8. Spagnoli

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Ma non c’era solo il cubo di calce su in collina. Salendo per Viale Pasteur sbocciava, tra i palazzi bassi, una chiesa affidata agli spagnoli Jesús, dall’aria troppo seria, e Serafino, un tipo smilzo, tutto pepe, con una vocina acuta da trillo telefonico. Era un antro oscuro anche durante le celebrazioni, in cui risaltavano le luci tremolanti di ceri e di candele: ti aggiravi circospetto, temendo d’inciampare in qualche trappola approntata a tradimento per i non abbastanza praticanti. Tua madre ostentava confidenza con i religiosi; era nel suo: lei, sempre arroccata in atmosfere ovattate e rarefatte, insofferente a qualsiasi sbavatura di umore popolano, nuotava felice tra nuvole d’incenso ed elargiva sorrisi a destra e a manca, neanche fosse la padrona di casa. Voi godevate di riflesso del favore dei frati: lo squillante Serafino, ogni volta che eravate a tiro, crepitava di battute e pacche sonore sulle spalle. Un giorno ti chiamano per leggere all’ambone: ti avvii col soprabito attillato, di cui vai fin troppo fiero; già sfoggi l’aria da belloccio che indosserai come una maschera, per nascondere l’insicurezza che ti assedia. Ti senti ammirato: chi è quel ragazzino che legge in chiesa così precocemente? Non sanno che è merito di mamma, del suo ascendente irresistibile sul clero. Ti viene il dubbio che il fare avanti e indietro nel corridoio di casa, col messalino in mano e lo sguardo concentrato su canoni e orazioni, sia un modo di aggiudicarti un briciolo di stima. Arrivi a domandarti se sia entrato in seminario per un rigurgito di tradizionalismo, un riemergere di conti in sospeso tra la cupola dei Santi Pietro e Paolo e la cappella dei frati innamorati di tua madre. Poi ricordi che tutto cominciò da un prete che leggeva il tuo diario e ci trovò qualcosa di poco compatibile coi privilegi del bambino che torna dall’ambone soddisfatto, come fosse rientrato da una sfilata d’alta moda.

13 pensieri su “8. Spagnoli

  1. M&C

    Un sorriso donato con il cuore, sincero e spontaneo, riesce a far scogliere anche i tipi più seri e perfino a rendere luminosi gli antri più oscuri.

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  2. RossellaT

    Scrivere è fermare su una pagina ricordi, avvenimenti, ma anche emozioni, stati d’animo, riflessioni personali, è portare allo scoperto desideri e delusioni, ammettere errori e debolezze. Ogni parola rivela la personalità vera di chi scrive che si mette a nudo, libero di esprimere i propri pensieri senza timori. Saper scrivere è un dono così come riuscire a leggere con il cuore cogliendo quell’essenza che sfugge allo sguardo.

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  3. robysda

    Raccontarsi sulla carta è uno specchio che tradisce e traduce le emozioni più profonde, solo agli occhi di un cuore che sa amare davvero; è ossigeno puro che si sprigiona in una complicità sempre più necessaria, che permette di respirare anche quando l’aria si fa rarefatta a causa delle troppe inutilità offerte da una vita sempre più di plastica , erroneamente scambiata per cristallo.

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  4. gum

    La vocazione non ha nulla a che fare con la frequentazione degli antri della religione o con l’avere un genitore molto pio. In quei posti e in seno a tali famiglie e’ qualcuno che ti ci fa trovare e’ Lui che vuole assicurarsi che quando ti chiamera’ tu abbia le orecchie e il cuore ben aperti onde evitare che tu non senta.
    La lettura dei testi in ambone non si ferma al piacere di aver dimostrato di essere un bimbo precoce, e’ servita per farti sentire l’interprete di quelle parole che da li’ sarebbero state parte eminente della tua vita.

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  5. bioraffaella

    Più si cresce e più cambia il modo di vivere le cose…quando si è giovani la cosa che conta è essere ammirati, quando cresci comprendi che i valori della vita sono altri,e la tua vita acquista un sapore più ricco che prima non aveva ,fino a quando non ti accorgi che c’è”qualcosa di poco compatibile coi privilegi del bambino che torna dall’ambone soddisfatto, come fosse rientrato da una sfilata d’alta moda.”

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  6. bioraffaella

    sia un modo di aggiudicarti un briciolo di stima…
    Tutti vogliamo aggiudicarci “un briciolo di stima” per potersi sentire un pò considerati, ma la stima e la considerazione non si conquista con quello che indossi o facendo quello che gli altri vogliono da te , la stima e la considerazione la conquisti con poco …basta un briciolo di amore , è sufficiente far sentire all’altro un cuore caldo che batte e che sa donare, perchè quando doni amore anche solo con un gesto, ecco che ricevi soltanto amore, ed è da qui che nasce la considerazione e la stima autentica che tutti noi cerchiamo ma che a volte non riusciamo ad apprezzare perchè vogliamo solamente essere primi.

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  7. bioraffaella

    sia un modo di aggiudicarti un briciolo di stima

    Stimati tu, prima di cercare stima negli occhi degli altri, e vedrai che quando il tuo specchio ti rimanderà l’immagine che cerchi, il mondo ti vedrà attraverso i tuoi stessi occhi.

    Cleonice Parisi

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  8. pmartucci

    E’ una fortuna, credo. Essere e vedersi come un baule pieno di buoni motivi che ci hanno fatto prendere l’una piuttosto che l’altra strada. Tutti validi, tutti con una loro bellezza, tanti frammenti di crescita. Che, proprio così assieme, fanno quell’unico che siamo…. Anche cercare la stima di chi si ama ( ma anche cercare il suo contrario, che poi è lo stesso….), oltre a vestirsi di negatività, di debolezza o di bisogno di conferme, è in un certo aspetto un qualcosa di molto bello, un grande atto di amore, allena ad un ascolto che diventerà ancora più grande. Partendo da quella persona nella quale ci specchiamo, che magari vogliamo compiacere, poi ci alziamo, riconoscendo la nostra voce, il nostro bisogno, quando si sarà formato e avrà parole per esprimersi. Fino a riconoscere quella Voce, ancora più grande.

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  9. agnese

    simpatica questa chiesa,mancava soltanto una voce misteriosa che veniva dal muri: memento mori, oppure: convertite vi,la fine del mondo è vicina…

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  10. agnese

    miei genitori non eravano mai “troppo” religiosi,andavano in chiesa in giorni festivi,due volta al anno andavano confersarsi,tutto qui,niente di più.
    Invece mia nonna era devota. Ricordo quando passavo le vacanze da lei, a casa sua spesso ci stavano riunioni con altre devote e preghavano e leggevano libri misteriosi di profeti. Spesso nonna mi chiamava (ma io non avevo più di dieci anni): vieni ascoltare ,arriva fine del mondo!
    Lei sempre preghava,specialmente quando c’era qualcosa da fare, mentre preghava rimproverava tutti e controllava tutto,tipo direttore.
    Nonna non c’e più, il mondo ancora esiste

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