POESIA E POLITICA. 1. Gaio Lucilio

“La poesia è sempre politica, perché è una voce della città umana”
 (Fabrizio Centofanti)

 

Mai come in questo periodo di incessanti accadimenti si avverte la mancanza di una lettura sensibile e acuta da parte dei poeti su quanto sta avvenendo nel mondo; un mondo sempre più complesso e violento, spregiudicato, cinico, liberticida, dominato da personaggi senza scrupoli che stanno condizionando e decidendo i destini di milioni di persone, mettendone a rischio la vita e la capacità di sopravvivenza.

E’ necessario che i poeti provino a uscire almeno in parte dalla loro tendenziale introflessione e appartatezza, per provare a guardare, leggere ed esprimere in versi il mondo reale che sentono intorno a loro; nel modo dunque a essi congeniale, fuori dalle bolge litigiose e inconcludenti dei social.

Ricordando che la poesia si trova sempre su un crinale assai arduo oltre il quale c’è la non poesia, come osservava T. S. Eliot (La funzione sociale della poesia) scrivendo che la poesia è quella che “dà diletto” e che è “espressione di esperienze nuove, o un’interpretazione diversa di quelle già familiari”. Aggiungo, con dignità di forma, qualunque sia lo stile.

Nel dare oggi avvio a questa rubrica, intendiamo proporre nel nostro blog poesie sia della tradizione sia di autori contemporanei, invitando i poeti interessati ad inviarci a questo indirizzo  [email protected]  una o più poesie e una breve nota biobibliografica.

La poesia oltre alle ormai fluide caratteristiche che la identificano come genere letterario ne ha talvolta un’altra, per nulla scontata e da tutti condivisa: la responsabilità; non riconducibile a doveri, ideologie o a un’eticità astratta, ma correlata alla qualità dello sguardo, della percezione, dell’invenzione, del pensiero, che daranno poi fisionomia ai versi come spazio della sintesi e della massima espressività.

La responsabilità del poeta è dunque questa: oltre che ricerca del bello, del dilettevole, dell’inaudito, anche ricerca del vero, che impone di calarsi in profondità su sé stessi e nel mondo intorno, con libertà e consapevolezza.

In questa sfida la poesia non può ritenersi solo un esercizio individuale, perché riguarda anche l’altro, il lettore, e la polis, nella quale auspicabilmente le parole dovrebbero risuonare.

La poesia è perciò politica, nel nobile significato originario di “amministrazione della polis”, con l’immancabile coinvolgimento e apporto dei cittadini; altra cosa dunque dalle autocrazie e oligarchie attuali, spettri terrificanti delle democrazie dalle quali essi sono stati estromessi, riducendo altresì, attraverso sistemi elettorali e riforme, il ruolo dei parlamenti e delle istituzioni di controllo, preposti al bilanciamento dei poteri.

La poesia per sua natura non può che essere contro una tale deriva, contro ogni potere che avvilisce e discrimina; e nemica delle guerre, delle violenze, della sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

 

*

 

GAIO LUCILIO (Nato a Suessa, oggi Sessa Aurunca, il 180 a.C)

 

SATIRE

 

Contro la corruzione della vita pubblica

 

Adesso dalla mattina alla sera, nei giorni festivi in quelli feriali,

sempre ugualmente il popolo e senatori

si affollano tutti nel foro, non se ne allontanano mai,

si dedicano tutti alla stessa passione e alla stessa arte,

quella di ingannare con l’astuzia, di combattere con la frode,

di gareggiare con le lusinghe, di fingersi galantuomini,

di tendere insidie come se tutti fossero in guerra con tutti.

 

*

Cos’è la virtù?

 

Virtù, Albino, consiste nel dare il giusto peso alle cose

fra cui ci troviamo e di cui viviamo;

virtù per l’uomo è sapere il valore di ogni cosa;

virtù per l’uomo è conoscere che cosa sia retto, utile, onesto

e quali cose siano buone, quali cattive e che cosa sia vano, turbe, disonesto;

virtù è saper mettere un freno e un limite al profitto,

virtù assegnare il giusto valore alle ricchezze,

virtù dare agli onori ciò che realmente si deve ad essi;

esser nemico in pubblico e in privato dei malvagi ed e cattivi costumi,

difensore degli onesti e dei costumi probi,

questi stimare, a questi voler bene, vivere come loro amico,

e ancora, mettere al primo posto il bene della patria,

poi quello dei genitori, infine, per terzo e ultimo, il nostro.

 

 

Da Antologia della poesia latina  – Einaudi 2004 (Cura e traduzione dal latino di Donatella Puliga)

 

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