Libri 2012 saggistica. Venti titoli su cui riflettere

libreria

di Guido Michelone

Al di là dei libri di studio, che, nel mio caso, riguardano soprattutto la popular music e i mass media (e per altri versi la narrativa italiana contemporanea) mi posso ritenere un lettore abbastanza onnivoro, con quel tanto di ‘disordine preorganizzato’ (se mi si consente l‘espressione) che porta a spaziare da un argomento all’altro, senza troppe preoccupazioni. Non leggo però di tutto e cerco di selezionare attentamente autori e titoli, quando vado in libreria, che è ancora, a mio avviso, il luogo deputato in cui poter scegliere meglio, benché i cataloghi on line consentano forse maggior razionalizzazione o percorsi incrociati: ma il gusto di sfogliare le pagine di carta resta insostituibile, al di là di qualsiasi eccellente e-book. Il privilegio nelle librerie grandi o piccole, che amo ‘ispezionare’ da cima a fondo, per me, va sempre comunque a padiglioni e scaffali che osservo fin dagli anni del liceo: sono quindi i settori che riguardano la musica pop, rock, folk, jazz, la narrativa contemporanea, il cinema e le comunicazioni di massa, le riedizioni di classici, i volumi d’arte (soprattutto contemporanea) e quelli su viaggi e cucina, nonché qualcosa di serio sulle origini dell’universo.
Forse per mancanza di tempo non leggo molto i libri di storia (come quelli di filosofia, politica, teologia, scienza), benché m’interessi moltissimo l’attualità, preferendo osservare da dentro o da vicino l’ultimo mezzo secolo di storia che è forse il periodo più ricco e più vario in quanto a succose novità e incessanti accelerazioni, attraverso i mass media. Non so perché, non so spiegarmelo razionalmente, ma dopo la lettura di questi venti testi lungo il 2012 – Baggio, Bais, Baluja, Bianchi, Bordwell/Thompson, Cadenas, Calbi, Caprettini, Cartosio, Casi, Centofanti, Denicolai, Fo/Manin, Gibson, Grasso, Madesani, Pranzetti Lombardini, Simone, Theroux, Vinciguerra/Calabrese – mi tornano alla memoria gli anni della mia prima infanzia proprio sul piano mass-mediatico.
Da piccolo, prima di frequentare le scuole elementari, nell’Italia che si avvicina al grosso boom del miracolo economico, mi rammento che esiste un solo canale di televisione in bianco e nero, due reti radiofoniche italiane, tante sale cinematografiche (otto in una città di cinquantamila abitanti), diverse edicole con giornali e riviste ma senza gadget e certi quotidiani con due edizioni giornaliere. Di computer si inizia a parlare, ma solo nei libri o nei film di fantascienza; supermercati e shopping center, anch’essi visti nei documentari o nei lungometraggi americani. Ricordo ancora poche automobili, mentre biciclette, moto e scooter non fanno trend, ma sono usate dai lavoratori che non hanno i soldi per comprarsi la macchina; una sola autostrada (la Torino-Milano), persino qualche locomotiva a carbone, le campagne e le città non ancora sconvolte dalla cartellonistica pubblicitaria o dall’edilizia selvaggia.
Gli oggetti di plastica sono ancora rari, semmai prevale la bachelite; l’usa-e-getta un’espressione ignota, i dischi sono a 45 giri, rari i 33 giri e ancora diffusi i 78 giri e si ascoltano con i grammofoni o le prime fonovaligie o in qualche juke-box al bar, dove l’elenco di prodotti da bere e mangiare risulta assai scarso. Gli elettrodomestici appartengono alla high society, benché talvolta snobbati dai vecchi ricchi ancora legati alle tradizioni manuali: fa chic il rifiuto di frigoriferi, lavatrici, frullini, persino radio e televisori.
Per telefonare (o vedere Il Musichiere o Lascia o raddoppia? sul piccolo schermo) qualcuno va al caffè o a casa del vicino, data la scarsità di apparecchi privati in ambo i casi. L’acqua potabile è ormai diffusa, dalle metropoli ai paesini, in tutte le abitazioni moderne che talvolta scriteriatamente vengono edificate su quelle antiche; la corrente elettrica non sempre arriva in località sperdute delle Alpi o del Mezzogiorno; idem per il gas (diffuso con le bombole). Nonostante sia ancora una società pedantemente libresca (con un sistema scolastico a dir poco ottocentesco), l’analfabetismo è purtroppo assai diffuso e per esprimersi l’ottanta per cento della popolazione usa il dialetto; libri comunque pochi nelle case dei ceti bassi e medio-bassi, anche se pocket ed enciclopedie (prese a rate o a fascicoli nelle edicole) iniziano ad adornare gli scaffali delle librerie che dal gusto barocco passano via via a quello stile scandinavo che a sua volta aprirà al modern design frutto dell’ingegno del Made in Italy.
Questo elenco sommario, magari confuso o frammentario, dovrebbe far capire come da cinquant’anni in qua i cambiamenti risultano sempre più radicali e repentini nella vita quotidiana. Oggi forse i giovanissimi non si rendono conto del potenziale comunicativo e massmediatico che hanno quando tengono in mano uno smart phone, un I-pad o altri ritrovati. Chissà perché, ma questi frammenti di memoria personale (ma penso anche collettiva) mi tornano alla mente mentre rivedo la pila di libri che vorrei consigliare non tanto per le Feste Natalizie – periodo che spero destinato non solo alle cibarie ma anche alla lettura, dopo la preghiera e la famiglia – quanto piuttosto quale pro memoria per un anno editoriale che sta per finire. Come per le mie ‘rimembranze’ questi libri che propongo sono soltanto un elenco sommario, magari confuso o frammentario di quanto via via interiorizzato, adocchiato, magari consumato in questi ultimi mesi (fatta salva la musica alla quale vorrei dedicare un altro elenco specifico).
L’unico libro di politica è I lunghi anni sessanta. Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti (Feltrinelli) di Bruno Cartosio, che però appartiene forse più alla storia contemporanea, in cui viene trattata esemplarmente la vicenda di gruppi, movimenti, ideologie, alternative in un momento cruciale della realtà americana, con molti riferimenti alle arti, alle utopie e ai media.
