
di Giovanni Nuscis
E’ uscito il nuovo libro di Antonio Fiori dal titolo Vita di un altro, per le edizioni Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. Tre anni fa, nel 2020, per le stesse edizioni, ricorderemo I poeti del sogno, che riscosse ampio apprezzamento sia tra i critici e i poeti sia tra i lettori.
E coi Poeti del sogno la nuova opera tiene più di un filo di continuità, soprattutto con la prima delle quattro sezioni, Quaderno del sogno. Il suo contenuto ce lo dice l’autore stesso nella sua nota finale: “…aggiorna idealmente l’antologia I Poeti del sogno (Inschibboleth, Roma 2020) con
nuove poesie ritrovate di alcuni di quegli autori e con la scoperta di un nuovo “poeta del sogno”, l’inglese Charles Bernard Lee.” E’ bene ricordare che la “piccola antologia” aveva, e continua ad avere quale unico criterio selettivo il fatto che i poeti prescelti siano “uniti da un sogno che li ha visitati tutti: un sogno enigmatico, nel quale, con poche varianti, sono interrogati senza comprendere la domanda o l’evento annunciato.” Così scriveva Antonio Fiori nella presentazione de I poeti del sogno.
Dunque, anche in questo nuovo lavoro poesia e prosa coesistono, ma dentro un equilibrio diverso, che crea movimento, tensione narrativa, e suscita curiosità nel lettore. Prendiamo a esempio questo passaggio contenuto nella prosa che apre il libro e la sezione Quaderno del sogno: “…sta succedendogli qualcosa di inspiegabile e che mi mette molta paura: sono già due le volte che, quando lo riapro, scopro d’averlo aggiornato senza conservarne il ricordo; riconosco mia la scrittura ma nulla so del testo riportato, né del perché o del quando ci sono andato a scrivere.”
Nel mentre s’anticipa a chi legge cosa troverà nella prima sezione, e sulla continuità con l’opera precedente, si accende nel contempo l’interesse sul mistero inquietante del quaderno e delle poesie del sogno. Il tutto con leggerezza e apparente semplicità, con sottile e giocosa ironia e autoironia; che si avvertono in particolare in alcune delle “nuove” poesie tratte dal “Quaderno del sogno”, che celano un piccolo segreto tra gli scarni tratti descrittivi che il poeta, accortamente, dissemina tra i versi, e si fanno vita: fittizia, ma vita, dell’”altro”. Poesie dalla trasparenza adamantina, ma che lasciano intravedere temi profondi, come quelli della colpa e del peccato:
“Ciò che temiamo più d’ogni agonia / e della stessa condanna / – perché ci lascia nudi e senza / un’arma / davanti al palazzo di giustizia. // E anche se l’empietà non fu commessa
/ ce ne sentiamo pregni – è dentro di noi / occupa la coscienza e ci accusa lo stesso.“ (Chiamata in correità, Kevin Stafford). A volte ad emergere dai versi è una struggente malinconia, come in Ormai le foto sono tutte belle di Gherardo Finzio.
I poeti del sogno sono qualcosa di diverso dagli eteronimi pessoiani, caratterizzati da un‘autonomia di stile tale da farli sembrare autori diversi dal grande scrittore portoghese. Nelle poesie attribuite ai dodici poeti antologizzati, ai quali va aggiunto la new entry Charles Bernard Lee, vi è invece dentro, in varia misura, il poeta Antonio Fiori, che conosciamo e apprezziamo da anni. Sensibilità, cultura, fantasia giocosa e curiosità letteraria e storica compongono l’argilla che ha modellato i personaggi e le rispettive opere.
Nella seconda sezione del libro, Ritratti, sono contenute dieci poesie attribuite a cinque poete e cinque poeti. Questa volta non inventati ma realmente esistenti, compreso lo scrivente, assieme ad Antonio Pibiri, Giovanna Menegùs, Daniela Raimondi, Adriana Libretti, Annamaria Ferramosca, Evaristo Seghetta Andreoli, Alessandra Corbetta, Gisella Blanco, Piergiorgio Viti. Dediche originali e indirette, vale a dire, attribuite e sottoscritte non dal vero autore ma dal dedicatario stesso, evidenziandone aspetti peculiari, come precisa Antonio Fiori: “Tentativo affettuoso (e, nel caso, perdonabile) di un loro ritratto o di quello della loro poesia“. Eccone un esempio: “Mi batto da leonessa, feroce più del leone / scendo agli inferi e libero chi è lì per errore / – interpreto la Legge anche contro il suo Autore / vincerò in Cassazione citando Kafka e Rilke. // Dimostrerò che le streghe hanno diritto al trono / e miriadi di assolti meritano il rogo. – Gisella Blanco“.
