32. Stigliano

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=k7OFiJCv9SU&feature=fvwrel]

da qui

Parigi non c’è più: è rimasto un taccuino su cui scrivi la tua vita. Fofner ti guarda: sotto il fasci di luce dei suoi occhi, il miracolo del ricordo può accadere ancora. Hai bisogno di ritrovarti in quell’azzurro, come fosse lo specchio del passato, ma – e questo non sai come spiegarlo – anche lo specchio del futuro.
Scrivi.
Non ce la faccio, sono impedito da qualcosa.
Un segnalibro?
Dove sta correndo la bambina? La insegui con la bicicletta di cui non ricordi più il colore, sai solo che la sua era molto più veloce, come fosse un angelo, un fantasma che si prendeva gioco del tuo amore. Piangevi, ma non per la bambina: ti accorgevi di ciò che non riuscivi ad afferrare nella vita, dei giorni sempre uguali della scuola, del salotto buono in cui tua madre nascondeva i marron glacés e la cioccolata; i compiti a casa arrabattati nel letto a castello poco prima di fare colazione, i rimproveri glaciali di tuo padre, le battute cattive del fratello. Michelino ti chiede uno scambio dei vostri soldatini: i suoi sono quelli di plastica del Dofo crem; sei sempre stato attratto dalle cose degli altri e gli dici vabbe’, ci sto, ma lui ci ripensa dopo poco, va a lamentarsi da tuo padre. Provi a leggere, nella pagina del pomeriggio caldo di Stigliano, la vacanza in campagna che vorresti cancellare: stai per infilarci il segnalino, ma Fofner è lì, con i suoi occhi grandi, lo specchio in cui passato e futuro fanno un unico grandangolo. Prosegui a fatica, vedi tuo padre con la faccia più severa, ti prende per un braccio e ti trascina nella strada polverosa, come in un western d’altri tempi, urla cosa hai fatto, ma non sai che rispondere, non ti ricordi più perché hai accettato il cambio svantaggioso e per quale ragione Michelino rivoglia indietro i granatieri di plastica. Hai tolto il segnalino, continui a leggere, senti la rabbia che ti monta dentro, gridi, la gente riappare nella piazza, Parigi si riempie di persone che si fermano a guardare, si chiedono chi sia l’uomo agitato al tavolo della brasserie, sotto gli occhi azzurri di un amico, o di un nemico, uno che sta lì per caso, che sorride, che non pare affatto spaventato dalle escandescenze dell’interlocutore, anzi, è addirittura compiaciuto, come stesse aspettando solo questo, mentre la polvere del sentiero di campagna si solleva e invade l’aria calda dell’estate, lo spazio all’aperto della brasserie, il cielo terso di Francia, l’atmosfera della terra, il vuoto tra stella e stella, i buchi neri che ingoiano i ricordi, i segnalibri che volano negli universi paralleli, le pagine dell’infinito che per la prima volta si scoprono agli occhi del lettore, mentre la bambina in bicicletta si volta per un attimo e tu le stai chiedendo ancora il nome, dimmelo, vedi? non ho più paura.

30 pensieri su “32. Stigliano

  1. robysda

    ti sembra a volte d non avere
    più nulla della vita. ti guardi dentro
    e vedi solo polvere. allora cerchi un volto
    qualcuno che t’assolva dai giorni in cui non credi
    a un tratto da lontano al centro
    dello sfondo sempre uguale
    s’affaccia un improvviso litorale
    che cancella la triste attesa. in quel momento
    il tuo dolore abbraccia l’altra riva
    e il mare deglutisce il tuo sgomento

    Traghettata, F. Centofanti

    e ti senti al sicuro, e non hai più paura

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  2. gum

    Quante volte ci siamo sorbiti un rimprovero senza sapere che avevamo commesso!
    Da un maestro di scuola,da un padre, da un’autorità.
    La lezione non sta già nel merito che non era a noi noto,nella forma bensì che ci ha fatto scoprire ciò che passa tra mitezza e violenza.
    Siamo allora cresciuti un bel pò più di prima e una parte del mondo si è aperta per noi insieme a una rossa ferita che nel tempo la cicatrice ha solo coperto ma di essa il fastidio lo sentiamo tutt’ora sol passandoci un dito. E’in quel punto che abbiamo fissato quel capitolo con un segnalibro che è rimasto inserito sin’ora.
    Così vale per le pietre miliari che misurano il nostro cammino l’importante è mangiarsi la strada che conduce alla meta. Magari a Stigliano.

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  3. gum

    Nel commento 4, dopo “…tra mitezza e violenza” non ho digitato “comprensione e sopruso”.
    Grazie

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  4. ema

    “tu le stai chiedendo ancora il nome, dimmelo, vedi? non ho più paura.”

    “Io sono colui che sono”

    La paura ha il potere di distorcere la realta.

