85. Un brandello di senso

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da qui

Non sai cosa ti ha preso: sai che manca poco alla fine del romanzo, avverti una smania, come quando hai lottato per raggiungere una meta e all’improvviso ti sembra che qualcosa manchi, che i conti possano tornare, ma non siano sufficienti per giustificare tanto investimento di energie. Stai orientando le vicende verso un unico punto, dove accadrà qualcosa che scioglierà ogni nodo, darà a ciascuno il suo; sai anche che nessuno prevederà la soluzione, perché in quel caso crollerebbe tutto come un castello di carte e il cammino risulterebbe inutile e frustrante. Nello stesso tempo, non vuoi accontentarti di rispettare i canoni delle scuole di scrittura, che hai sempre considerato una piaga da combattere per la loro vocazione a inaridire ogni slancio creativo. Vorresti che il lettore trovasse un luogo in cui specchiarsi, che cogliesse nelle righe lette sullo schermo, o sulla pagina, i dubbi, gli ostacoli, le disperazioni e le speranze che lo esaltano o lo affliggono ogni giorno. Senti il bisogno di rivolgerti a lui, o a lei: chiedere se viaggiando di capitolo in capitolo si senta coinvolto in una ricerca personale, in una lotta corpo a corpo con la vita, o se assista a uno spettacolo scontato, come quello dei circhi di periferia, dove tuo padre ti portava e non riuscivi a divertirti; l’unica emozione era il timore che l’acrobata cadesse, il domatore venisse divorato dai leoni o l’elefante impazzisse e improvvisasse una carica contro il pubblico pagante. Sogni di gettare la maschera dello scrittore, di ritrovarti al posto di chi accende il computer o apre il libro, per capire se valga la pena andare avanti, se il tempo perso a scorrere le righe tutte uguali possa tradursi nel tempo guadagnato di chi scopre un modo nuovo, più soddisfacente, di vedere se stesso e l’universo. Ti chiedi se la malattia di mettere in fila le parole sia una condanna o una liberazione dall’assedio della contingenza, dall’incubo di una realtà troppo vicina per essere letta con uno straccio di lucidità. Ti domandi se al numero venti di Rue de Berthollet si stia celebrando il funerale delle ore precipitate nell’insignificanza o se le luci blu dell’albergo, il letto sospeso a mezz’aria, il mobilio trasparente siano lo scenario in cui tenti di sfuggire al maleficio della statua di pietra, in cui i giorni, i mesi, gli anni, sono sempre identici a se stessi. Sei sepolto in eterno nella stanza o attendi fiducioso l’istante in cui la porta si aprirà come la pietra del sepolcro e sarai invaso dalla luce abbagliante del giugno parigino? Non sai risponderti: batti sui tasti, lentamente, come in cerca di un’epifania fuori stagione; ecco, le ultime quattro parole, e anche per oggi hai strappato un brandello di senso all’incombere del caos.

16 pensieri su “85. Un brandello di senso

  1. Fides

    Una parola dopo l’altra, come un passo dopo l’altro, si arriverà alla fine del viaggio con la malinconia di chi non vedeva l’ora di arrivare e ora sa che il bello era stare mano nella mano a dire, ad ascoltare una storia, la storia, quella nostra, quella che nasce dal cammino e dal desiderio di rimarnersi accanto, perché solo cosi, vada come vada, il caos e’ vinto, e può nascere finalmente la stella danzante della vita.

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  2. massimocaccia

    Il costo della ricerca di senso. Un testo profondamente umano. Bella la scelta musicale correlata.
    Buona domenica

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  3. M&C

    Peccato che questo viaggio “di capitolo in capitolo” volga alla fine…
    Nonostante la curiosità di arrivare all’unico punto che “scioglierà ogni nodo”, che ricongiungerà tutti i fili fino a rendere chiara l’intera trama, vorrei che questa storia non finisse mai, non vorrei arrivare ancora all’ultima pagina dove mettere definitivamente il segnalibro.
    Ma ne vale la pena perchè, anche se il romanzo finirà, non avrà invece fine questa “ricerca personale”, questa “lotta corpo a corpo con la vita” in cui l’autore ci conduce e ci segue passo passo.
    Rimarrà per sempre qualcosa di prezioso inciso nel cuore e nella mente, non resteremo uguali a prima e ci sarà un altro romanzo per continuare a specchiarci ed a ricercare, per farci sempre compagnia perchè “il tempo perso a scorrere le righe tutte uguali” è “tempo guadagnato di chi scopre un modo nuovo, più soddisfacente, di vedere se stesso e l’universo”.

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  4. Raf

    Vorresti che il lettore trovasse un luogo in cui specchiarsi, che cogliesse nelle righe lette sullo schermo, o sulla pagina, i dubbi, gli ostacoli, le disperazioni e le speranze che lo esaltano o lo affliggono ogni giorno.

    Non so se per gli altri è proprio così, ma per me , lo è stato.
    Posso solo dire grazie all’autore di questo romanzo.

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  5. Raf

    i giorni, i mesi, gli anni, sono sempre identici a se stessi.

    “i giorni, i mesi e gli anni…” possono sembrare sempre uguali, ma non è così il tutto dipende da come vogliamo viverli!

    Ogni giorno è diverso dall’altro se ogni giorno diventa per noi una continua ricerca e una continua scoperta nel vedere in un modo nuovo noi stessi e l’universo.

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  6. robysda

    Anche volendo leggere in superficie, magari distratti da una voce qualsiasi o dalla stanchezza della giornata, non si può non trarre da queste righe un consiglio, la risposta a quella domanda che da tempo aspetta appesa al filo dell’incertezza o del disincanto, non ritrovarsi in una storia o in un personaggio e sentirsi per un attimo protagonisti di un mondo che ti accorgi essere lo stesso tuo; se poi si legge col cuore, allora non puoi proprio fare a meno di aspettare il prossimo appuntamento, immaginare gli eventi e sognare ancora una volta.

