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Edgar Allan Poe. ANNABEL LEE. Traduzione di Raffaela Fazio
Edgar Allan Poe. Nevermore. Poesie di un Altrove, a cura di Raffaela Fazio
“Edgar Allan Poe. Nevermore. Poesie di un Altrove, a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni, 2021)
Dall’introduzione di Raffaela Fazio
Nel presente volume mi sono occupata della traduzione di una poesia che – lo dico chiaramente – andrebbe letta, ancora più di altre, in lingua originale. Il motivo è semplice: la musicalità del verso. Per Edgar Allan Poe (Boston 1809 – Baltimora 1849) la musica è l’arte che più efficacemente eccita ed eleva l’anima, permettendole di accedere al regno etereo della bellezza. […] Attraverso la sonorità e il ritmo del verso, che spesso assomiglia a una ballata e non di rado presenta una lunghezza variabile, l’autore vuole produrre un effetto immediato, incantatorio, vuole coinvolgere il lettore emotivamente, più che indurlo alla riflessione/ elaborazione concettuale. La sua poesia non si basa infatti su una molteplicità di livelli “stratigrafici” da indagare in profondità con il pensiero, ma sulla capacità di creare atmosfere suggestive, da un punto di vista tanto scenografico quanto psicologico. Continua a leggere
L’ALBATROS
di Antonio Sparzani
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Charles Baudelaire, Les fleurs du mal, I: Spleen et idéal
II. L’Albatros
Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.
L’albatros muove la fantasia degli umani; quello che affascina dev’essere il suo appartenere a un altro mondo, un mondo di ebrezza di voli incuranti delle tempeste, di luoghi inaccessibili ? nidifica nelle isole australi più a sud dei “ruggenti 40” ? di eleganza senza confini, di grida incomprensibili, cui l’uomo sempre e comunque vorrebbe attribuire un significato. Il suo mito comincia dal nome della famiglia cui appartiene Continua a leggere