E proprio sui media ho letto di più, con almeno sette titoli, a cominciare dal propedeutico Dal papiro al silicio. Percorsi e ambiti della Media Education (Paoline) di Giovanni Baggio, dove è spiegata a grandi linee una disciplina scolastica purtroppo esclusa dalle ultime riforme scolastiche: l’educazione ai mass media dovrebbe invece essere obbligatoria dall’asilo all’università, affinché i giovani imparino a difendersi da una comunicazione spesso distorta.
Propedeutico è anche l’agile Prima lezione sulla televisione di Aldo Grasso (Laterza), dove il maggior critico televisivo italiano traccia una storia critica del piccolo schermo tricolore, con il piglio di un sociologo attento soprattutto agli aspetti linguistici del medium stesso. E ancora propedeutico, benché voluminoso Storia del cinema. Un’introduzione (McGraw Hill), di David Bordwell e Kristin Thompson, è diventato ormai un classico di ogni studio filmologico, per la capacità di narrare non solo l’evoluzione del mezzo, ma anche le novità di singoli corto e lungometraggi.
Del resto la maggior parte dei libri sui mass media vengono scritti da docenti universitari titolari di insegnamenti annessi al mondo della comunicazione, come nel caso di Modernità all’italiana. Origini e forme dello spettatore globale (Cartman) di Gian Paolo Caprettini, noto semiologo torinese, che in questo caso affronta oltre un secolo di patrie vicende alla luce di storie e teorie. Anche in Armamenti d’arte e comunicazione (Dalai Editore) a cura di Angela Madesani c’è un capitolo di storia patria, ossia l’esperienza del ‘Laboratorio’ di Brunone, Columbu, Pasculli, Rosa, tra videoarte e controinformazione nei milanesi anni Settanta della rivolta creativa.
Più legati ai cosiddetti new media due testi che affrontano però il discorso di internet e del computer in modo tra loro differente ma complementare: Presi nella rete. La mente ai tempi del web (Garzanti) di Raffaele Simone è un saggio tra psicologia e neuroscienze su come il digitale cambi la percezione umana, mentre Parlare networkese. Ambienti e terminologia del web 2.0 (Cartman) di Lorenzo Denicolai offre uno spaccato, tra linguistica e sociologia, sull’attuale cyberspazio tra blog, forum, twitter e face book.
In fondo anche le scuole di scrittura creativa (come la scuola stessa) può rientrare in un discorso di mass media in quanto agenzia formativo-educativa: Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti) di Paolo Bianchi, giornalista e narratore, svela pericoli e insidie del mondo dell’editoria, che di quelle scuole dovrebbe essere lo sbocco naturale. Anche È la scrittura, bellezza! (Clinamen) di Fabrizio Centofanti parla dello stesso argomento con un romanzo arguto, ironico, meta letterario (calvinista nel senso di Italo), di rara onestà intellettuale.
E, a proposito di romanzi, non posso tacere almeno tre nuove opere letterarie che affrontano anch’esse il mondo dei mass media, a cominciare da Zero History (Fanucci) di William Gibson, ovvero il padre riconosciuto del postmoderno e del cyberpunk, qui alle prese con un thriller distopico a sfondo appunto tecnologico. Un editore inaugura persino una nuova collana ScienzaLetteratura con un neogenere, il cosiddetto ‘romanzo scientifico’, con due titoli: da un lato Silicon Jungle (Dedalo) di Shumeet Baluja (che lavora per Google) svela misteri, tradimenti e giochi di potere nel mondo di Internet; dall’altro Materia strana (Dedalo) di J. J. Gómez Cadenas ambienta la propria fiction addirittura al CERN, ovvero il laboratorio europeo per la fisica delle particelle che si trova a Ginevra.
A questo punto vale la pena di citare Elogio della scienza (Dedalo) di Sander Bais, fisico e docente, ottimo divulgatore anche qui con un testo appassionante, che presenta una carrellata sui momenti di svolta nella storia delle scienze naturali, concentrandosi sulla dimensione culturale della scienza medesima. E sotto molti aspetti anche viaggiare è scienza o almeno è un’esperienza fortemente cognitiva, come si evince da Il tao del viaggio. Quando la saggezza viene dalla strada (Dalai Editore) di Paul Theroux, un’antologia di scritti di reporter ed esploratori che sono soprattutto letterati, da parte di un autore che d’altronde fa del viaggio lo scopo della propria vita.
Anche il teatro è in fondo un viaggio della memoria: e allora Il paese dei misteri buffi (Guanda) di Dario Fo (assieme a Giuseppina Manin) parte dalla sua commedia più nota, Mistero buffo, per decidere di raccontare gli altri misteri, poco buffi ma tanto drammatici e inquietanti che stanno condizionando l’Italia di questi ultimi decenni. Al teatro si rapportano pure, nel secondo Novecento, un romanziere e uno scultore di altissimo livello: nel primo caso Pasolini e il teatro (Marsilio) a cura di Stefano Casi, Angela Felice, Gerardo Guccini viene esaminato l’apporto del grande intellettuale alla drammaturgia contemporanea con alcune sue tragedie. Nel secondo Arnaldo Pomodoro. Il teatro scolpito (Feltrinelli) a cura di Antonio Calbi è un grosso libro illustrato che propone foto e disegni (e commenti specifici) delle scenografie realizzate per insigni registi sia di prosa sia di melodramma.
E infine, per alleggerire Stress & dieta. Consigli e rimedi per vivere al meglio (Kowalski) di Paola Vinciguerra e Giorgio Calabrese non è un libro di cucina, ma una guida per mangiare (e vivere) bene, mentre il Dizionario contemporaneo di buone maniere (Gribaudo) di Laura Pranzetti Lombardini ripropone in versione aggiornata le classiche regole di un buon galateo moderno, sconfinando anche nel sociale.
E dopo questi venti titoli mi viene ancora in mente l’Italia dei televisori in bianco e nero, dei quotidiani con due edizioni giornaliere, dei computer nei libri o nei film di fantascienza delle biciclette usate dai lavoratori, di una sola autostrada, dei dischi a 45 giri con le fonovaligie, dei primi frigoriferi, di pocket ed enciclopedie sugli scaffali di librerie domestiche dal modern design stile Made in Italy.
Come dice, o meglio cosa scrive Marcel Proust? “Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto”.

