96. Due biglietti

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da qui

Come sei arrivato fino a qui?
Mario ha la stessa faccia di sempre, da bambino muto; fissa Dante con gli occhioni grandi e neri, quasi cercando da lui la risposta alla domanda.
E’ stato l’uomo che mi ha insegnato la canzone.
Non hai voglia di chiedergli come sia accaduto, ormai sei abituato alle stranezze di Fofner. La cosa, però, non può non inquietarti: già ti sei sorpreso a pensare che un fiume ti rivolgesse la parola; ora dovresti spiegarti come sia possibile che l’uomo delle scritte sia partito e tornato in così poco tempo. Soprattutto un dettaglio non riesci a digerire: sei fuggito di casa perché non ne potevi più del tuo lavoro, e ora Mario te lo ritrovi qui, coi problemi che non sarai mai in grado di risolvere.
Sì, è tutto facile per lui: quanto tempo ci ha messo a fartela imparare?
Non sai perché ti ostini a conversarci: pensavi di aver trovato la tua strada, lasciare tutto per sopravvivere come un senzatetto, un senzaniente, perché è niente ciò che la vita ti ha concesso: due amori finiti e una scorta di ricordi da tenere in fresco con la birra.
Con lui sembra davvero tutto facile. E’ come se leggessi le parole nei suoi occhi; anzi, è come se lui stesso fosse una scritta di quelle che si trovano sui muri, sulle pareti dei bagni; nella nostra scuola ce ne sono tante.
Ecco, ci mancava la lezione del bambino. Fofner sta diventando un incubo, per te. Lo hai collegato con gli anni del liceo, sei quasi certo che andavate insieme a rimorchiare; e ora: che è successo? Come ha potuto trasformarsi nel deus ex machina di tutta la tua storia? Non credi agli spiriti, e poi: uno spirito rimorchia? Non ci sarebbe da fidarsi di nessuno! L’ha fatto solo per poterti raggiungere nel momento del bisogno? Non ti occorre aiuto, vuoi solo trovare un po’ di pace.
Che ne sai, delle scritte?
Stai già pensando a come gestire la nuova situazione: un bambino a Parigi senza genitori, un peso sulle spalle, una bella palla al piede.
Qualcosa ne so: ogni tanto ne trovo una col suo nome, quando sto male e non so dove sbattere la testa.
Non hai voglia di perderci tempo: hai rinunciato al tuo mestiere. Gli dirai che lo spedisci a casa col primo treno in partenza dalla Gare de Lyon.
Che pensi di fare?
Lo vedi stranamente sicuro, come mai fino a ora. Gli occhi gli scintillano pronunciando le parole:
L’uomo mi ha comprato due biglietti per una gara di tango, un ballo in piazza.
Ti prende un colpo: cosa c’entrano Mario, il tango e l’uomo delle scritte sui pontili?

23 pensieri su “96. Due biglietti

  1. Raf

    Non ti occorre aiuto, vuoi solo trovare un po’ di pace.

    Questo è quello che crede la maggior parte delle persone, essa pensa che un pò di pace possa essere la risoluzione a tanti problemi , ma non è cosi , noi abbiamo bisogno dell’aiuto di qualcuno che ci aiuti a sciogliere i nodi della nostra esistenza . Di qualcuno che non ti aspetti e che all’improvviso dopo tanto cercare,ti proponga la soluzione giusta ,per risolvere i tuoi quesiti, come quella di “comprarti due bilgietti per una gara di tango” che ci sarà in piazza.

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  2. RossellaT

    – Con lui sembra davvero tutto facile. E’ come se leggessi le parole nei suoi occhi
     
    Come Pietro che cammina sopra la tempesta ma appena distoglie lo sguardo da Gesù affonda, anche noi dobbiamo riconoscere i giusti punti di riferimento, restare in attento ascolto, non perderci di vista ma imparare a leggere ogni messaggio.

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  3. ema

    “sei fuggito di casa perché non ne potevi più del tuo lavoro, e ora Mario te lo ritrovi qui”

    “Così ciascuno fugge sé stesso, ma, a quel suo ‘io’, naturalmente,
    come accade, non potendo sfuggire, malvolentieri gli resta attaccato,
    e lo odia, perché è malato e non comprende la causa del male;
    se la scorgesse bene, ciascuno, lasciata ormai ogni altra cosa,
    mirerebbe prima di tutto a conoscere la natura delle cose,
    giacché è in questione non la condizione di un’ora sola,
    ma quella del tempo senza fine, in cui i mortali devono aspettarsi
    che si trovi tutta l’età, qualunque essa sia, che resta dopo la morte.”

