
Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica inviando una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo: [email protected]
Affrettatevi genti d’Europa!
esortava la guida
alle desolate rive del Baltico
Qui la sabbia frustata dai venti
migra inesorabile e tutto inghiotte
vecchi fari, minuscole pievi, padri…
Ognuno darà il suo contributo di oblio:
un granello nel taschino elude la frontiera
una carezza di Gall intorno al cranio
E da villaggi vi applaudiranno i locali
le unghie rotte in maglie di reti
le bandierine dal cimitero vichingo
l’oceano che sgola le lavatrici
da costa ben ammaestrate anche le foche
con spettacolare sfiatatura
il dorso d’isole oleose
alla festa di sepoltura
*
Anche qui alleviamo oche, squadroni da cortile
basta un alloggio in legno, granaglie, forchette erbose
Noi qui alleviamo anser come a Sobibor spinato
che fù fangaia e misericordia l’atelier dei boschi
Portiamo oche a spasso per vie cittadine
guardiane al seguito di ammiraglie fluendo
traverso lampioni e chioschi liberty, ligie
sui selciati, fermata ai semafori, strisce
da attraversare, sorriso benevolo dei passanti
Agli anatidi noi perdoniamo l’indole
ripuliamo le zampette dalla deiezione
Sanno starnazzare insieme sì forte
da coprire a sipario le grida contrarie
e canti di tortura, coni smerigli, qualsiasi
verità imbarazzante, è notorio, è Acustica:
frequenze sovrapposte fanno muro
o riducono al minimo gioco
battimenti
*
La parola non sostituisce l’assassinio.
Il simbolico lo argina.
Dice Caino – non so scrivere
parlo poco
e incontrerò mio fratello in fondo al campo e le pietre per tradirlo.
Giungi in tempo parola!
che richiami i figli per nome…
o del come fosse
finzione il temporale e gioco la ferita.
– Un trucco di rosse bacche
mi inciderà la fronte.
*
Non si entra armati nel bosco
ma in forza vulnerabile.
Le guarnigioni di Roma si arrestano
sul limite della Schwarzwald
e drizzano tende, approntano fossati
palizzate. L’accampamento mobile.
I conquistadores spagnoli nel tentativo
di penetrare le foreste in Sierra Nevada
crollano nel fango, mentre i nativi
oh come corrono, leggeri e occulti,
frecce piumate, corrono loro a fianco
li osservano crepare sotto il peso
delle proprie armi, scudi, elmi…
(Stibbert)
(Note: pag. 1, 2 testi tratti da “Nell’entusiasmo di non sapere”, Effigie Editore, 2023;
pag. 3 da “Chiaro di terra”, L’Arcolaio editore, 2016. Pag. 4 testo inedito)
*
Nota biobibliografica
Nato a Sassari nel 1968, Antonio Pibiri risiede ad Alghero. Sviluppa attenzione verso la scrittura creativa e la Musicologia.
Nel 2010 con Lampi di stampa (Milano) pubblica “Il mondo che rimane”.
Nel 2014 “Le matite di Henze” con lo stesso editore.
Nel 2016 il suo terzo libro: “Chiaro di terra” con l’editore Gianfranco Fabbri, L’arcolaio, di Forlì.
Gli viene assegnato sempre nel 2017 il Premio Vp-Sardinia, arti contemporanee e ricerca, coordinatamente alle istituzioni letterarie di Austria/Salisburgo e la Società Dante Alighieri.
Nel 2018 pubblica “Il prezzo della sposa” L’arcolaio.
Nel 2019 la sua Opera trova spazio critico nell’Antologia di Marco Ercolani: I fuochi complici. Nel 2020 pubblica con L’Arcolaio editore “In cosa consiste il lavoro”; nel 2021 l’antologia critica, curata da Claudio Carmelo Pistillo e Antonio Fiori “Le strane forme in cui ci salviamo”, Delta3 edizioni. In ultimo per Effigie editore “Nell’entusiasmo di non sapere”, 2023
