POESIA E POLITICA. 2. Antonio PIBIRI

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]  

 

Affrettatevi genti d’Europa!

esortava la guida

alle desolate rive del Baltico

Qui la sabbia frustata dai venti

migra inesorabile e tutto inghiotte

vecchi fari, minuscole pievi, padri…

Ognuno darà il suo contributo di oblio:

un granello nel taschino elude la frontiera

una carezza di Gall intorno al cranio

 

E da villaggi vi applaudiranno i locali

le unghie rotte in maglie di reti

le bandierine dal cimitero vichingo

l’oceano che sgola le lavatrici

da costa ben ammaestrate anche le foche

con spettacolare sfiatatura

il dorso d’isole oleose

alla festa di sepoltura

 

 

*

 

Anche qui alleviamo oche, squadroni da cortile

basta un alloggio in legno, granaglie, forchette erbose

 

Noi qui alleviamo anser come a Sobibor spinato

che fù fangaia e misericordia l’atelier dei boschi

 

Portiamo oche a spasso per vie cittadine

guardiane al seguito di ammiraglie fluendo

 

traverso lampioni e chioschi liberty, ligie

sui selciati, fermata ai semafori, strisce

 

da attraversare, sorriso benevolo dei passanti

Agli anatidi noi perdoniamo l’indole

 

ripuliamo le zampette dalla deiezione

Sanno starnazzare insieme sì forte

 

da coprire a sipario le grida contrarie

e canti di tortura, coni smerigli, qualsiasi

 

verità imbarazzante, è notorio, è Acustica:

frequenze sovrapposte fanno muro

 

o riducono al minimo gioco

battimenti

 

 

*

 

La parola non sostituisce l’assassinio.

Il simbolico lo argina.

Dice Caino – non so scrivere

parlo poco

e incontrerò mio fratello in fondo al campo e le pietre per tradirlo.

 

Giungi in tempo parola!

che richiami i figli per nome…

o del come fosse

finzione il temporale e gioco la ferita.

– Un trucco di rosse bacche

mi inciderà la fronte.

 

 

*

 

Non si entra armati nel bosco

ma in forza vulnerabile.

Le guarnigioni di Roma si arrestano

sul limite della Schwarzwald

e drizzano tende, approntano fossati

palizzate. L’accampamento mobile.

I conquistadores spagnoli nel tentativo

di penetrare le foreste in Sierra Nevada

crollano nel fango, mentre i nativi

oh come corrono, leggeri e occulti,

frecce piumate, corrono loro a fianco

li osservano crepare sotto il peso

delle proprie armi, scudi, elmi…

 

(Stibbert)

 

 

(Note: pag. 1, 2 testi tratti da “Nell’entusiasmo di non sapere”, Effigie Editore, 2023;

pag. 3 da “Chiaro di terra”, L’Arcolaio editore, 2016. Pag. 4 testo inedito)

 

*

 

Nota biobibliografica

 

Nato a Sassari nel 1968, Antonio Pibiri risiede ad Alghero. Sviluppa attenzione verso la scrittura creativa e la Musicologia.

Nel 2010 con Lampi di stampa (Milano) pubblica “Il mondo che rimane”.

Nel 2014 “Le matite di Henze” con lo stesso editore.

Nel 2016 il suo terzo libro: “Chiaro di terra” con l’editore Gianfranco Fabbri, L’arcolaio, di Forlì.

Gli viene assegnato sempre nel 2017 il Premio Vp-Sardinia, arti contemporanee e ricerca, coordinatamente alle istituzioni letterarie di Austria/Salisburgo e la Società Dante Alighieri.

Nel 2018 pubblica “Il prezzo della sposa” L’arcolaio.

Nel 2019 la sua Opera trova spazio critico nell’Antologia di Marco Ercolani: I fuochi complici. Nel 2020 pubblica con L’Arcolaio editore “In cosa consiste il lavoro”; nel 2021 l’antologia critica, curata da Claudio Carmelo Pistillo e Antonio Fiori “Le strane forme in cui ci salviamo”, Delta3 edizioni. In ultimo per Effigie editore “Nell’entusiasmo di non sapere”, 2023

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