Archivi tag: Stefania Di Lino

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Stefania Di Lino

**

<<…Scrivere è un processo, un passaggio di vita, che attraversa il vivibile e il vissuto. La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo si diventa donna, si diventa animale e vegetale, si diventa molecole, fino a diventare impercettibili>> 
Gilles Deleuze

<<Non è tempo di trattare con Dio affari di poco conto>> 
S. Teresa D’Avila 

**
e poi sei là a lavorare / nella trasposizione degli atti in vita / a scuotere della notte i sogni da inseguire / a carpire profezie /a prefigurare mutamenti / ribaltamenti e sparizioni / ad auspicare ritorni / e a fingere di non morire,
**
impagino e scompagino / versi senza tregua / fogli di un libro tutto mio / un sentimento nudo il vuoto / orfano di un Dio mai incontrato / ma tu parlami ancora se puoi / dell’infinitamente buono / e dimmi perché sentire così tanto male / su quale tavola marmorea / in quale passo della storia questo tormento / dimmi chi ha inciso questo comandamento,

Lo stato dell’arte. Stefania Di Lino

La poesia è varcare una soglia. 

È sospendere il mondo esterno per un tempo e uno spazio indefiniti, ambedue immisurabili; è abbandonare l’ordinario conosciuto per addentrarsi in una terra fatta di ascolto e di auto ascolto dello extra-ordinario con il quale parallelamente e quotidianamente conviviamo. Poesia è la consapevolezza di un incontro, principalmente con se stessi; è rivisitazione, è uno sguardo profondo a volti e parole, a presenze e aspetti normalmente ignorati,  a situazioni, e alle tante voci che ci hanno attraversato e che continuano ad attraversarci, voci di e con cui siamo foggiati e formati dalla notte dei tempi, quando la parola, svincolata dal senso, era solo suono. Noi siamo la somma delle tante voci che hanno attraversato il tempo, ne siamo, biologicamente e cromosomicamente, la condensa, la versione possibile e plausibile con la vita, il sunto organico che la selezione naturale ha scelto, senza errore. E in questo c’è qualcosa di terribile e meraviglioso, di magico, di evocativo e di riparativo al contempo.  Continua a leggere

“Tropaion” di Raffaela Fazio (puntoacapo Editrice, 2020) Nota di lettura di Stefania Di Lino

“Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo confessandomi vinto, mi istituisco vincitore” (Pessoa, L’educazione dello stoico, ed. Einaudi 2005, trad. di Luciana Stegagno Picchio, p.77).

“I vincitori non sanno quello che perdono” (Gesualdo Bufalino, Calende greche (1992), ed. Bompiani 2009, Milano, p. 178)

“Prenderai quel cuor di cinghiare e fa’ che tu ne facci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu sai; e quando a tavola sarò, me la manda in una scodella d’argento” (Giovanni Boccaccio, Decamerón, 1349/1353)

Continua a leggere