Bibliografia per autore in ordine alfabetico:
Baggio Giovanni, Dal papiro al silicio. Percorsi e ambiti della Media Education, Paoline, Milano 2012.
Bais Sander, Elogio della scienza, Dedalo, Bari 2012.
Baluja Shumeet, Silicon Jungle, Dedalo,Bari 2012.
Bianchi Paolo, Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa, Bietti, Milano 2012.
Bordwell David, Thompson Kristin, Storia del cinema. Un’introduzione, McGraw Hill, Milano 2012.
Cadenas Gómez J. J., Materia strana, Dedalo, Bari 2012.
Calbi Antonio (a cura di), Arnaldo Pomodoro. Il teatro scolpito, Feltrinelli,Milano 2012.
Caprettini Gian Paolo, Modernità all’italiana. Origini e forme dello spettatore globale, Cartman, Torino 2012.
Cartosio Bruno, I lunghi anni sessanta. Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 2012.
Casi Stefano et alii (a cura di), Pasolini e il teatro, Marsilio, Venezia 2012.
Centofanti Fabrizio, È la scrittura, bellezza!, Editrice Clinamen, Firenze.
Denicolai Lorenzo, Parlare networkese. Ambienti e terminologia del web 2.0, Cartman, Torino 2012.
Fo Dario, Manin Giuseppina, Il paese dei misteri buffi, Guanda, Parma 2012.
Gibson William, Zero History, Fanucci, Roma 2012.
Grasso Aldo, Prima lezione sulla televisione, Laterza, Roma-Bari 2012.
Madesani Angela (a cura di), Armamenti d’arte e comunicazione, Dalai Editore, Milano 2012.
Pranzetti Lombardini Laura, Dizionario contemporaneo di buone maniere, Gribaudo, San Giovanni Lupatoto 2012.
Simone Raffaele, Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Garzanti, Milano 2012.
Theroux Paul, Il tao del viaggio. Quando la saggezza viene dalla strada, Dalai Editore, Milano 2012.
Vinciguerra Paola, Calabrese Giorgio, Stress & dieta. Consigli e rimedi per vivere al meglio, Kowalski, Milano 2012.

