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Quattro poesie di Roland Orcsik

Quattro poesie di Roland Orcsik 

Traduzione dalla versione inglese di Giovanni Agnoloni

Foto di Kira?ly Farkas

Roland Orcsik ritratto fotograficamente da Farkas Király

Roland Orcsik, di cui qui sotto potete trovare quattro poesie da me tradotte, tratte da una silloge in lingua inglese, croata e ungherese, è nato a Becse (Serbia) nel 1975. Dal 1992 vive a Szeged (Ungheria). Insegna all’Università di Szeged presso l’Istituto di Studi di Slavistica. Fa parte della redazione del mensile letterario ungherese Tiszatáj. Scrive poesia e critica letteraria e traduce in ungherese da diverse lingue dell’area ex-jugoslava. La sua ricerca accademica si concentra appunto sulle connessioni tra la cultura magiara e quella dell’ex-Jugoslavia.

Finora ha pubblicato cinque volumi di poesia, e il suo libro Mahler downloaded è stato pubblicato anche in serbo. Il suo primo romanzo è uscito nel 2016 col titolo di Phantomcommando (pubblicato anche in rumeno nel 2018 e in serbo nel 2019). Ha vinto prestigiosi premi letterari per le sue opere, che sono state tradotte in ceco, inglese, francese, croato, tedesco, greco, rumeno, sloveno, francese e serbo. Suona in una band di punk psichedelico di nome Lajka.

Una nota personale. Ho conosciuto Roland e la sua famiglia nel 2014 durante una residenza letteraria in Croazia, presso Zvona i Nari. Nel giugno 2023, poi, al termine di un’altra mia residenza letteraria in Ungheria (a Pécs, tramite lo Hungarian Writers’ Residence Program), ci siamo ritrovati nella sua città, Szeged, dove abbiamo tenuto un reading da lui organizzato in un bel caffè letterario, con la partecipazione della poetessa Orsolya Bencsik.

Seguono le quattro poesie.

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A Medjugorje (e dintorni) fuori dagli schemi

Testo di Giovanni Agnoloni, foto di Andrea Fantini

Il luogo delle apparizioni, sul Podbrdo

Parlare di un viaggio a Medjugorje può rivelarsi difficile. Si rischia di far arrabbiare tanta gente, credente e non. Con queste righe, voglio scansare questo semplice inghippo, che di per sé scoraggia alla lettura, disinnescando le tematiche spirituali e il mio stesso modo di pormi davanti alla fede.
Questo è un reportage, che riferisce fatti e sensazioni. Perché un pellegrinaggio, in definitiva, è un viaggio, e ogni viaggio è, a suo modo, un pellegrinaggio.
Io oggi sono un credente, o meglio, come direbbe Joseph O’Connor, un “vero credente”, nel senso che rifuggo dalle ritualità esteriori bigotte e recitate, e mi calo nella vita. Per me la spiritualità e il rapporto con il Divino sono la ricerca e il dialogo costante con il centro dell’essere, il Sé, la radice dell’identità. E, come prima di partire ho scritto su Facebook, da questo viaggio non mi aspettavo miracoli o rivelazioni sconvolgenti, ma conferme.
Sono arrivate, anche se, come in ogni buon romanzo, in modo piuttosto sorprendente.

Il porto di Ancona alla partenza

Dopo la traversata in mare da Ancona a Spalato con mio cugino Andrea Fantini, matematico pure lui cristiano fuori dagli schemi, il tragitto in auto fino a Medjugorje è stato un percorso nel cuore di una natura scabra e montagnosa, tagliata come un graffio dalla modernissima A1 croata. Poi, dalla fine di questa alla nostra destinazione, passando per la frontiera bosniaca, è stato un susseguirsi di curve e colline boscose aperte su una pianura piatta e mossa da coltivazioni verdeggianti. Un’eco di Vietnam, o comunque di Sud-est asiatico. Mal d’auto del sottoscritto.
Medjugorje si annuncia all’improvviso, e quasi ti ci ritrovi dentro, con la sua proliferazione di alberghi, casette più o meno moderne e negozietti i più vari, che fanno corona alla chiesa parrocchiale e ai luoghi delle apparizioni della Madonna, che sono qui testimoniate fin dal 1981. Prima c’erano solo coltivazioni, soprattutto di tabacco, e pascoli per i pastori e le loro bestie.
In me non ha prevalso il fastidio per la “commercializzazione del sacro”, pur innegabile. Questa gente di qualcosa deve pur vivere. E, come avrei visto nei due giorni seguenti, è per lo più brava gente, segnata dai ricordi della guerra civile e, naturalmente, da quanto qui è successo e succede ancora. Continua a leggere