89. Un giorno caldo di giugno

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4dFI1UVwFJ4&feature=g-vrec]

da qui

Ti viene un dubbio: che tutta questa storia sia un modo per fare i conti col passato, che dentro te ci sia qualcosa che non riesci ad accettare e hai bisogno di tradurre in racconto, per vedere le scene da vicino e convincerti una buona volta che ciò che è stato è stato e nessuno ha il potere di cambiarlo. Vorresti che non fosse un giorno caldo di giugno, con nuvole bianche che s’inseguono come pecore sbandate nel pascolo diafano del cielo; sarebbe meglio un pomeriggio di pioggia, di quelli che ti affacci alla finestra e vedi i passanti frettolosi che spariscono subito dietro l’angolo; ecco come dovrebbero essere i pensieri, che invece tornano, tornano, e non ti danno pace. Sei recluso in un albergo assurdo, nella luce blu che sta a metà tra una discoteca e una sala operatoria; ti senti un cadavere inciso dal bisturi dell’autopsia di rito, vittima dei personaggi che hanno affollato il tuo passato. Vorresti condividere il fardello, e forse per questo metti sulle spalle degli attori ignari i tuoi dubbi e i tuoi problemi. Ma potrebbe essere il contrario: giunto alla maturità, hai deciso di guardare fuori, di aprirti finalmente agli altri, che non se lo fanno ripetere due volte e invadono la stanza con le loro pretese, i sogni e le angosce che li divorano quasi senza scampo. Ti chiedi se scrivere non sia altro che uno sfogo, un modo per trasferire altrove le pressioni divenute insopportabili; oppure la chiave per chiarire i nodi che la gente ti mette nelle mani augurandosi che tu, sì, proprio tu, possa scioglierli miracolosamente. Questo spiegherebbe l’ascesi a cui ti sottoponi, la rinuncia ai piaceri più innocenti, al legittimo riposo, neanche fossi un prete di periferia che non sa più a chi i dare i resti. A volte, anzi, il tavolo dove al solito lavori, col pacchetto di Winston e la tazza di caffè, pare un altare su cui si accumulano preghiere provenienti da ogni dove, come se tu, sì, proprio tu, fossi una sorta di demiurgo capace di deviare verso Dio le invocazioni mute di chi sogna un amore, un senso, una liberazione. Ma c’è una terza ipotesi: che dietro te ci sia qualcuno in grado di raggiungere un orizzonte più ampio e più lontano, uno che forse neanche esiste, in cui ci s’imbatte in certi giorni fortunati, quando non sai più che fare e dove andare: le hai provate tutte e non ti resta che fuggire o gettarti da una torre, leggi in anticipo la parola fine, ma inaspettatamente appare un’altra scritta, un nome difficile da decifrare, che ti sembra di aver visto già da qualche altra parte, mentre, da ragazzo, correvi in bicicletta, e ti fermavi per capire chi potesse aver scritto col pennello e il secchio di vernice sul muro diroccato e mezzo mangiato dal tempo, chi potesse aver pensato che la vita si spiegasse solo lì, in una scritta che oggi c’è e domani, magari, è cancellata dalla pioggia in un giorno d’inverno, che sarebbe più adatto per fugare i pensieri del passato, le ombre che stridono inevitabilmente col sole di questo pomeriggio caldo di giugno.

23 pensieri su “89. Un giorno caldo di giugno

  1. M&C

    – ciò che è stato è stato e nessuno ha il potere di cambiarlo

    Il passato non deve mai essere un ostacolo ad andare avanti, un fardello che impedisce di muoversi.
    Eppure, anche un passato felice e pieno di successi, può diventare un limite, trasformarsi in incapacità ad apprezzare la bellezza del presente: si può rimanere ancorati ai ricordi positivi e pensare che non sarà mai più niente uguale a prima, perdendo cosi la gioia di vivere, la capacità
    di farsi sorprendere ancora dalla vita e la voglia di migliorare.
    I ricordi negativi, invece possono lasciare paure ed insicurezze che bloccano ed immobilizzano, fino a quando gli occhi di qualcuno che ti ama riusciranno a farti vedere tutte le tue potenzialità e capacità.

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  2. M&C

    – sarebbe meglio un pomeriggio di pioggia

    Il sole mi piace e mi affascina: quando la mattina lo vedo splendere nel cielo provo una grande gioia.
    Ma anche la pioggia mi piace, soprattutto quando sono a casa e mi sento al sicuro, al riparo: guardando fuori dalla finestra sento una grande pace e capisco di essere una persona molto fortunata.

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  3. ema

    “Ma c’è una terza ipotesi: che dietro te ci sia qualcuno in grado di raggiungere un orizzonte più ampio e più lontano”

    “Io vivo, ma non sono più io che vivo,è Cristo che vive in me”
    (Gal. 2,20)

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  4. ema

    “le ombre che stridono inevitabilmente col sole di questo pomeriggio caldo di giugno.”

