Parsifal, il mea culpa di Wagner
di Riccardo Ferrazzi
In passato, quando le opere straniere venivano rappresentate in lingua italiana, si rendevano necessarie le cosiddette “versioni ritmiche”, nelle quali le battute del testo straniero erano tradotte in un improbabile italiano ottocentesco e, per così dire, “operistico”. Non era il massimo. Ma era difficile fare di meglio, perché non bastava tradurre: il testo andava cantato, quindi doveva avere la stessa metrica, le stesse pause e un suono il più possibile vicino all’originale.
Oggi (finalmente!) le opere liriche vengono rappresentate in lingua originale e i teatri si sono variamente attrezzati per aiutare lo spettatore a seguire i recitativi e tutto ciò che accade sul palcoscenico. Le versioni ritmiche non sono più necessarie. Del resto, le opere di repertorio sono famose, le vicende rappresentate sono note (almeno a grandi linee) e non è difficile farsi un’idea generale di ciò che succede sulla scena. Continua a leggere


