La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonella Corna

Tempi strani quelli di oggi, anche per noi italiani. Trascorriamo sempre piu tempo sui social e su internet: social media, streaming TV, video, videogame, ma anche ecommerce, podcast, banking online, lavoro da remoto. A dirla così sembriamo un popolo evoluto, ma in realtà, secondo una preoccupante statistica OCSE, per il 35% della popolazione, siamo affetti da analfabetismo funzionale, ossia l’incapacità di usare in modo efficace le nostre abilità di lettura, scrittura e calcolo. Siamo, dunque, incapaci di comprendere, confrontare e utilizzare efficacemente i dati in nostro possesso.  In parole povere: parliamo senza capirci.
Mi vengono in mente certi tolk show televisivi, dove gli ospiti parlano a se stessi, più che all’interlocutore, perchè l’interesse non sta nel confronto costruttivo finalizzato ad individuare strade possibili da camminare insieme, ma nella volontà di primeggiare, col risultato – ben evidente ai più- di esaurire il dialogo in un parlarsi addosso che sempre con maggiore difficoltà riconosciamo come paradossale.

Si salva (e ci salva) la Poesia, che sa portarci alla Verità con pochissime parole, che sa proiettarci oltre il nostro piccolo mondo, che osa scendere negli abissi non per dilaniarci, ma per scrostarci nelle sedimentazioni indurite del cuore, insegnandoci a vedere, a tremare, ad amare. 
L’amore resta il protagonista, sempre. Là dove l’amore finisce, come ad esempio tra due persone (ma non solo), la Poesia ci mostra che amare è un’attitudine superiore, una capacità che si può acquisire così che diventi maestra di vita, anche quando le relazioni tra le persone, tra le menti, tra le nazioni, cambiano.
Imparare il rispetto dalla Poesia, dai grandi pensatori, dai filosofi, dai poeti, per un futuro che scavi nella nostra umanità e ci riconsegni il dono che ci appartiene per natura: il rispetto per la vita.

Vi condivido una poesia che parla – senza dileggio e senza violenza – di un amore che finisce. Perchè c’è bisogno di parlare di queste cose, di queste scabrose verità sull’amore e non soltanto di cuoricini e baci. Perché qualcuno deve dirci che si può aspettare l’alba anche nel giorno più buio. 

Ballerini di Matisse
(inedito)

Bisogno di un letto

anche sfatto, come fosse
 - d'estate - la controra 

che ti ci butti sopra senza nemmeno 
aver lavato i piatti

un letto caldo
che non sia di terra

perchè - mi scusino i vermi -  
ma non è ancora la mia ora 
         - voglio sperare -
e anche tu
in fondo 
sei sensibile

e ti rattrista 
il dolore dei fiori 

e non ti va 
di prestare l'orecchio 
ai paradisi chiusi
chiuso
   come me    scalciando

coi piedi scollati dalla sazia ombra di Dio.

Adesso - vedi - entra in scena una mano
si allunga, ci fruga le tasche

       prova di una colpa

non le importa 
se andavamo d'accordo, se

facevamo l'amore a fari spenti
      oppure   come adesso 
senza fare rumore

e se una volta d'estate,
nel sole...

      Dice: 
"c'è bisogno di parole".

Così dobbiamo parlare 

e oltre la più stupida ragione
ci toccherà 

contarci   - sono io e sei 
tu, pure 

e magari danzare 
in calzamaglie nere perchè

       siamo uguali

tutti uguali
come ballerini di Matisse.

Un pensiero su “La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonella Corna

  1. Luigi

    Il degrado culturale , come da voi espresso, si percepirce quando due persone parlano e ognuno va per la sua strada. Il vostro impegno, in questo momento storico, è essenziale. Non abbassate la guardia!

    Rispondi

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