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Down Under: Finalmente letteratura! ITALO CALVINO, prima parte

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Italo Calvino.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
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Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

Sotto la grande nuvola bianca #4 (Come il Kiwi salvò la foresta)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

In questi tempi di Covid-19 vi propongo uno dei più famosi miti maori, per ringraziare tutti quelli che, scendendo oggi nel sottobosco, stanno ancora una volta salvando la foresta.

Un giorno, T?ne (figlio di Rangi – il Padre Cielo – e Papa – la Madre Terra) stava camminando nella foresta quando si accorse che i suoi figli (gli alberi) crescevano verso l’alto ma si stavano ammalando alla base, divorati dagli insetti del sottobosco.
Decise allora di chiedere aiuto a suo fratello Tanehokahoka, che chiamò al raduno gli uccelli.
“Qualcosa sta uccidendo i figli di mio fratello T?ne” disse Tanehokahoka. “Ho bisogno che uno di voi scenda dai rami più alti della foresta e vada a vivere sul terreno per salvarli e salvare al tempo stesso la vostra unica casa. Chi si offre volontario?”
Nessuno degli uccelli rispose.
Tanehokahoka si guardò attorno e riconobbe il Tui.
Tui” chiese, “lascerai tu i rami più alti per andare alla base della foresta?”
“Il Tui guardò verso le cime degli alberi e vide il sole luccicare tra le foglie. Poi guardò il sottobosco e vide la terra fredda, scura e brulicante d’insetti. Continua a leggere

Sotto la grande nuvola bianca #3 (T?ne Mahuta)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti

Il Re della Foresta: T?ne Mahuta

Una camminata di pochi minuti all’interno del parco naturale di Waipoua, nella più grande foresta pluviale ancora intatta nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, e ci si trova davanti a T?ne Mahuta, un gigante di 51,5 metri, con una circonferenza del tronco di 13,77 metri, il più grande esemplare di albero kauri sopravvissuto al disboscamento seguito alla colonizzazione europea.
Nella mitologia maori T?ne è il dio della foresta e degli uccelli, il figlio di Ranginui (Padre Cielo) e Papat?anuku (Madre Terra), nonché colui che avrebbe dato origine al genere umano.
Con un’età stimata di circa 2000 anni, T?ne Mahuta è il più maestoso albero kauri al mondo, attualmente protetto, insieme col resto del parco e con Te Matua Ngahere, il suo vicino di 30 metri d’altezza (età stimata, tra i 2500 e i 3000 anni), dal Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.
Come le sequoie in California, i kauri appartengono alla famiglia delle conifere e un tempo costituivano una riserva illimitata di legno per il popolo maori che li utilizzavano per costruire waka (grandi canoe lunghe fino a 40 metri), realizzare sculture ed elevare abitazioni, oltre che per Continua a leggere

Ornithology 31. Mansfield

Mansfield_stampQuando ero uccello

Mi arrampicavo sull’albero di karaka,
fino a un nido tutto di foglie,
soffici come piume.
Intonavo un canto che proseguiva da sé,
e pur senza parole alla fine intristiva.
Sotto l’albero, tra l’erba, c’erano delle margherite.
Per metterle alla prova, dissi loro:
«Vi staccherò la testa con un morso, per darla ai miei piccoli».
Ma loro non mi credevano uccello
e restavano aperte.
Il cielo era un nido azzurro di piume bianche
e il sole la mamma uccello che lo scaldava. Continua a leggere

Diffondendo aroha

Se l’identità di un individuo o di una comunità non viene definita da quello che gli succede ma dalla maniera in cui reagisce a quanto gli è accaduto, la Nuova Zelanda sta dimostrando ancora una volta di essere una nazione a cui guardare quando si pensa alle sfide che un mondo sempre più globalizzato, multietnico, multiculturale e multireligioso presenterà negli anni a venire.
All’indomani dell’atto terroristico che ha portato alla morte di cinquanta fedeli islamici (uomini, donne e bambini) riuniti in due differenti moschee della città di Christchurch per la tradizionale preghiera del venerdì, l’intera nazione sta reagendo con toccante partecipazione e con un sorprendente senso di appartenenza.
Da una parte la prima ministra Jacinda Arden si è recata a portare conforto e solidarietà alla Continua a leggere

Sotto la lunga nuvola bianca # 1 (Il Trattato di Waitangi)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere

Le radici sono i nostri figli

Le radici sono i nostri figli

Di Matteo Telara

Torno a casa dopo cinque anni di vita all’estero, lontano dall’Europa, nella piccola Inghilterra del Pacifico, così la chiamano la Nuova Zelanda.
Torno a casa dopo cinque anni di “no al nucleare”, di attenzione all’ambiente, di scarsa burocrazia, di trasparenza, di soddisfazione, di cemento armato assente e di opportunità.
Non è che torno a casa perché casa mi mancava (“torno per mio padre che non sta bene” continuo a ripetermi.)
Come molti emigranti avevo finito per chiamare “casa” ciò di cui un tempo neppure ero al corrente. Ho finito per riconoscermi negli spazi vasti, nelle vedute aperte ai respiri, nei cieli che ancora sanno sollevare gli sguardi. Continua a leggere