    Quando si fanno proprie le pretese, i sogni e le angosce degli altri, si porta un fardello pesante spesso difficile da condividere; qualche giornata diventa così grigia che quasi vorremmo cadesse la pioggia a darci ragione del nostro sentire interiore.
    Per tutta risposta, invece, ci sorride il sole, quasi a dirci che proprio quello è il nostro ruolo , a ricordarci chi siamo veramente.

    http://www.youtube.com/watch?v=2CPac2SXBo4&feature=related

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  5. ema

    “chi potesse aver pensato che la vita si spiegasse solo lì, in una scritta che oggi c’è e domani, magari, è cancellata dalla pioggia in un giorno d’inverno”

    Il nostro povero mondo si regge sulle spalle doloranti di chi ancora crede fortissimamente che alcune scritte siano indelebili.

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  6. RossellaT

    Ma c’è una terza ipotesi: che dietro te ci sia qualcuno in grado di raggiungere un orizzonte più ampio e più lontano

    “I santi, mi dico, abitano tra noi e sono come il vento, che ti sfiora il viso, ti scompiglia i pensieri e lasciano tracce nei nostri cuori”. (Mario Gravina – Preti di periferia).

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  7. mariapiaquintavalla

    resta la parola da decifrare scritta sui muri, a vernice, che campeggia nel tempo, al di là della pioggia, nei nostri giorni sereni. Tanti ne ha spazzati, il vento.
    Ne riservano forse, ancora i giorni – Ti saluto Fabrizio!

    Maria Pia Q

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  8. Rashide

    LA LLUVIA
    (Rapa Nui)
    Pablo Neruda

    NO, que la reina no reconozca
    tu rostro, es más dulce
    así, amor mío, lejos de las efigies, el peso
    de tu cabellera en mis manos, recuerdas
    el árbol de Mangareva cuyas flores caían
    sobre tu pelo? Estos dedos no se parecen
    a los pétalos blancos: míralos, son como raíces,
    son como tallos de piedra sobre los que resbala
    el lagarto. No temas, esperemos que caiga la
    lluvia, desnudos,
    la lluvia, la misma que cae sobre Manu Tara.

    Pero así como el agua endurece sus rasgos en la
    piedra,
    sobre nosotros cae llevándonos suavemente
    hacia la oscuridad, más abajo del agujero
    de Ranu Raraku. Por eso
    que no te divise el pescador ni el cántaro.
    Sepulta
    tus pechos de quemadura gemela en mi boca,
    y que tu cabellera sea una pequeña noche mía,
    una oscuridad cuyo perfume mojado me cubre.

    De noche sueño que tú y yo somos dos plantas
    que se elevaron juntas, con raíces enredadas,
    y que tú conoces la tierra y la lluvia como mi
    boca,
    porque de tierra y de lluvia estamos hechos.
    A veces
    pienso que con la muerte dormiremos abajo,
    en la profundidad de los pies de la efigie,
    mirando
    el Océano que nos trajo a construir y a amar.

    Mis manos no eran férreas cuando te conocieron, las
    aguas
    de otro mar las pasaban como a una red; ahora
    agua y piedras sostienen semillas y secretos.

    Ámame dormida y desnuda, que en la orilla
    eres como la isla: tu amor confuso, tu amor
    asombrado, escondido en la cavidad de los sueños,
    es como el movimiento del mar que nos rodea.

    Y cuando yo también vaya durmiéndome
    en tu amor, desnudo,
    deja mi mano entre tus pechos para que palpite
    al mismo tiempo que tus pezones mojados en
    la lluvia.

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  9. gum

    O scrittore,intermediario tra la terra e il cielo, dove le condizioni meteo sono determinanti degli umori dei poveri cristi che in un giorno di giugno possono decidere di fare il salto giù, ma non lo fanno perchè ci sei Tu scrittore missionario monco dei piaceri della carne come l’uomo della tua vita e dea Kalì del Cristianesimo pronta a raccogliere con le sue pietose mani tutti i nostri dolori.L’unico in grado di decifrare messaggi criptati dai muri e dalle balaustre portandoli agli altri a indicargli per sempre la via illuminata della salvezza. Noi ringraziamo Te e Dio che Ti manda.

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  10. Raf

    ciò che è stato è stato e nessuno ha il potere di cambiarlo.

    Il passato è un grande maestro, esso non si può cambiare, ma da lui si può imparare.

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  11. Raf

    che dietro te ci sia qualcuno in grado di raggiungere un orizzonte più ampio e più lontano, uno che forse neanche esiste, in cui ci s’imbatte in certi giorni fortunati, quando non sai più che fare e dove andare:

    Tu non sai quello che dici” rispose l’angelo.
    “Non c’è nessuna tragedia, ma l’inevitabile.
    Tutto ha la sua ragione d’essere: devi solo saper distinguere fra ciò che è transitorio e ciò che è definitivo.”
    “Che cos’è transitorio?” Domandò Elia.
    “L’inevitabile”.
    “E che cos’è definitivo?”
    “Le lezioni dell’inevitabile”.
    E dicendo questo l’angelo si allontanò
    Bisogna sempre sapere quando una fase giunge alla fine.
    Concludere un ciclo, chiudere un uscio, terminare un capitolo: non importa come lo si definisca, ciò che conta
    È lasciare nel passato quei momenti di vita che sono finiti.
    “La vita è proprio questo,” disse il Maestro. “Una serie di errori.”

