Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 1. Yves Bonnefoy

“Porranno i fiori accanto allo specchio / che consuma, e forse salva”: Yves Bonnefoy

Scrive Bonnefoy, in una sua riflessione sul senso della poesia –
La parola poetica avvicina soltanto ma è, nello stesso tempo, quella parola che salva il mondo dall’abbandono, trasforma l’esilio in speranza, ritesse il filo spezzato della vita […] è una parola capace di essere civitas, luogo, dimora.

Di seguito, alcune poesie tratte da Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve (Einaudi, 2012)

Amano rientrare tardi, così. Non distinguono
Più neanche il sentiero fra le pietre
Là dove sgorga ancora un’ombra d’ocra rossa.
Tuttavia hanno fiducia. Accanto alla soglia
L’erba è senza rovi e non esiste morte.
Eccoli adesso sotto alcune volte.
È buio nel rumore delle foglie
Secche, smosse sul pavimento
Dal vento che non sa, di sala in sala,
Quel che ha nome e quel che è solo cosa.
E vanno, vanno. Laggiù tra le rovine,
È il paese delle calme rive,
Dai sentieri immobili. Nelle stanze
Porranno i fiori, accanto allo specchio
Che forse consuma, e forse salva.

*

Un’ombra di foglie o fiore si allungava su una pietra,
ti ci sedevi accanto, ti riscoprivi pittore cinese con un
po’ di colore da stemperare nell’inchiostro nero.
Era l’infinito che si faceva finito come nel territorio
degli animali. E chi partiva sapeva ritornare. Tempo
felice allora, quando, smarrito un sentiero, si sapeva
che era perché non c’era più ragione a proseguire, in
un mondo non ancora minacciato dalla fine.

*

Esco,
Sogno di uscire nella notte di neve.
Sogno di portare
Con me, lontano, fuori, senza ritorno,
Lo specchio della camera in alto, quello delle estati
Di una volta, la barca sulla prua della quale, semplici,
Andavamo, ci interrogavamo, nel sonno
Di estati che furono brevi come la vita.
A quel tempo
Era attraverso il cielo che splendeva nella sua acqua
Che i magi dei nostri sogni, ritirandosi,
Spargevano i loro tesori nella stanza buia.

*

E alzo gli occhi, finalmente oso farlo,
E vedo innanzi a me, nel cielo nudo,
Passare la barca che ritornò, talvolta senza luce,
In tanti sogni che si riflettono sulla sabbia
Della lunghissima riva di questa notte.
Guardo la barca, che esita,
Essa ha virato come se dei sentieri
Si disegnassero per lei sui flutti
Che dolcemente percorrono, frangendo la schiuma,
L’immensità dell’ombra della stella.
E chi c’è a bordo? Un uomo, una donna
Che si stagliano neri sul fumo
Di un fuoco che alimentano a prua.
Il desiderio dell’uomo, della donna
È dunque questo fuoco nel dedalo dei mondi.

*

Il poco d’acqua

A questo fiocco
Che sulla mia mano si posa, vorrei
Assicurare l’eterno
Facendo del mio vivere, del mio calore,
Del mio passato, di questi giorni d’oggi,
Solo un istante: quest’attimo, illimitato.
Ma già non è nient’altro
Che un po’ d’acqua, a disperdersi
Nella bruma dei corpi che vanno nella neve.

*

La Vergine della misericordia
Tutto, adesso,

Ben al caldo
Sotto il tuo manto lieve,
Quasi un nulla di bruma e di ricamo,
Madonna misericordiosa della neve.
Stretti al tuo corpo
Dormono, nudi,
Gli esseri e le cose, e le tue dita
Velano di chiarore quelle palpebre chiuse.

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