    LA CASA DELLA PAURA

    Nella casa della paura
    sembra d’inchiostro l’acqua pura,
    sembra un pipistrello un fiore,
    i minuti sembrano ore.
    Nella casa dello spavento
    sembra molle il pavimento,
    sembra un rospo la saliera,
    e un serpente la ringhiera.
    Lunedì da casa mia
    la paura è andata via
    e le cose sembran cose
    e le rose sono rose.

    Roberto Piumini

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  5. bioraffaella

    Hai tolto il segnalino, continui a leggere, senti la rabbia che ti monta dentro, gridi

    “Hai tolto il segnalino” …hai tolto l’ostacolo che ti imprigionava e ti impediva di esprimere le tue emozioni e le tue sensazioni.Adesso hai voglia di” gridare tutta la rabbia” che ti eri tenuto dentro, per poter riuscire a dire sono finalmente libero!

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  6. bioraffaella

    Piangevi,

    Gli occhi che piangono di più sono anche quelli che vedono meglio.

    Victor Hugo, Oceano, 1989 (postumo)

    Perchè , chi ha l’animo sensibile sa leggere nel cuore delle persone.

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  7. ema

    “sotto gli occhi azzurri di un amico”

    Si può…saltare l’ostacolo, togliere il segnalibro, guardare oltre l’orizzonte.

    http://www.youtube.com/watch?v=-4ar_kL3_RU

    “Si.. Vedi quello che nessun altro vede. Vedi quello che tutti gli altri scelgono di non vedere. Senza paura, conformismo o pigrizia. Vedi il mondo intero come nuovo, ogni giorno. La verità è che sei sulla strada giusta. Se tu non avessi visto qualcosa in più di un vecchio pazzo, scorbutico, non saresti mai venuto qui.”

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  8. bioraffaella

    sei sempre stato attratto dalle cose degli altri e gli dici vabbe

    “L’erba del vicino è sempre più verde”…perchè non ci accorgiamo del tesoro che abbiamo accanto.

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  9. bioraffaella

    Hai bisogno di ritrovarti in quell’azzurro, come fosse lo specchio del passato, ma – e questo non sai come spiegarlo – anche lo specchio del futuro.

    Guardarsi nello specchio del passato ti aiuta a vivere più serenamente il presente e ad affontare con più coraggio il futuro.

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  10. bioraffaella

    Dove ti porta la “bambina che corre come un angelo”?
    Forse , non stà scappando da te , ma ti stà solo guidando nel punto in cui ti è sfuggito qualcosa nella vita ,ed è in quel punto che devi ritornare per togliere il segnalibro e ricominciare a sorridere di nuovo.

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  11. pam

    ‘sotto gli occhi azzurri di un amico’

    Quando si è bambini la vita è una cosa seria: una sgridata dei genitori, il confronto con il fratello, l’amichetto o il cuginetto più furbo di noi, un rimprovero della maestra. Ciò che da adulti si guarda con un sorriso intenerito, da bambini è una cosa seria, e magari complicata. A volte anche da adulti continuiamo a portare con noi quel bambino impaurito e arrabbiato: quando incontriamo qualcuno che crede in noi, che ci accoglie benevolmente, senza giudicarci, possiamo anche imparare ad accettare e trasformare quel bambino.

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  12. M&C

    C’è uno sguardo che sempre sorprende: quello dell’Amore, che ci rivela noi stessi e ci fa scoprire ogni volta qualcosa di vero e di nuovo nell’altro.
    Non si resiste allo sguardo dell’Amore, impossibile non esserne attratti, non sentire il desiderio di fermarsi a fissarli, per perdersi e poi ritrovarsi.
    Il desiderio più vero del cuore: “occhi negli occhi, kenegdo”, una pace non statica, ma una novità continua.

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  13. marco1963

    Un pezzo di carta bianco, che attende di essere riempito. Parole e pensieri pronti a riportarci nel passato da cui veniamo, noi che sentiamo il desiderio di capire il futuro che ci attende. Vana pretesa. Noi siamo oggi ciò che siamo divenuti; il tempo introduce piccoli cambiamenti che ci conducono dove non avremmo immaginato; la nostra attuale normalità l’avremmo definita anni prima anormalità o almeno stranezza. I mattoni del tempo hanno lavorato silenziosamente costruendo la paratia che gli altri oggi vedono. Chi è arrivato dopo nella nostra vita, conosce i fatti come glieli raccontiamo o come li immagina. I blocchi sono diventati normalità, insieme alle malattie e fissazioni. Uno sblocco con l’aiuto di qualcuno oppure – per forza di volontà – autoindotto, rompe la paratia, introduce il cambiamento forse atteso, produce un risultato. Il cambiamento non è semplice; i sentimenti, quando premono, sono dolorosi. A riprova che mettersi in gioco, provando sentimenti controversi e trovandosi in pieno nel romanzo della propria vita, è un viaggio complesso, che vale sempre la pena intraprendere. Quando accettiamo le ferite, allora ci apriamo veramente agli altri e mostriamo come siamo, facendo lavorare l’amore in libertà.