    Paulo Coelho

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  12. Raf

    Che importanza ha sapere chi ha scritto quel nome strano da decifrare? L’importante è capire il messaggio che quella scritta ci vuole dare!

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  13. vale

    l’infelicità mi pare è il colmo
    di ogni perfezione. come l’estasi
    è perdersi nel corpo e il sogno
    un giovane rampollo della cenere,
    così, fra dentro e fuori, la spietata
    concorrenza s’esaurisce, nel caldo pomeriggio,
    tra pensieri
    che cerchi di guidare se il tardi è già passato,
    e non rimane altro
    che il nome, quando scivola di mano
    il conto dei rimpianti.

    “Codice a barre” da Nomen omen (F. Centofanti)

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  14. pam

    ”A volte, anzi, il tavolo dove al solito lavori, col pacchetto di Winston e la tazza di caffè, pare un altare ”

    …perché anche fra scrittura e lettura si può creare una condivisione che è un momento di comunione.

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  15. agnese

    “leggi in anticipo la parola fine”
    racconto una storia…
    Stavo andanto con la mia macchina fuori città e io non sono capace di andare piano. Davanti ci stava una grande macchina,questo mi dava fastidio,volevo superarla soltanto che la strada era stretta,di fronte passavano le macchine.Ho trovato un buco, mi sono infilata al centro di strada ma non riuscivo a superare la macchina che andava con la stessa velocità come mia.Di fronte stavano arrivando le macchine e la prima era un camion quale con i luci mi dava i segni che devo togliermi dalla strada. Io non riuscivo superare la macchina accanto,dietro non potevo tornare perchè ci stava una fila di macchine e potevo combinare un bel collisione,di fronte si stavano avvicinando le macchine ma la strada era troppo stretta per tre macchine.Ci stavo in mezzo di strada spingendo al massimo pedle dell’acceleratore guardando il camion che si stava avvicinando verso me.Era vicinissimo,ma io non potevo fare niente di più.Vedevo gia con miei occhi come questa macchina mi schiaccia e…ho chiuso occhi.Ho chiuso occhi per non vedere come questa macchina mi sta schiacciando, ricordo mio ultimo pensiero…ho pregato Dio se mi permette di morire con primo colpo per non farmi soffrire.Quando ho aperto occhi,stavo andando sulla mia corsia giusta,mi sono girata verso mia amica-ci stava,e mi sono chiesta:sono viva o mia anima che prosegue la strada,mi sono girata dietro,sicura che vedrò la la mia macchina schiacciata-non c’era niente,le macchine camminavano normalmente.Per qualche giorni leggevo tutti annunzi di funerali-mio non ho trovato,allora sono rimasta viva.
    “leggi in anticipo la parola fine”-vero,ancora tutto si può succedere.

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  16. Ernesta Scappaticci

    “che dentro di te ci siano cose che non riesci ad accettare”
    Assolutamente, tutti hanno ricordi che non riescono ad accettare, io per prima, bisogna cercare quei ricordi e capire che sbagliare fa parte di noi.
    Il lavoro su te stessa e grande ma c’è sempre qualcuno che ti aspetta per darti una mano:
    Dio e l’angelo custode che mi regala il suo tempo e i suoi suggerimenti!

    Grazie allo scrittore e al mio angelo custode.
    L’accoglienza è tutto ciò che un essere umano chiede alla vita perché ricevere ti insegna a donare: qualcuno ti ha fatto capire che Dio ti ama.

    Un abbraccio a tutti.
    Ernestina.

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  17. robysda

    L’abbraccio del cielo che ci fa ritrovare tutti nello stesso sogno, un cielo che si offre come acqua fresca quando l’arsura della vita lascia segni e rughe sul corpo che vuole desistere, un cielo insistente che lascia cadere baci ogni notte, senza stancarsi, fiducioso che prima o poi vengano raccolti o arrivino in tempo a ridare fiducia e sorriso… Anche questo è scrivere, anche questo si prova (leggendo) in un giorno caldo di giugno

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  18. Carlo

    Una brocca di pensieri è una brocca. Alcuni dicono: passami l’acqua (sottinteso la brocca). Altri: passami la brocca. L’acqua senza brocca si perde, e la brocca senz’acqua non fa niente se non stare in attesa di contenere l’acqua.

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  19. M&C

    “L’accoglienza è tutto ciò che un essere umano chiede alla vita perché ricevere ti insegna a donare: qualcuno ti ha fatto capire che Dio ti ama.”

    Cara Ernesta S. mi piace molto questa tua affermazione, ci credo anche io tantissimo.
    È bello ritrovarci qui e rispecchiarci gli uni negli altri, ritrovarci, come dice Roby, “tutti nello stesso sogno” che può finalmente avverarsi.
    Grazie e buona domenica.
    Cri

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