58. Rosso – sangue

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da qui

Decisi di non partecipare alla marcia di Selma, era la scelta strategica consueta per non decapitare il movimento nei passi iniziali di un’impresa.
San Pietro, al tramonto, fa uno strano effetto: è una tiara che resiste nel mezzo di un incendio, le nubi sono mani callose che vorrebbero ghermirla.
I cavalieri alzano le spade per incitare i destrieri. E se stessi, soprattutto.
Non avrei mai immaginato che potesse scatenarsi l’inferno.
L’obelisco è una penna che scrive tra le fiamme, il vangelo è un fuoco che rischia di bruciare, una passione che coinvolge chi fa finta d’ignorarlo.
Il fumo si solleva da terra e produce immagini cangianti: una donna nuda con le game accavallate, un piumino per la polvere, due codici di pergamena che si arrotolano e srotolano continuamente.
C’è sempre un ponte da attraversare, in una marcia, un punto che unisce o che divide, a seconda delle prospettive.
Le statue dei santi sono fantasmi che brandiscono spade o manipolano chiavi; sembrano immobili, ma si capisce che da un momento all’altro potrebbero venirti incontro per chiederti qualcosa: come stai o cosa pensi della vita.
La visiera dell’elmo è calata sul volto che ha bisogno di proteggersi, ma anche di nascondersi al nemico.
La folla è carica di tende e sacchi a pelo, di tensione, perché al di là del confine aereo dell’Edmund Pettus Bridge c’è una muraglia di agenti in divisa.
Solo a poco a poco ti accorgi che la statua sei tu, immobile da anni, con la spada e le chiavi in naftalina; ma ora, ora, senti un formicolio che corre per le braccia, che scioglie i muscoli dell’addome e delle gambe: stai per muoverti, ti appresti a scrivere nel fuoco del tramonto le prime righe della tua storia autentica.
Ecco, spuntano le lance dei nemici: sull’armatura hanno una tunica bianca attraversata da una croce nera.
I troopers indossano le maschere antigas, sono aquile impettite, pronte a cavare gli occhi ai topi che strisciano più a valle.
Pensi che per essere vivo devi fuggire dagli uffici, scrollarti i quintali di carte che ti aspettano ogni giorno, respirare, respirare, respirare.
Il villaggio è in fiamme, i cavalieri vi si aggirano come avvoltoi in cerca di carcasse.
Come ti senti quando una voce urla nel megafono che se non sparisci entro due minuti sei finito? Non vorresti trasformarti in statua, non sogni una vita in cui la scena è immobile nei secoli dei secoli, nessuno può andare avanti o indietro e l’Edmund Petts Bridge è sospeso su un tempo e uno spazio incapaci d’incontrarsi?
Respirare, sentire per la prima volta, nei polmoni, esplodere una cosa che gli altri hanno chiamato libertà.
L’incendio affascina, ipnotizza. Ricordo la risposta di Jean Cocteau a chi gli domandava cosa avrebbe salvato dalla casa in fiamme: il fuoco.
E invece si muovono, i troopers, non è soltanto un sogno né l’incubo che ti visitava da bambino e a cui non sapevi dare un nome; forse era il presagio che un giorno ti saresti trovato in mezzo al ponte che separa la pace dalla guerra, la vita dalla morte.
Ecco, hai raggiunto la fontana: sembra un fungo da cui pendono perle; per un istante, sei goccia d’acqua che si precipita felice nell’abbraccio.
Le spade s’incrociano, le penne ondeggiano, dove affonderà la lama, questa volta, quale ferita sanguinerà nella memoria già intasata di dolore?
Sono qui, l’onda d’urto c’investe, una nuvola di fumo ci travolge, mentre i cavalli calpestano i caduti e tu dov’eri, Martin?
L’acqua è un tappeto di scintille che si srotola, la statua è immobile sullo sfondo del tramonto rosso – sangue.

17 pensieri su “58. Rosso – sangue

  1. M&C

    Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
    sei la mia carne che brucia
    come la nuda carne delle notti d’estate
    sei la mia patria
    tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
    tu, alta e vittoriosa
    sei la mia nostalgia
    di saperti inaccessibile
    nel momento stesso
    in cui ti afferro

    (Sei la mia schiavitù sei la mia libertà – Nazim Hikmet)

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  2. Raf

    …come stai,che cosa pensi della vita…
    La vita è un dono di Dio, non sprechiamola.facendoci schiacciare “dai quintali di carta che ci aspettano ogni giorno” o dai “cavalieri che si aggirano come avvoltoi in cerca di carcasse”.Corriamo verso la “fontana”,diventando, per un istante “,la goccia d’acqua che si precipita felice nell’abbraccio”dell’Amore,che ti conduce verso la Vita Vera.