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  14. Agnese

    Bellissimo!”Non ho più paura” c’è lai fatto! “Davanti ai suoi occhi miracolo del ricordo può accadere ancora”
    Bravo! hai raccolto tutti brutti ricordi e hai finalmente buttato nel secchio. E certo!
    A cosa ti servivano?Soltanto per “stare giù”,per aver paura che fantasmi del passato ritornano.Meglio ricordare le cose carine,divertenti,si sta meglio.
    Non ti piaceva la campagna?io adoravo con mio fratello(però non sotto occhi di mia madre),la mi sentivo libera,potevo fare come mi pare,sentivo aria di libertà. Tornavo a casa sporca con le ferite sanguinando,ma contenta.

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  15. Ernesta Scappaticci

    “ti accorgevi di ciò che non riuscivi ad afferrare nella vita”
    L’amore, forse ne ho sempre avuto paura, non di donarlo, no di questo proprio no! ma di riceverlo, in questo sono davvero molto timida e ancora tanto confusa.
    Mi accorgo di essere ancora un po’ infantile, non so è una sensazione che non riesco a spiegare ne a spiegarmi, se ci fosse una scuola dove poter imparare a comprendere questa parte di me… la frequenterei a tempo pieno.
    Afferrarmi è davvero impossibile, io ci provo con tutte le mie forze ma.. niente da fare.
    A questo punto penso che una bella poesia non ci starebbe male

    Una volta hai pensato che l’amore
    non fosse una candela che bruciasse
    all’infinito, come
    la bocca di Dio, capace di fare
    dei discorsi senza capo ne’ coda
    eppure così belli, se ho capito.

    Fabrizio Centofanti.

    Ho trovato, almeno le parole di un poeta che mi rassicurano, prima o poi mi accorgerò anche di me.

    Ernestina.

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  16. Agnese

    Ernesta
    Oggi ti ho conosciuta,mi sei piacuta dal primo momento,sei meravigliosa cosi come sei.
    un abbraccio farte

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  17. Agnese

    “Ricorda che la felicità non dipende da chi sei o da cosa hai.Dipende solamente da cosa pensi”
    Dale Carnegie
    (comunque ho letto un po’ di suoi libri,aiutano a tirarsi su)

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  18. Ernesta Scappaticci

    @ Agnese,
    Anche tu Agnese sei meravigliosa,nei commenti semplici ma pieni di te: proprio come sei tu arrivi subito all’anima.
    grazie per avermi chiamata, credo siano proprio questi i mattoni che dobbiamo imparare a mettere.

    Buona notte a te.

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  19. Fides

    Parigi si riempie di persone che si fermano a guardare, si chiedono chi sia l’uomo agitato al tavolino della brasserie, sotto gli occhi azzurri di un amico, o di un nemico, uno che sta lì per caso, che sorride, che non pare affatto spaventato dalle escandescenze dell’interlocutore, anzi, è addirittura compiaciuto,

    Siamo così abituati, ormai, all’esposizione di sentimenti, TV verità, social network, Blog che, forse, abbiamo perso il senso dell’intimità, del dirsi le cose occhi negli occhi, che dirsele occhi negli occhi sia tutto ciò che conta, tutti devono sapere tutto, come se, l’esposizone massima rendesse più veri i sentimenti, gli accadimenti, come se a tutti interessasse davvero o dovesse interessare la nostra storia anche se è una storia normale, importante anzi eccezionale per noi ma non per l’universo intero… così la gente si ferma a guardare, così la gente continuerà a credere di dover apparire (in qualunque modo possibile) per poter esistere… mentre ciò di cui abbiamo bisogno sono due occhi in cui specchiarci per poterci riconoscere.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=x7f1BG-OLZ4]

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  20. Agnese

    POESIE D’AMORE
    da “L’offerta di frutta”

    Lontano da me quest’amore illimitato!
    E’ come il vino che spumeggia
    e che,rotta la giara,subito è aceto.

    Portami,invece,l’amore fresco e pulito
    come pioggia che disseta la terra arida
    e i vasi di terra della casa riempie.

    Dammi l’amore che arriva fino in fondo,
    diffondendosi come linfa misteriosa e invisibile,
    nei rami dell’albero della vita,
    l’amore che fa crescere fiori e frutti.

    L’amore che tranquillizza il cuore
    in pace piena,regalami.

    RABINDRANATH TAGORE

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  21. Rashide

    La rabbia e l’odio scattano in noi per la più piccola contraddizione. Siamo infatti tutti molto feriti, e le ferite bruciano, e provocano reazioni difensive, che spesso diventano attacchi.
    Accogliere la nostra rabbia, come si abbraccia un bambino che urla e strepita, è la cosa più difficile e più necessaria. Accogliere la rabbia, non giudicarla e non agirla, elaborarla invece, e curarla, e trasformarla in ciò che è: fuoco d’amore, fuoco di creazione, è l’opera suprema: il miracolo dello Spirito in noi.
    Marco Guzzi

    Rispondi

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