di Antonio Fiori
Elio Grasso, Orienti I-II-III, pp. 117, euro 15,00, puntoacapo 2024
Gli “Orienti” di Elio Grasso rispondono a una grammatica propria e a una carta geografica tutta da verificare. Silvia è la musa che, rivivendo i suoi viaggi, dà voce e occhi nuovi al poeta: l’oriente ligure, Venezia, Marrakesh, Praga, Istanbul, sono i luoghi dove si rimette in discussione la guerra, il confine, il potere, consapevoli “che coscienza e intelligenza si scontrano deflagrando”. Di storia e politica non si parla esplicitamente, ma tutto il libro ne trasuda: “Forse siamo, senza saperlo, i resti di un’Apocalisse” (così l’unica riga di “Secolo aggiunto”, che chiude la prima parte del libro). La poesia appare a un certo punto come vittima sacrificale, pronta a lasciare il mondo in cambio del dono della comprensione e del pentimento, ma poi eccola ancora lì – “La poesia è come prima. Nessuna poesia è come prima” – a dimostrazione che mai comprenderemo fino in fondo accadimenti, colpe e ragioni, e che dunque di essa avremo bisogno ancora, anche se, confessa il poeta, “Non sappiamo se sia un bene che la poesia fermi gli orologi”. Nell’alternarsi di prosa e poesia, incontriamo anche testi d’intenso lirismo, dove la musa si muove in una natura propriamente mitologica: Continua a leggere




