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Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Nell’officina del poeta

 Entriamo ora, con cauta ma attiva curiosità, nell’officina del poeta, dove sono custoditi gli attrezzi del suo lavoro. 
Avendo indicato la musica e il ritmo come componenti primarie della poesia, l’aspetto che ora va insegnato – dapprima gradualmente poi con la velocità adatta per ogni classe – è la metrica. Quando ascoltiamo Sapore di sale, Serenata rap  – o, a ben altro livello, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale dagli “Xenia” di Eugenio Montale – non ci mettiamo subito a calcolare il numero e l’insieme delle sillabe. Eppure, la pianificazione (meglio: l’orchestrazione) del ritmo dei versi è un aspetto importante, perché fornisce l’identità ritmico-sonora di una poesia. Di conseguenza lo è anche la tipologia del componimento: giambi o epodi per la poesia classica, il pentametro giambico shakespeariano, il sonetto, la canzone o l’ottava nella tradizione italiana.  Continua a leggere

Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

I versi… non vanno mai soli

 

 

  Chiarita la necessità della lettura a voce della poesia, unita alla comprensione basilare del testo, compiamo il passo successivo: non lasciamo la poesia sola, accompagniamola bensì con un’arte (qui) ausiliaria. In primis la musica.

   Chi ha la mia età ricorda che, negli anni Sessanta e Settanta, la RAI – anche nei varietà – spesso ospitava attori, da Vittorio Gassman ad Alberto Lupo a Totò, che interpretavano poesie (oggi rimane quasi solo Roberto Benigni). Spesso questi attori avevano come sottofondo un pianoforte, o un’orchestra.  Continua a leggere

Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Musica suoni  e ritmo

Dopo una rapida introduzione in classe, una poesia va letta. Come?  A VOCE. 
Chiariamolo una volta per tutte: la lettura muta delle poesie va bandita! E’ l’uovo di Colombo, certo: ma come nel celeberrimo racconto di Achille Campanile, sembra essere rimasto per lungo tempo nel cassetto del comandante. Chissà a chi mai, tanto tempo fa, è venuta in mente una turpitudine simile: a un pigrone? A chi soffriva di raucedine cronica? A un ipersensibile che avrebbe singhiozzato a dirotto leggendo “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”? O è stata l’opera nascosta di un satanasso versicida?   Continua a leggere

Didattica della poesia, di Enrico Grandesso. 1

Insegnare la poesia: mala tempora currunt

Ricercare e scrivere sulla didattica della poesia nella scuola italiana, in una situazione un po’ “malmessa” come quella odierna – benché la poesia nel nostro paese proietti l’ombra lunga della sua antica tradizione – richiede tempo e  passione. Quella passione che alla fine del secolo scorso, quando ho iniziato a svolgere corsi d’aggiornamento su questo tema nelle scuole superiori, possedevo in misura maggiore d’oggi: negli anni l’ho in parte scambiata con alcune quantità di disincanto e con altre di ironia. Ma non l’ho del tutto abbandonata, visti anche alcuni validi risultati ottenuti. Continua a leggere