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  3. ema

    “respirare, respirare, respirare.”

    La libertà è come l’aria: si vive nell’aria;
    se l’aria è viziata, si soffre;
    se l’aria è insufficiente, si soffoca;
    se l’aria manca si muore.

    Luigi Sturzo

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  4. Marco Sic.

    “… il vangelo è un fuoco che rischia di bruciare, una passione che coinvolge chi fa finta d’ignorarlo”.
    E’ così, lo abbiamo detto più di una volta: è un fuoco che brucia già, che chiama a raccolta molti, che molti incuriosisce, che tanti affascina, che taluni piega, che altri rende pieni d’amore, che altri ancora converte in un attimo dopo anni di ascolto distratto. Facciamolo entrare sempre, non facciamo barriera, portiamolo dentro di noi, in un abbraccio, in una parola, in uno sguardo. E’ potente, è pieno d’amore, pieno di risorse salvifiche. Stiamo tranquilli, non ci brucierà, se non a fin di bene.

    “Il villaggio è in fiamme, i cavalieri vi si aggirano come avvoltoi in cerca di carcasse”.
    Accade spesso che un villaggio sia in fiamme, fiamme vere, oppure intellettuali e spirituali, non importa: sempre fiamme sono e vanno gestite. A volte non vanno spente, vanno gestite, accompagnate Ma in queste fiamme spesso si aggirano quelli che vogliono prendere possesso delle anime, sradicare, divellere, bloccare, turbare, creare caos, annientare. Sta a noi non perdere la calma quando le fiamme si levano alte, sta a noi fare muro, sta a noi proteggere la Parola.

    “L’incendio affascina, ipnotizza. Ricordo la risposta di Jean Cocteau a chi gli domandava cosa avrebbe salvato dalla casa in fiamme: il fuoco”.
    Oh come dev’essere complicato descrivere cosa un poeta, un letterato, provi, abbia provato nel parlare di misticismo, nell’immaginare il fuoco, nel distinguere il vero atto della purificazione da quello della distruzione. Oh se noi potessimo entrare nella loro mente, scopriremmo forse una fede in taluni di loro che noi non possiamo immaginare, che la storia non ci ha consegnato, anzi ci ha negato. Noi scopriremmo la verità che è nascosta, che ci manca. Quel tassello che fa la differenza tra il leggere e l’amare ciò che si legge.

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  5. Titti

    “Solo a poco a poco ti accorgi che la statua sei tu, immobile da anni…Pensi che per essere vivo devi fuggire dagli uffici, scrollarti i quintali di carte che ti aspettano ogni giorno, respirare, respirare, respirare…..Respirare, sentire per la prima volta, nei polmoni, esplodere una cosa che gli altri hanno chiamato libertà.”

    Libertà, dinamismo dello spirito. E’ esattamente il contrario di quanto la società di oggi propone, le politiche aziendali insegnano e gli slogan conficcano nelle menti e nei cuori degli uomini: l’utile prima del bene, i titoli onorifici, quelli in borsa ed il conto in banca prima della persona umana.
    La Verità rende liberi dai condizionamenti e la libertà dà sapore alla vita.
    Sappiamo chi è Via, Verità e Vita…basta ricordarcelo nelle decisioni da prendere e nelle scelte da fare.

    “Stramattina devo ricevere dei Cardinali, alcuni Principi e degli importanti esponenti del Governo. Ma oggi pomeriggio voglio trascorrere qualche minuto con degli uomini qualunque che non abbiano altro titolo all’infuori della loro dignità di esseri umani e di figli di Dio”
    (GIOVANNI XXIII)

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  6. M&C

    – il vangelo é un fuoco che rischia di bruciare, una passione che coinvolge…

    Una volta non avrei condiviso questo pensiero.
    Adesso, grazie a Dio, ci sei tu, caro don Fabrizio, che ci hai fatto capire quanto veramente il vangelo sia la “buona notizia”, e che ci trasmetti tutto il fuoco della Fede, tutta la passione per la Parola che tu, per primo, senti ardere.
    Ed é ancora una volta la conferma di come, nella vita, sia importante fare l’ incontro giusto!

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  7. Roby (s.d a.)

