1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?
Chiude un cerchio che avvertivo la necessità di chiudere. Ho scritto a me stesso, provando a prendere di petto alcuni fantasmi che ancora orbitavano e che sentivo di poter affrontare con un atto di comunicazione al pubblico.
2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?
Nessuno, se per contemporaneità si intende tutto il mondo esterno a un libro di poesia.
Chi esce dal sottobosco spesso autoreferenziale ed arriva al grande pubblico riesce anche a comunicare qualcosa di utile o dilettevole (talvolta ciò ne è effetto, talvolta causa). Ma in un tempo dominato dall’audiovisivo, dalla tecnologia e dall’Intelligenza Artificiale è difficile riposizionare la poesia – intesa come artigianale espressione di un’urgenza.
Sui grandi numeri oggi mi sembra sia ancella di altre dimensioni espressive: dall’esibizione dal vivo al contorno di un post sui social.
Poi i versi fanno un giro imprevedibile, ma questo è un altro discorso (e forse una speranza): le parole di Kenan Shukur scritte prima di morire nella strage di Cutro sono più potenti di tante distillate dai “poeti laureati”.
In ogni caso, al di là della dimensione editoriale in cui si naviga, credo che l’utilizzo della parola non possa prescindere dalla sua vocazione comunicativa, foss’anche a livello subliminale o svincolata dalla ricerca del significato.
3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?
Non sono un abitudinario, almeno non su lettura e scrittura.
La poesia a volte la cerco, altre la respingo, altre, semplicemente, la trovo.
4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.
Vittorio Bodini, Valerio Magrelli, Giuseppe Ungaretti.
Come opere: Vincenzo Costantino “Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”, Luigi Di Ruscio “Poesie scelte”, Wislawa Szymborska, “Amore a prima vista”.


