La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Pasquale Vitagliano

A cosa serve la poesia? A nulla verrebbe da dire. Tutta l’arte è inutile. E’ fine a se stessa. In questo trova il suo grande valore. Penso che non si possa dire la stessa cosa della parola poetica. Rispetto ad altre forme artistiche, che spesso godono di mediazioni esterne al pensiero e al sentimento umano, la poesia ha qualcosa in meno e qualcosa in più. In meno ha la potenza espressiva. Il verso scritto è debole e solitario. All’opposto, pensate al cinema. Non c’è confronto. Anche rispetto alla narrativa, la poesia arranca. Non c’è trama che possa supportarla. D’altra parte, la poesia ha qualcosa in più. Ha un accesso diretto alla verità. La poesia è luce. Illumina la reale sostanza delle cose. In questo la poesia, quando è autentica, onesta direbbe Saba, è sempre civile. La poesia è la lingua della nostra corda seria. Per questo può aiutarci a costruire mondi migliori.

Lo steward

Faccio lo steward
ho il campo alle spalle
non vedo mai la partita
vedo gli altri esaltarsi
o disperarsi, no!
Faccio lo steward
ho il campo alle spalle
lo spettacolo che vedo
è quello che vedono gli altri.
Sì! E gioiscono, urlano, saltano.
una volta però l’ho fatto.
Mi sono voltato.
È stato un secondo. Ed è stato orrendo.
Non c’era un prato verde
e non si giocava nessuna partita.
Ho solo intravisto
una spianata immobile di corpi.

*

Non è il braccialetto della Salis

Tacco e punta attenta a non cadere
Non è proprio un balletto
E neppure un gioco di strada
Devi seguire la linea senza
Che il gesso l’abbia segnata
E’ di ferro e piombo ringhia
Il cane non è più a cuccia
Lo sguardo sul tuo corpo
È più osceno delle catene
E del loro rumore che non annuncia
Uno spettro che non s’aggira più
Ma lacrima incredulo sui cumuli
Delle nostre dichiarazioni insepolte.

*

Fine della Storia

Volevamo essere statue.
Solo solcate
dalle lacrime degli
sconfitti
e mosse dal ritmo
dei loro passi.
Siamo solo
perdite d’acqua,
impotente
alla forma
e al colore
di sordide bottiglie.
Siamo solo
lische lasciate
sulla polvere
di un muro a secco
lontano dal mare.
Senza più epica.
A consultare le nuvole.
A invocare i sassi.

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