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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Rita Greco




Ora scendi dal piedistallo di Magnifico Cuore
       la quota di magnifico che hai è pari a quella di chiunque 

tutti abbiamo in agguato un potere che fa gola 
                              feste di rabbia che teniamo in gran segreto
viviamo di espedienti
                         e col bisogno di qualcuno con cui prendercela 
per dare alle cose una spiegazione 
               senza l’incomodo di doverci guardare nello specchio.

Pessimi noi umani
come le bestie ci sbraniamo 
solo usiamo metodi più eleganti.


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La parola ai poeti. Rita Greco

Il mio primo incontro con la poesia è avvenuto a otto anni. Scrissi una filastrocca che parlava di asce e di infelicità. Oggi, da adulta, il contenuto di quei versi mi colpisce perché mi sembra indicare che molto presto ho avvertito la scossa interna dell’inquietudine e che molto presto ho scoperto nella scrittura un rimedio efficace per placarla. 

Nel periodo dell’adolescenza mi sono imbattuta, quasi per caso, in alcune voci maestre della poesia: Octavio Paz, Anna Achmatova, Konstantinos Kavafis. Fu una vera e propria folgorazione. Ero incantata da questo linguaggio alato, musicale, così diverso dal quotidiano, porta schiusa alle visioni, che non comprendevo pienamente, ma che sentivo di voler esplorare. Da allora, la poesia è diventata una presenza costante nella mia vita e l’ha alleggerita, migliorata. Come molti adolescenti, mi sentivo in prigione: la poesia mi permetteva di evadere da quella prigione, mi autorizzava a esercitare il mio sacrosanto diritto alla libertà. Continua a leggere