Axis Mundi. Racconti della Brianza

GIANNI RUBINETTO

di Gianni Fumagalli

Ci ho provato a sradicarmi ma non c’è stato niente da fare, il mio mondo ruota attorno ad un asse il cui centro  sta proprio nel piccolo paese della Brianza dove sono nato e tuttora vivo. Ma che cosa ha determinato un’ostinazione così persistente; un’idea di mondo circoscritta a pochi chilometri quadrati tale da fare inorridire anche il più imberbe viaggiatore? Non lo saprei dire con precisione, molte cose hanno agito in quella direzione, ma penso che un ruolo decisivo l’abbiano avuto le persone che hanno accompagnato la mia infanzia ed intersecato l’adolescenza e la prima maturità. Semplicemente hanno rappresentato il mondo: bello, divertente, diverso, malato, elegante, feroce, intrigante, volgare e a questo mondo mi sono docilmente lasciato ancorare. Sono state per me il ponte d’accesso alla realtà ed è forse per questa ragione che tutte mi sono rimaste nel cuore. Da quell’umanità mia madre tentava prudentemente di tenermi distante con raccomandazioni e moniti di ogni genere; io ne ero invece catturato dal fascino comico e conturbante, possente ed eversivo. Ed  era proprio lì, nei luoghi non protetti o negli interstizi di quelli sicuri, che  succedevano cose che non potevano accadere altrove; lì si potevano catturare frammenti di dialoghi che scuotevano il mio piccolo e tranquillo universo generando una ruvida inquietudine alimentata  da curiosità e turbamenti. 

Molte di queste persone ora sono ombre, altre, figure trasformate dal tempo. Tutte continuano sporadicamente ad incrociare la mia esistenza. Le prime si materializzano a loro piacimento e dialogano appassionatamente, come nulla fosse, con il piglio e la forza dell’interlocutore.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             dell’interlocutore opportuno che sa di essere gradito. Le seconde, compaiono inaspettatamente nei luoghi più imprevisti per sparire di nuovo dopo un fugace scambio di saluti. Con grande piacere lascio che entrino nella mia vita e, a volte, inconsapevolmente è proprio il mio pensiero a mettersi sulle loro tracce.

Questi rapidi schizzi a matita, non vogliono in alcun modo essere dei ritratti ma solo il tentativo di fissare, per un istante, le ombre che popolano i miei ricordi.

   Il Buti. Aveva un incedere elegante con il busto leggermente reclinato all’indietro, la mano sinistra perennemente in tasca e la destra ad accompagnare il movimento sinuoso di un corpo che non avanzava ma fluttuava nello spazio. Terzino sinistro, possedeva l’esclusiva di saltare l’uomo facendo il giochetto della muréla. Era di poche parole e di fatti incisivi. Per una scommessa di cinquecento lire, cifra non indifferente allora,  durante una gita invernale con l’oratorio, all’Alpe Motta, si calò per un minuto in un torrente gelido. Vinse ed incassò con stile.

   Togn 120. L’appellativo numerico, lo scoprii anni dopo, era dovuto alla circonferenza cranica (esagerazione del calcolo numerico) appunto 120 centimetri. Con questo calibro, cadendo di testa dai carpini dell’oratorio, ruppe la grossa lastra di granito del tavolo sottostante (così recitava la leggenda) che rimase per anni, reperto inamovibile aggredito dalle intemperie del tempo, a testimonianza di un evento eccezionale che fu subito mito.

   Giba. Una voce un po’ roca ma calda e bonaria; una voce che ti diceva – io ti parlo sempre da amico – e mai un giudizio su nessuno. Amava i cavalli e gli animali in genere più degli umani – che possono tradire quanto meno te l’aspetti, mentre loro, loro non ne sono capaci, loro, gli animali, se gli dimostri amore ne sarai sempre ricambiato. -La sua casa era un’arca di Noè, mancava solo il puma.

   Giuan Murné. – Balì – è l’espressione che ha immortalato undongiovanni nostrano alle prese con una lingua che lo respingeva e una francesina da invitare a danzare. Balì è più di una galanteria è il desiderio che si fa coraggio, lingua e creatività. Balì supera il comico per proporsi come universale. Me lo vedo, alto, magro, allampanato, leggermente curvo in avanti, la mano sinistra dietro la schiena  in segno di riverenza e quel balì liberato da un sorriso fissato a metà – balì mademoiselle? 

Feuia. Ho visto in lui lo sguardo di Caino, il sorriso canzonatorio di chi si sente, in ogni istante, al di sopra delle regole. L’ho visto colpire a tradimento un ragazzo e spaccargli il naso con una testata per il solo fatto che aveva osato rispondere ad una becera provocazione. Ha condotto  una vita di espedienti vantandosi come fossero dei records e sempre con il sorriso sulle labbra. Non conosco l’altro lato del suo animo, quello del dolore e delle umiliazioni subite, quello l’ha tenuto gelosamente segreto.

   Federica. Con tutta la sua spudorata e ingenua forza eversiva mi pose di fronte, appena ventenne, alla “diversità”. Non sapevo niente, perché allora nessuno diceva niente, tantomeno cosa significasse essere lesbica. Lo imparai da lei, dalla sua continua lotta per affermare un’identità che non ha voce, in una realtà che da voce solo alle finzioni. Ci riuscì, perché Federica è nata “riuscita”, perché il suo sorriso nasconde una forza insospettata, perché ad una vita di nascondimenti e di bisbigli alle spalle, ha preferito guardare in faccia tutti e leggere nei loro occhi la vergogna, l’imbarazzo o il piacere di interloquire con una lesbica.

   Giuan Garbeta. Era l’unico, perché non ho conosciuto altri così, che tra la domanda dell’interlocutore e la sua risposta lasciava sempre uno spazio di silenzio più o meno breve. Questo tempo lo utilizzava per raccogliere tutte le informazioni possibili, poi replicava, e spesso erano risposte esilaranti. Si muoveva con gesti lenti camminando col la testa leggermente reclinata come a reggere il peso di un flusso di coscienza enorme. La voce, sempre sopra una certa tonalità, e le battute di spirito fatte sulla soglia del suo negozio, testimoniavano la sua predilezione per una vita teatrale.  

Molte altre figure continuano ad aggirarsi nei miei ricordi ma prometto che darò voce anche a loro.

2 pensieri su “Axis Mundi. Racconti della Brianza

  1. sgolisch

    Pubblico con grande piacere questa raccolta di racconti di Gianni Fumagalli.

    Dove si trova l’asse del mondo?

    Sempre ladovve io sono.

    Sono io l’asse del mondo, sempre Intorno a me la vita è all’ lavoro – in Brianza e altrove…

    Un po’ mi riccordano questi racconti a quelli dell’Ohio di Sherwood Anderson.

    Brianza, Ohio… Che ognuno aggiunga i propri luoghi di vita…

    Un caro saluto di neve

    Stefanie

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