qualsiasi informazione, necessità di chiarimenti potete contattare Luca Pizzolitto (il direttore di collana) scrivendo a [email protected]

“Si sta facendo notte” di Emilia Zazza

Un romanzo breve ma densissimo: la prima prova di Emilia Zazza non è affatto timida ma assertiva, e tocca temi grandi e forti, che fanno pensare. C’è un quartiere di Roma, che i romani riconosceranno essere  il Pigneto, zona ex proletaria che ora vira verso il radical chic, perdendo la sua anima popolare (“Un parco a tema. Questo ne faranno”). C’è l’anima popolare che si perde da sola nel conflitto con i migranti, gli “ex-noi” che forse vogliamo dimenticare di essere stati; c’è il conflitto e la distanza delle generazioni, i buoni e i buonisti, i “giovani” che intuiscono quale sarebbe la direzione giusta, ma non sempre riescono a prenderla, storditi dall’iperstimolazione di modelli mediatici; c’è l’amicizia tra loro, la forza che tende l’arco di quegli incontri, quella che tutto riscatta, alla fine, con la Maggica a fare da cemento e collante. Pino, Mustafà e il Moretto sono ragazzi veri, che se giri per le strade del Pigneto incontri a ogni angolo. C’è il desiderio di andare via da lì, come se il quartiere portasse dentro una condanna: “Chi restava sapeva che tra male e bene non c’era differenza, non in quei posti. Tra il male e il bene c’era solo il caso.”. Il quartiere di Don Camillo e di Peppone dove i ragazzi scelgono lo scoutismo o il centro sociale.

La storia si dipana in immagini che, soprattutto all’inizio, di capoverso in capoverso alternano il presente al passato, cucendo insieme trame, famiglie, anime: capoversi corali come storie ascoltate per strada, quasi rubate con le orecchie, e riferite fedelmente in un parlato realissimo, che Emilia Zazza ci fa ascoltare come l’avesse stenografato, con rispetto e con l’umiltà di chi in quelle strade non ci è cresciuto, ma le ha capite, le ha sentite nel profondo. E la sua presenza si adombra in un personaggio, Flaminia, presentata con le sue giuste contraddizioni.
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