    De rerum natura-Lucrezio

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  4. M&C

    Due biglietti, uno per Mario ed un per Dante.
    Un invito esclusivo, una chiamata inaspettata che arriva da una persona ancora più inaspettata, come a volte nella vita si ha la fortuna di ricevere: si rimane stupefatti, incerti, prende un colpo e si pensa subito di non poterlo accogliere, di essere inadeguati e non avere le giuste capacità e preparazione.
    Ma solo buttandosi, provando, dopo si comprende quale grande opportunità di crescita ci è stata offerta, nonostante i nostri limiti.
    Sono occasioni che vanno prese al volo, fidandosi anche contro ogni logica, perché potrebbero non ripresentarsi e non avremmo più la possibilità di raccoglierne i frutti.

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  5. gum

    E’ il dovere che torna a chiamarti e sai già che non ti puoi sottrarre. Te lo hanno inculcato da piccolo quel senso di responsabilità e te lo porti appresso tutta la vita. Ha condizionato tutte le tue scelte anche quando dopo il dovere non veniva necessariamente il meritato piacere, quasi una sorta di fede, di timor di Dio. Hai sempre pensato che prima o poi arrivasse il premio sperato e ci credi tuttora, nonostante il “niente che la vita ti ha concesso”. Sei ancora in ballo però e “devi” ballare finchè il tuo tango suonerà come in una di quelle maratone di danza estenuanti dove il severo giudice di gara decreterà vincitore l’ultimo ballerino ancora in piedi e solo a lui consegnerà la targa d’oro.

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  6. agnese

    “Non sai perchè ti ostini a conversarci” -vero,dopo che uno si è fatto esame di coscienza, è pronto a parlare.Solo un dialogo sincero può chiarire tutto.

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  7. agnese

    “Fofner sta diventando un incubo per te” -si dice che si può abituare a tutto.
    “vuoi solo trovare un po’ di pace”. Tutti vogliono trovare la pace,soltanto che,mi sa, se più vogliamo,più diventa la confusione.Però…Dopo giorni di disastri totali arriva sempre un po’ di pace,quando uno può prendere un respiro di sollievo…

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  8. agnese

    “Stai ià pensando a come gestire la nuova situazione”
    Da noi si dice: la birra che ti sei versato,ti bevi da solo. Va be,non è cosi male.
    Insisto a dire:non ci sono problemi che non si possono risolvere,anche se hai paura, e se non si può risolvere oggi…si risolvono un giorno

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  9. agnese

    “Ti prende un colpo:cosa c’entrano Mario,il tango e l’uomo delle scritte sui pontili?”
    vero,cosa c’entrano? Scopriremo in prossime puntate?

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  10. pam

    ”Ti prende un colpo:”

    La vita non smette mai di stupirci, di coglierci di sorpresa: forse è anche per questo che il post sembra scritto quasi come una favola.

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  11. agnese

    Fu scritto sul portale dell’antico mondo:”Conosci te stesso”,sul portale del mondo moderno sta scritto invece;”Sii te stesso”
    Oscar Wilde

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  12. marco1963

    Non è mai niente ciò che la vita ci concede, anche quando sembra niente. Due amori finiti, un pugno di mosche: sono la nostra esperienza, da lì si può ripartire.

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  13. Ernesta Scappaticci

    @ Marco,
    Sono d’accordo con te: se si desidera veramente si può sempre ripartire dalla nostra esperienza e raccogliere da essa le cose positive.
    Bisogna solo sapersi affidare a Dio e a chi ti vuole bene sinceramente ed io per fortuna ho un angelo custode che so’ di trovare sempre nei momenti di incertezza! L ‘amicizia di persone che mi danno forza ogni mattina, piccoli gesti ma grandi pensieri per chi si sente un po’ smarrito.

    Un caro saluto a te e a Stella.
    Ernestina.

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  14. pam

    @ Ernesta

    ..e le sorprese possono arrivare da dove non te lo aspetteresti, anche da te stesso.

    Un grande abbraccio a Te.

    Pam

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  15. robysda

    Due biglietti, per un altro giro, un altro ballo, un’altra possibilità da usufruire in una piazza che si dona come teatro, capolinea di un lungo viaggio raccontato attraverso gli occhi, quelli grandi e azzurri di Fofner, quelli grandi e neri di un bambino, piazza dove stavolta sarai tu a chiederle: “Shall we dance?”

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  16. riccardo ferrazzi

    Grazie anche per le tue scelte musicali, Fabry! Il Rienzi è un operone che non si rappresenta più, ma l’ouverture fa sentire che Wagner è “nato grande”. Chissà se siamo “nati un po’ grandi” anche noi, Fafner o non Fafner…

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