Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

I versi… non vanno mai soli

 

 

  Chiarita la necessità della lettura a voce della poesia, unita alla comprensione basilare del testo, compiamo il passo successivo: non lasciamo la poesia sola, accompagniamola bensì con un’arte (qui) ausiliaria. In primis la musica.

   Chi ha la mia età ricorda che, negli anni Sessanta e Settanta, la RAI – anche nei varietà – spesso ospitava attori, da Vittorio Gassman ad Alberto Lupo a Totò, che interpretavano poesie (oggi rimane quasi solo Roberto Benigni). Spesso questi attori avevano come sottofondo un pianoforte, o un’orchestra. 

   Poesia e musica. Ricevere delle vibrazioni in due ambiti espressivi diversi è uno stimolo importante per i discenti: e spesso li coinvolge oltre quanto si possa sospettare. Certo, richiede più “impegno” (meglio: ricerca) da parte del docente: ma rare cose sono più belle del coinvolgimento e della felicità che ne trai quando, dopo aver ascoltato diversi brani musicali, senti di aver trovato quello giusto da unire ad una poesia. 

   Fondamentamente i percorsi sono due: quello con un fedele parallelismo storico (Dante e la musica medievale; Ariosto e quella rinascimentale; Keats e Chopin; la poesia risorgimentale e il “Va’ pensiero” dal Nabucco, ecc.); oppure quello storicamente impuro, ma che offre pulsazioni affini alle emozioni e all’immaginario della poesia. Nella classe seconda, già menzionata nel precedente articolo, di recente ho letto poi fatto leggere e ascoltare due poesie sulle due guerre mondiali del Novecento: “I fiumi” di Giuseppe Ungaretti e “Liberté” di Paul Eluard. Dopo essermi tormentato per vari pomeriggi, ho scelto come introduzione sonora per la prima i  due minuti iniziali di una versione live di “Time after Time” eseguita da Miles Davis; e per “Libertà” l’inizio di “Milonga triste” di Gato Barbieri (da studio). Questi due correlativi estetici hanno funzionato: i raga hanno seguito molto bene. Per concludere, ho proiettato il video RAI (in bianco e nero) di Ungaretti che legge la sua poesia  – la lettura di Ungaretti è sempre una potentissima droga: ti prende dei suoi versi e te ne dà immediatamente l’assuefazione! – quindi l’audio con l’interpretazione di Luigi Maria Corsanico di “Libertà” – qui, con il sottofondo di Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92, II movimento, Allegretto.

   In un altro caso, anni fa, con una classe terza in una sesta ora (sigh!) avevo programmato “Il Trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo de’ Medici. Ho provato allora, dal vivo, tre soluzioni: un saltarello (insomma…); l’inizio de “La luna nuova” della P.F.M. (già un po’ meglio per loro); e infine l’inizio di “You can call me Al” di Paul Simon, un brano del suo periodo di frequentazione con la musica africana. Quest’ultimo ha funzionato full top: e insieme alla lettura corale del ritornello “Chi vuol esser lieto sia / di doman non c’è certezza” – ha reso gli studenti adenalinici oltre ogni dire. 

   Sta sempre al/alla docente ricercare in questo campo; nonché porre i giusti argini – soprattutto in eventuali confronti tra cantautori e poeti. Sta inoltre a lei / lui vedere se e quando  accostare il testo poetico anche ad altre arti: la pittura – il Rinascimento ne è un forziere; o pensate, nel Novecento, agli accostamenti De Chirico / primo Montale, o ai poeti e ai pittori della “grande guerra” -; sculture, architetture,  ambienti, curati come i giardini settecenteschi, o selvaggi e romantici; la fotografia; il cinema – per tutti, “Il giovane favoloso” di Mario Martone – e altro.

   Ricordate inoltre di utilizzare alla grande la LIM, selezionando tra le molte possibilità le migliori che essa offre: ad esempio le letture di poeti e poetesse, attori e attrici; alcune spiegazioni – quelle adatte ai ragazzi, tagliate corto con le altre!; i video ben girati.

   Ecco: ora la Poesia si è presentata alla classe con…  i suoi amici d’arte.

  Nella prossima – e ultima puntata della serie – vedremo come entrare, piano piano ma irresistibilmente, nel laboratorio del poeta.

 

Enrico Grandesso

(terza parte – continua)

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