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  7. gum

    Non so dire se questo sia proprio il momento più bello per uno scrittore.
    La fine non è certo mai stata per nessuno una cosa piacevole dev’essere ancor più difficile per chi dovrà raccontarla. E’più che leggittimo che si domandi che ci sarà dopo l’ultima pagina.
    E’ quindi un momento in cui lui che ha dato tanto ha forse bisogno di aiuto e anche il diritto di ricevere in cambio qualcosa.
    Come si fa per poter aiutare chi scrive se non comprandogli il libro, prendendosi la proprietà di quello che prima era solo di lui. Sarà in questo modo che egli saprà senza tema di dubbio che quella non era una fine infatti per nascere un frutto ha bisogno che muoia il suo seme.

    (Concordo che tristezza il circo da bambino,Don)

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  8. ema

    “Senti il bisogno di rivolgerti a lui, o a lei: chiedere se viaggiando di capitolo in capitolo si senta coinvolto in una ricerca personale, in una lotta corpo a corpo con la vita, o se assista a uno spettacolo scontato”

    La tua bocca

    Tocco la tua bocca, con il dito tocco il bordo della tua bocca, la disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per rifarlo tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che per un caso che non cerco di comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride da sotto la mia mano che ti disegna. Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino, e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi si ingrandiscono, si avvicinano, si sovrappongono, ed i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano debolmente mordendosi le labbra, appoggiando appena la lingua tra i denti, giocando nei suoi recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di fondersi nei tuoi capelli, accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori e di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore é dolce, e se ci affoghiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo dell’alito, questa istantanea morte é bella. E c’é una sola saliva ed un solo sapore a frutta matura, ed io ti sento tremare contro di me come una luna nell’acqua.

    (Julio Cortázar, da Rayuela – capitolo 7)

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  9. agnese

    “una smania” -no,è una stanchezza che ti manda questi pensieri-faccio bene,faccio male,che senso ha.
    Ogni medicina ha suoi valori ma anche suoi effetti secondari,qua con questo libro non ho trovato nessun effetto secondario,ma solo valori per noi tutti. Tu scrivendo ti sfogi, diverti,eserciti a scrivere sempre meglio…,noi proviamo imparare qualcosa,si sfogamo, divertiamo…. Soltanto vantaggi! E continua! Mi sono comprata computer per questi libri, allora non ci provare a smettere. Perchè io sto imparando (almeno spero) cosi italiano.
    E sicuramente “valga la pena andare avanti”, per noi tutti.

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  10. agnese

    “chi scopre un mondo nuovo,più soddisfacente” -non si sa mai,a volte basta una parola,una frase che ti “colpisce” e ti mette nuovi orizzonti, ti fa migliorare, cambiare la vita.

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  11. agnese

    “Sei sepolto in eterno nella stanza o attendi fiducioso l’istante in cui la porta si aprira(…)? Non sai risponderti”

    perchè non si sa mai sicuramente finchè non accade.

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  12. agnese

    e ancora uno…

    “Quando una nave ha aperto la strada,per le barche è più facile seguirla” -proverbio cinese

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  13. RossellaT

    Dai commenti posti quotidianamente su questo blog, credo che a tutti sia capitato di identificarsi con i vari personaggi del romanzo. La complicità che si viene a creare tra il lettore ed i protagonisti porta ad accettare più facilmente i propri limiti ed errori (mal comune mezzo gaudio!!!), a trovare un modo per elaborare le paure e le difficoltà, ritrovando ogni giorno un briciolo di senso.

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  14. Stella Maria

    La fine di un romanzo è come la fine di certe storie.
    Un giorno che non ti aspetti lo incontri, per caso, non hai tempo ne voglia ma è lì e ti seduce con le sue pagine, che sanno di nuovo, l’odore della stampa e così ti ci ritrovi, nonostante tutto, immersa, non puoi più farne a meno, attendi fremente l’attimo in cui potrai tornare a leggere, perché l’amore è paziente come la lettura e il soddisfacimento della curiosità.
    Ti bei di ogni cosa, ti dà un’energia che mai avresti pensato, paziente vivi ogni giorno, sopporti ogni frustrazione, ogni malumore, fai tutto ciò che ti chiede perché lo fai per amore così diventi qualcosa di cui non può fare a meno e tu di lui. Non fai caso alle giornate storte, le pagine incongruenti, le improvvise svolte, le sbavature, l’errore di battitura, un sorriso, una frase d’effetto e tutto passa, ti dai anima e corpo perché sai vivere solo così: intensamente, senza mezze misure, leggi e partecipi come se quella fosse la tua vita. Poi un giorno arriva un’altra più bella, più giovane di te, con la sua aria smarrita e bisognosa di protezione, e tu finisci nell’angolo, una scarpa vecchia: è tempo di scrivere una nuova storia e chiudere quelle pagine. Rimani il lettore fedele di cui non si può fare a meno ma la storia va in una direzione inaspettata, perché a un certo punto deve pur finire in qualche modo, perché lo scrittore ha un’altra idea. La fine è una “spada nel cuore”, come dice Battisti. Le ultime pagine sono come lo sguardo d’amore che noti nei suoi occhi per l’altra, una spada nel cuore che resta, perché tu, il romanzo l’hai letto e lo vivi e sai che in fondo la vita va così, come le scuole di scrittura vorrebbero, e tu non sei che uno spettatore deluso o felice che chiude l’ultima pagina. E’ vero rimani senza fiato, comunque finisca, a cercare quel brandello di senso che ti dia la voglia di iniziare a leggere un nuovo romanzo.

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