Archivi tag: Richard Wagner

122. Fratello

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L’orto degli ulivi è la mappa del mondo: i rami sono pensieri che si biforcano in cerca di una logica plausibile, le radici contorte i sentimenti che si abbarbicano per placare una fame mai saziata.
Lo sai bene, Yehochoua, siamo alla fine.
E tu, Shlomstione, sai che potrebbe anche non essere così.
Le foglie sono nuvole verdi che riparano dal sole.
Non dirmi che ci stai ripensando, che cominci ad ascoltarmi. Continua a leggere

107. Per un attimo

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Sono nuvole pesanti, che marciano verso il punto in cui scateneranno il temporale.
Che ne pensi?
Del nuovo profeta della Galilea?
I fulmini scintillano come luci di una discoteca fatiscente.
Già: pare non si accontenti di prendersela col governo del Paese. Continua a leggere

95. Per un momento

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I tre quadretti coi profeti la sbirciano con indulgenza. Forse per questo Chochana ha deciso di aprire il quaderno che Yehochoua ha lasciato lì – per la fretta? la stanchezza terribile di questi giorni? Ha il cuore in gola mentre solleva la copertina coi gigli fiorentini, in contrasto curioso con la prevedibile intensità del contenuto. Continua a leggere

68. Parole

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Cosa attira in questa città di rocce bruciate dall’arsura?
Un cimitero a cielo aperto, una distesa di tombe senza fine.
Colline brulle di polvere e sassi.
Ma le pietre racchiudono la storia.
Traspirano l’odore dei secoli.
 Ti siedi su una panca e sei circondato da fantasmi. Continua a leggere

80. Volevo dirti

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I due letti sono accostati, per cui i pazienti possono parlarsi. Li divide una colonna carica di macchinari: misuratori di valori ingombri di cifre e grafici elettronici. Cosimo si volta leggermente verso destra e studia il vicino che ha lo sguardo fisso, come stesse contemplando uno spettacolo visibile a lui solo. Continua a leggere

Tra due golfi

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E se fosse questo il centro del mondo? Se la storia di ogni essere vivente finisse per specchiarsi qui, nel golfo di Sirolo, per comprendersi davvero? Se il muso mite del Conero, appoggiato sul mare, fosse in realtà un oracolo, una Sibilla incaricata di emettere responsi sul destino che attende dietro l’angolo? Vedo un gommone rimbalzare sulle onde, avanti a me, come un cavallo imbizzarrito, indifferente alla solennità del luogo, rapito nell’ebbrezza acerba della velocità. E’ il dilemma eterno fra contemplazione e azione, la prova che la vita è sospesa tra due golfi, sotto lo sguardo da sfinge muta del Conero-Sibilla.

Tracce

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Non perderò niente di quello che mi hai dato. Mi guardo intorno: nessuno può prendere il tuo posto. Ho vicino persone straordinarie, ma c’è una presenza che ricorda la Presenza. Mi confidasti un’immagine, una volta: il coperchio su una pentola e tu che domandavi: posso toglierlo? E’ stato così, nella mia vita. L’andirivieni sulla nostra via, la sigaretta, la birra alla Nuova capricciosa, i colloqui al Palazzo della Civiltà e del Lavoro: frammenti di una verità che ho accolto a poco a poco. La paura dell’essere umano è quella di perdere l’essenza, ciò che fa di lui, o di lei, quella persona. Gli antichi mettevano una pietra nel luogo in cui avveniva l’incontro della vita. Anch’io ho messo una pietra. Dovessi morire mille volte, tornerei là a cercare le tracce del mio io.