    Pensi che per essere vivo devi fuggire dagli uffici, scrollarti i quintali di carte che ti aspettano ogni giorno, respirare, respirare, respirare
    … sentire per la prima volta, nei polmoni, esplodere una cosa che gli altri hanno chiamato libertà

    Usciamo dalla routine; serve per ritrovare se stessi, i propri valori e aneliti.
    Là nasce e cresce la libertà.
    Primo Mazzolari

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  8. RossellaT

    Solo a poco a poco ti accorgi che la statua sei tu, immobile da anni, con la spada e le chiavi in naftalina;

    Vivere la propria vita e non lasciarsi vivere, non essere spettatori incapaci di fare quelle scelte che danno una direzione alla propria esistenza. Alcune persone si nascondono dietro a finte certezze e muoiono senza vivere.

    Lentamente muore (P. Neruda)

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
    rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce….

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  9. Titti

    C’è un fuoco che brucia per distruggere ed un fuoco che arde nel petto e purifica

    il primo tipo di fuoco è, ad esempio, quello che sta nel romanzo di fantascienza sociologica “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury.
    Pubblicato nel 1951, il romanzo alludeva ad un ipotetico futuro dopo il 1960, ma sembra attualissimo quanto all’anestetizzare i cervelli eliminando i libri – bruciandoli- ed il “reato di lettura”, in favore della televisione, elemento ossessivo utilizzato dal governo per stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Forse, oggi, si corre anche il rischio opposto: quello di pubblicare molta robaccia per nascondere i testi validi.

    il secondo tipo di fuoco è descritto, ad esempio, nella canzone “Pentecoste”:

    C’E’ UN FUOCO CHE NASCE IN CHI SA ASPETTARE,
    IN CHI SA NUTRIRE SPERANZE D’AMOR.
    Erano poveri uomini
    come me, come te,
    avevano gettato le reti nel lago,
    riscosso le tasse alle porte della città;
    che io mi ricordi, tra loro
    non c’era neanche un dottore,
    e quello che chiamavano Maestro
    era morto e sepolto anche Lui.
    SE SENTI UN SOFFIO NEL CIELO,
    UN VENTO CHE SCUOTE LE PORTE,
    ASCOLTA: E’ UNA VOCE CHE CHIAMA,
    E’ L’INVITO AD ANDARE LONTANO.
    C’E’ UN FUOCO CHE NASCE IN CHI SA ASPETTARE,
    IN CHI SA NUTRIRE SPERANZE D’AMOR.
    Avevano un cuore nel petto
    come me, come te,
    che una mano di gelo stringeva.
    Avevano occhi nudi di pioggia
    e nel volto grigio di febbre e paura
    pensavano certo all’amico perduto,
    alla donna lasciata sulla soglia di casa,
    alla croce piantata sulla cima di un colle.
    E il vento bussò alla porta di casa,
    entrò come un pazzo in tutta la stanza,
    ed ebbero occhi e voci di fiamma:
    uscirono in piazza a cantare la gioia.
    Uomo che attendi nascosto nell’ombra,
    la voce che parla è proprio per te,
    ti porta una gioia, una buona notizia:
    il Regno di Dio è arrivato già.

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  10. Roby (s.d a.)

    C’è sempre un ponte da attraversare…

    Che ti apre nuovi orizzonti; lì capisci che puoi utilizzare te stesso non per accumulare privilegi solo per il proprio interesse, ma che puoi, o forse meglio vuoi, condividere le tue forze e potenzialità laddove il bisogno di aiuto e di amore lancia il suo grido nel silenzio

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  11. Vale

    C’è sempre un ponte da attraversare, in una marcia, un punto che unisce o che divide, a seconda delle prospettive.

    Il ponte può crollare ed essere sommerso dalle acque, ma non sei più “una statua immobile” ma “una goccia d’acqua che si precipita felice nell’abbraccio” perchè da quelle macerie ora sei nato a una nuova vita e finalmente respiri, respiri, respiri!

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  12. ema

    “la statua è immobile sullo sfondo del tramonto rosso – sangue.”

    Immenso e rosso

    Immenso e rosso
    Sopra il Grand Palais
    Il sole d’inverno viene
    E se ne va

    Come lui il mio cuore sparirà
    E tutto il mio sangue se ne andrà
    Se ne andrà in cerca di te
    Amore mio
    Bellezza mia
    E ti ritroverà
    Là dove tu sarai.

    Jacques Prévert

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  13. Rashide

    Interi Golfi – di Rosso, e Flotte – di Rosso –
    Ed Equipaggi – di solido Sangue –
    Si son messi accanto all’Occidente – Stasera –
    Come fosse lo Sfondo convenuto –
    E Loro – le Creature designate –
    In Predisposte Schiere –
    Da consumare – in fretta – come un Dramma –
    Che s’inchina – e scompare –

    Emily Dickinson

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