Testo introduttivo e traduzione delle poesie di Giovanni Agnoloni
Randi Ward è una poetessa, traduttrice letteraria, paroliera e fotografa del West Virginia, negli Stati Uniti. Ha conseguito un Master in Studi Culturali presso l’Università delle Isole Fær Øer e ha vinto per due volte il “Nadia Christensen Prize” dell’American-Scandinavian Foundation. Le sue opere sono apparse su Asymptote, Words Without Borders, World Literature Today e su molte altre pubblicazioni, e sono state trasmesse anche su Folk Radio UK, NPR e PBS Newshour. Ha ottenuto l’“Appalachian Photography Award” della Shepherd University, e la Biblioteca della Cornell University nel 2015 ha inserito una raccolta di suoi lavori nel proprio Dipartimento di Libri rari e Manoscritti.
Di lei ricordo in particolare la silloge poetica Whipstitches, oltre alla traduzione americana della raccolta di versi del poeta faroese Kim Simonsen La composizione biologica di una goccia di acqua di mare porta con sé l’eco del sangue nelle mie vene, da cui ho tradotto la stessa silloge in italiano per I Libri di Mompracem.
Oggi vi propongo una selezione di versi di Randi Ward tratti dalla sua opera poetica e fotografica Groundwork, che è stata oggetto di una mostra in West Virginia, dove lei vive. Il concetto di fondo è dare voce agli esseri viventi e agli elementi del paesaggio naturale della sua regione, nella quale dopo la seconda guerra mondiale le attività industriali ed estrattive hanno determinato un selvaggio inquinamento dalle conseguenze persistenti, oltre a vari episodi di inondazione e incendio (si veda il film Cattive acque di Todd Haynes).
Il risultato è una poesia in cui la voce degli animali, delle piante e perfino delle montagne e degli oggetti diventa un tutt’uno con quella degli esseri umani che li pensano, a evidenziare il filo circolare che ci lega alla Natura, e che solo la nostra presuntuosa ignoranza può pretendere di vedere separate in nome del profitto.
—
Groundwork. Ripartire dal terreno
Poesie di Randi Ward
(traduzione di Giovanni Agnoloni)
Pala
Sembra quasi
che non abbia mai
scavato una buca
senza colpire
la pietra.
—
Montagna
Cosa rimane
da dire
quando
non riesci
mai
a uscire
da te?
(Il sottotesto di questa poesia, come anche di Materiale rimosso, che compare in seguito, sono le attività di estrazione a cielo aperto della pietra delle montagne, che ne vengono sventrate, perdendo in parte la propria identità.)
—
Carcassa
Un corvo
si accovaccia
nella cassa toracica
di una cerva,
e i miei pensieri
tornano
a casa.
—
Scatola di scarpe
Ci penso
fin troppo
spesso –
la mia prima
valigia
è stata
la mia
prima bara.
—
Peonie
Perfino le peonie
faticano
a tener su
la testa
alla fine
di maggio.
—
Secchio
La quantità
che riesci
a contenere
non è
la stessa
che riesci
a sopportare.
—
Pomodoro
Quelli che
ti dicono
che ti ammacchi
troppo
facilmente
non vedranno
mai
che cosa c’è
in gioco.
—
Aquilone
Vorrei
che il problema
fosse
solo
staccarsi
da terra.
—
Scoiattolo
Non saprò
mai
quanto sono
in debito
verso le ombre
dei platani
—
Balla
È un cordino intrecciato
nella macchina pressafieno
e un filo
di paglia
sulla balla
Capisci
cosa intendo?
(Poesia che, prendendo spunto dall’aspetto della paglia prima dentro la macchina pressafieno e poi sulla balla, riflette su come attribuiamo un’etichetta e un senso di proprietà alle cose, e anche su come le persone possano avere grandi “intrecci” interiori, ma fuori offrano un’immagine linda di sé.)
—
Zappa
Devi restare
affilata
se
prevedi
di arrivare
alla radice
del problema.
—
Terreno
Perché costruire
così tanti
recinti
se non riesci nemmeno
a trattenere
l’erba
su un pezzo
di terreno?
—
Zecca
Non c’è
niente
come amare
il distacco
una volta che
ti ho messo
addosso
i miei uncini.
