di Anonimo
1
non sai che cosa perdi, sai che perdi
te ora – E ai suoi capezzoli beveva
venticinque anni fa la prima figlia,
e ora ci sei tu.
E questa notte la notte è
diversa dal mio premio: c’era una volta
per tutte, E la pietà è su questa madre
cara, che dice a me *sei tu mia madre*.
2
maggio selvaggio, dove uno vuole
TUTTO: anche essere donna, che
io teneramente ti ami, anche lavorare,
e mancare e sfiancare solo
sé. ma i bambini non ancora sono
la vita e non ci sono e neanche nati
ora e questa ora porta gioia e noia.
E lei colpisce, e l’abilità si arma.
3
restate infanzia. e l’aria viva è
chi non aspetto più. uscite ora
liberamente dalla piazza. voi
siete la piena opaca che non sa
perché si vive, e allora siete i piccoli
bambini e innocui. e veramente io
non sarò come voi; da qui non posso più
continuare nel cielo le sequenze.
4
quando il mattino guida a questa terza
dominazione lunga, cioè il sesso
di uno e una: dove il luogo è stretto,
è contro la finestra… e alla finestra
deve accadere tutto: la viltà
è a chi la scrivi ed una diffusione
di bene e seme è fatta e non morendo
hai vinto tutto questo, e non ti basta.
5
exit aër, ma prima deve dire
*sono un gesto gratuito*, io sono sempre
la povertà. scompare l’aria tutta
invisibile (era un uomo) (era
i diecimila istanti del suo alcool:
buon sangue); e un giorno è un giorno fortunato
con l’abbraccio più forte, e la caduta
non c’è più, c’è lo sfogo.

bello, incisivo. grazie.
Lasciano un segno.
Grazie!
Molto, molto bello,, e riconosco la mano, l’anonimo e unico poeta: in queste sue parole che si torcono e distendono c’è la vita, c’è *una vita*, tutta intera,quella di noi altri che cessano di essere soli, da soli – Grazie,M, la poesia è medicina, e questo è certo e bastante -.
Maria Pia Quintavalla
Fa pensare, per pura analogia, al Lucifero di Eminescu: l’astro-dio che vorrebbe discendere sulla terra per amare d’amore umano, ma alla fine resta in cielo, nemuritor si rece, immortale e gelido, condannato alla sua dolente beatitudine.
In effetti, lo stile del poeta è facilmente riconoscibile. Ma forse è divenuto più discorsivo, più comunicativo, più ragionante: come per una – peraltro ancora contratta e sofferta, e per questo più viva – “voluntade di dire”.
Ogni ottava ha senso compiuto, e in ognuna c’è vita, la vita, espressa ora con dolcezza, ora che vibra di pietas, e con ardore persino. Il tutto sapientemente inanellato, e la vita decantata che è già poesia di per sé qui è nobilitata felicemente con grazia. Bella lettura!
’ANONIMO – anagramma, bello: MA NON IO; e anche questo: AMO I \”NON\” – legge (vede, sente, si suona nella testa) ANDREA PAZIENZA nel Pompeo ristampato post mortem: o poesia poesia, si dice, come se l\’è detto Dino Campana. e il pallone che si è perduto – da Montale a Lucio Dalla – è una poesia. senza emozione, nulla. allora tutto è poesia. ma poche cose emozionano – e allora poche cose sono poesia. \”non fate gli snob\” – urlo di Sgarbi a Santoro e Travaglio e in absentia a Saviano. era una specie di poesia, in quei 5 secondi (poche cose *durano*). estremamente *andato* nel Paese barbaro, sempre in movimento, freccia scagliata, fuggire dalla tirannia dei rapporti, non essere più giovane, non sposare male, e neanche bene, non essere e non apparire, ma fare – e tutto quello che verrà. MA NON IO – anche se quell\’io fa film e appare. grazie a *chi* … mancano i verbi. dopo il CHI si possono mettere tutti i verbi BELLI.