7 pensieri su “Libri 2012 saggistica. Venti titoli su cui riflettere

  1. bioraffaella

    I libri sono una bella compagnia ,hanno sempre qualcosa da insegnare e a volte quando li leggi sei talmente preso che senti la necessità di leggerli una seconda volta ,perché hai la sensazione che ti è sfuggito qualcosa di importante, mi è stato detto che questo succede quando la parte emotiva prevale su quella razionale, ma io penso che a volte i libri vanno letti tra le righe per comprenderne meglio il significato ed il messaggio che ci vuole trasmettere lo scrittore. Questo è quello che mi è capitato leggendo “È la scrittura bellezza” di Fabrizio Centofanti,in esso ho capito che la scrittura è tutto ciò che senti , ciò che vivi e ciò che ami perché in fondo non esiste una scuola migliore della vita e dell’ amore.

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  2. M&C

    Grazie Guido Michelone, per questa lista: un libro è sempre un consiglio prezioso, sia su carta, sia sul web, soprattutto se si conosce la fonte.
    Anche io ho letto e leggo F. Centofanti, perché è un autore sensibile alla vita, aperto alle innovazioni, ma tradizionalista per quanto riguarda i valori veri, quelli che non cambiano mai e sono sempre gli stessi, grazie a Dio, rispetto ai tempi in cui la TV era solo bianco e nero: perché è giusto e buono stare al passo con i tempi, ma è ancora più giusto tenere sempre presente dove si trova la Verità.
    Leggere autori di questo spessore, aiuta a crescere, con il cuore e con la mente.

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  3. robysda

    Un salto indietro, a qualche anno fa, un bel viaggio fra libri di carta, vinili, TV in bianco e nero e quant’altro, storia che fa storia, attraverso cui si formano e si modellano caratteri e coscienze. Anch’io , come chi ha scritto prima di me, seguo la scrittura di F. Centofanti, e posso dire che, grazie anche al privilegio di conoscerlo e ascoltarlo in altre occasioni, quando arrivo all’ultima pagina, all’ultima parola di ogni suo libro, ne esco senza dubbio arricchita e con una visione della vita assolutamente più aperta e accogliente, soprattutto verso quello che ciascuno di noi, a seconda dei propri parametri di valutazione, può definire ostile e contrario alla sua indole.
    Sono convinta che grazie a queste letture, quelle che fanno riflettere, appunto, ci siano immense possibilità per incontrare e toccare mondi insoliti, un aiuto a crescere e a vedere che l’orizzonte non è poi così lontano.

    Grazie a Guido Michelone per questi suoi suggerimenti di “titoli su cui riflettere”.

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