—
Scrofa
Appartieni
a questo
porcile –
Potrei
mangiarti
viva,
ma sono pur sempre
tua madre.
—

Frutti di asimina (anche detta banano del nord), dalle foto della mostra di Randi Ward a cui si fa riferimento nell’introduzione.
Asimina
Frutto
della
luna
di settembre –
ogni ammaccatura
un occhio,
ogni ferita
una radice.
—
Macchia
La macchia
di asimina
non starà certo
a chiederti
come
pronunci
Appalachia.
—
Coccinella
C’è qualcosa
da dire
in cambio del silenzio
quando
la tua casa
è sempre
in fiamme.
(La poesia si riferisce a una canzoncina inglese risalente al XVIII secolo, che si usava cantare quando una coccinella si posava su una mano o sui vestiti, per farla volar via: “Ladybug, ladybug, fly away home, your house is on fire and your children are gone” (ovvero, “Coccinella, coccinella, volatene a casa, la tua casa è in fiamme e i tuoi piccoli perduti”), ma ovviamente la coccinella non rispondeva e rimaneva lì: ecco perché questa poesia recita “in cambio del silenzio”. Qui, peraltro, il riferimento è anche all’inquinamento del West Virginia, e in particolare a un incendio che continuò ad ardere per 8 giorni nella zona in cui vive la poetessa.)
—
Grondaia
Il serpente
nero sta
ingoiando
il canto
dei cardinali
rossi
sul punto
di spiccare
il volo.
—
Livello di piena
Il cavallo
nero
sul fazzoletto
d’erba
sempre più
ridotto –
fiume
che balena
attraverso
la mia mente.
—
Acquario
I segni
erano lì:
nell’aria,
nel ruscello –
Me lo porterò
nel sangue,
indefinitamente.
—
Assillo
Non importa
dove
sotterri
le ossa,
i cani
le riporteranno
a casa.
—
Materiale rimosso
Sono sempre stata
il mio più grande peso,
ma l’ho portato
sapendo che ero
una montagna.
—
Vespa
Una mela
non è solo
una mela,
una volta che
ha toccato
terra –
attenti a dove
mettete i piedi.
—
Lucciola
Nessuno mi aveva detto
che avrei dovuto
fare dei buchi
per respirare
o avrei perso
la mia luce.
(Il sottotesto di questa poesia sono i giochi dei bambini che catturano le lucciole per rinchiuderle all’interno di scatole o barattoli, a volte dimenticando di praticare dei buchi nel contenitore per permettere loro di respirare.)
—
L’ora del pasto
In partenza
per andare a staccare
i gelsi degli Osagi
sulla collina –
tempo
di nutrire
l’oscurità.
—
Nido
Non
dispiacerti mai
del tuo
vuoto,
non
aspettarti mai
di essere
lasciato
con gentilezza.
—
Pino rigido
Così adesso
sarei coraggioso
perché
sono rimasto
e ho
resistito?
Uno va a finire
là dove
capita.
—
Ciocco
Non è strano
come
una spolverata
di neve
ti rende
l’ombra
di te stesso?
—
Febbraio
Per un attimo
dimentichi
che sono le foglie
morte
a frusciare
sopra di te.
—
Veglia
Una chiatta carbonifera
diretta a nord
che esala vapore,
onde
che rotolano
verso riva:
il suono
di un’anima
che lascia
il suo corpo.
—
Falce
Ti ho
aspettato
come un lungo e oscuro
inverno si annida
nell’erba
e nella pioggia.
—
Radici
Non c’è modo
di svellerti
dalle radici
senza che le mani
si sporchino.


“Il risultato è una poesia in cui la voce degli animali, delle piante e perfino delle montagne e degli oggetti diventa un tutt’uno con quella degli esseri umani che li pensano, a evidenziare il filo circolare che ci lega alla Natura, e che solo la nostra presuntuosa ignoranza può pretendere di vedere separate in nome del profitto.”
E’ vero. Pensavo ch quei pochi versi – brevissimi – fosse una moda. Invece ogni verso ti chiede e costringe ad una pausa per compederne la verità nascosta e preziosa in un mondo in cui non si vuol vedere la profonda unione con la natura, che ci può narrare di sé quel che noi troviamo in noi stessi.
Grazie. E’ verissimo quello che scrivi.