La terza sezione, Vita di un altro, è quella che dà titolo al libro e costituisce la parte preponderante dell’opera. Si tratta di quarantadue brevi prose alle quali segue un Epilogo. Sono precedute da due citazioni in versi, la prima, una parodia dantesca composta dal nostro autore; la seconda, invece, è di Giovanni Giudici. Per nulla casuali, come al solito, esse orientano il lettore sullo spirito che pervade i componimenti, ma anche su Antonio Fiori uomo, poeta e artista: scherzosità e leggerezza come alta conquista dello spirito (“Tosto che fummo prossimi allo spirto / questi s’accese tutto nello riso / poscia chetossi e disse a me “se’ vivo!”); ma anche profonda umanità e generosità (“Essere umani può anche significare rassegnarsi / Ma essere più umani è persistere a darsi.“, Giovanni Giudici). Un esempio riferibile alla prima citazione lo troviamo nella prosa a pag. 85, dove si parla di un misterioso vescovo che nel febbraio del 1999 “visitò a sorpresa la nostra città, andò a salutare le suore del convento più importante, fece una capatina in pasticceria, estasiò la folla sul sagrato di una chiesa, visitò medici e infermi…“ Storia che sospettiamo essere fortemente autobiografica.
La scrittura di queste prose si presenta piana, lineare, senza espressionismi che distoglierebbero l’attenzione del lettore, ma in realtà sapida di intelligenza, conoscenze e humor; ben funzionale alla veicolazione di storie intessute di ricordi, invenzioni, pensieri, riferimenti letterari. Una storia è questa:
“Un amico poeta gli chiese una volta quali fossero le ragioni per cui certi versi che leggiamo ci restano memorabili. Rispose: “Credo che a sceglierli non siamo noi, ma i fantasmi che ci abitano quando li leggiamo. A vent’anni ho annotato questi versi, solo questi versi”:
«La sete o l’acqua sei sulla mia strada?
Dimmi, vergine altera, mia compagna».
(Antonio Machado, 1903)
«Io trascino, trascino la vita,
la mia vita sorda, dissennata:
oggi esulto con animo sereno,
domani invece canto e piango».
(Aleksandr Blok, 1910
Questo libro, di cui consigliamo la lettura, si conclude con un sorprendente epilogo, che è giusto però riservare ai lettori del volume. Che non saranno soltanto lettori, però…
*
Antonio FIORI
VITA DI UN ALTRO
Inschibboleth, 2023
*
Antonio Fiori è nato a Sassari, dove vive, nel 1955. In qualità di critico ha collaborato ai blog letterari «Via delle belle donne» e «Oboe sommerso» e al mensile «Poesia» di Crocetti. Nel 2004 è stato tra i vincitori per la silloge inedita al Premio Montale Europa. Per il libro Nel verso ancora da scrivere (Manni, 2018) ha ricevuto il riconoscimento «Per una vita in poesia» al Premio Montano 2019. Ha pubblicato inoltre Sotto mentite spoglie (Manni, 2003), La quotidiana dose (LietoColle, 2006), Trattare la resa (LietoColle, 2009), In merceria (Carlo Delfino, 2012) e I poeti del sogno. Piccola antologia (Inschibboleth, 2020). E‘ redattore nelle riviste Atelier e Avamposto, dove cura la rubrica Terza voce.

Grazie di cuore a Giovanni per la nota e a Fabrizio per l’ospitalità.
Cercare di nascondersi dentro poeti veri (e nella vita di un altro, seminatore di dubbi, che pure si cimenta in poesia) è stata una gran bella sfida, spero di essermela cavata, almeno ogni tanto, in queste pagine