Ormai l’agosto è un panico di lucciole
e la picchiante aureola del sole
è la madonna ossuta di una nicchia,
il ragazzo che accanto
zoccola alle more.
Archivi tag: Marina Pizzi
Marina Pizzi, Ricette del sottopiatto, Nardò, Besa, 2011
Soqquadri del pane vieto 2010 di Marina Pizzi
1.
è qui l’altrove del rantolo di fame
questo statuto che sa di Colosseo
verso i cani bastardi, randagi quanto
un dì del mese scorso. scorribanda
di eclissi starti accanto io che ti amo
oca di mamma guardarti nel passo.
dove ti ammacchi io so che mi ami
ugualmente lo stesso e senza ansia
bambina darsena col cerchio senza avaria di salto.
viadotto della cometa chiedere asilo
ai quartieri proletari dove i tarli ammucchiano
e le madonne scempiano. io spendo dio
per dirti del canile abbandonato al dolo.
i comatosi stanno zitti e i morenti urlano
come mio padre erto sulla fronte ubriache le guance
gli occhi spicchi di coltelli per la bramosia di pace Continua a leggere
Il solicello del basto di Marina Pizzi
E’ uscito il mio nuovo libro di poesia:
Il solicello del basto
Roma, Fermenti Editrice, 2010
Casella Postale 5017 – 00153 Roma Ostiense
Tel. e fax06-6144297 e.mail: [email protected]
www.fermenti-editrice.it
Marina Pizzi, da Vigilia di sorpasso, 2009-2010
da Vigilia di sorpasso, 2009-2010 di Marina Pizzi
da Vigilia di sorpasso, 2009-2010 di Marina Pizzi
da “L’invadenza del relitto” di Marina Pizzi, 2009
42.
un rullio di tempie e sembra morire
questo antefatto lungo una stirpe
rantolando rantolante cent’anni.
nei venti che blasfemi staccano le rondini
tu il collo lungo di Modigliani inventi
per disperdere le fiaccole crocefisse.
le pene che sbocciano dentro il calendario
benesseri nel bilico di davanzali
zonzo d’angeli che non sanno chi proteggere.
le malattie congenite del tetto
narrano nidi patrioti
eremi che imperlano le nuche.
oggi è colmo il male asperrimo
di chiudere le spalle all’avvenire.
43.
—————-
Now playing: Bruce Springsteen – Tougher Than The Rest
via FoxyTunes
Marina Pizzi, da: L’invadenza del relitto, 2009
21.
la rondine che stacca le reliquie
ci fa il nido. la muffa sull’ananas
fa la colpa della casa vuota. nessun
menu è appeso in cucina.
si rantola dappresso nella polvere
del torto. qui le belve dell’aria
sono molte in lite costante.
dapprima il grembo consolava
la lava della scuola la lavagna
col battito del cuore di scudiscio.
ora la vena è immobile e la scienza
un arato di ruggine. quale gelo
chiami nel sonno? quale gerundio
vuoi che non sa darti? eppure muore
l’almanacco e si fa sfinge il fuoco.
22.
da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi
69.
la noia del mare sullo sfondo
ingoia il gomitolo dell’aria
le risse che frantumano gli stagni.
nella tua mano s’ingaggia il primo amore
con il paltò triste degli attori
che riposano dopo le riprese.
amor sconfisse l’argine divieto
e dietro il vento che uccide ben comunque
si mise il torto che i nidi abbatte.
permesso di ventura avrò dall’angelo
che mi sonnecchia accanto.
con le muse sotto la tavolozza
vaga senza fiato la libertà dell’ozio.
intorno alla deriva del martìre
s’inventi la bella faccia di far sogno
questo veleno che legifera la sfera. Continua a leggere
da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi
52.
or che d’affanno salirò le staffe
fango estremo la favola del mondo
al mio museo imbiancherò il sarcofago
per farne gradita la promessa.
in pieno scempio non conosco l’erba
bagnata di rugiada d’innamoramento.
le fiaccole morenti del letame
immune costo della fine.
e per domani il soccorso è scialbo
bagliore senza bulbo di rinascita
né sito con il nome della sfinge.
ancora si farà l’aria antica gola
ospitale del rantolo e la favella chiusa
sul muro senza l’asino l’attesa.
nulla. ma il dolore alquanto
senza uguali la dismisura.
53.
da “Il sonno della ruggine” di Marina Pizzi
23.
una struttura anagrafica di niente
questa burocratica rottura della voce
qua dove ammisi di credere la rotta
e persi invece la bussola per sempre.
in mare la barcaccia chiama s.o.s.
e la marea non s’inchina alla paura
anzi la stempia con apice di venti.
dove sarà l’ipocrita salvezza
lo sa l’alunno che non crede al tema
pure scrivendolo col nome e il cognome.
ora le celle del panico di eclisse
sono gestite dallo stipite del sogno
quando la gente dorme per dolore.
24.
Segnacoli di mendicità di Marina Pizzi
16.
cantuccio di elemosina la sposa
guardata a vista dall’eremo
del rantolo. dove domani il refrigerio
è favola. qui nel patibolo che ruba
le elemosine il silenzio del pargolo
corrotto. accosto accosto le sfingi
delle guance queste vedette tenui
di vento e le restie comunque. ora
ti chiamo adito alla sera per fingere
di nascere. le tue macule si curvano
turbate dal branco della bara. Continua a leggere
L’inchino del predone di Marina Pizzi
E’ uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza: http: //www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L’inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.

Marina Pizzi – Un inedito da “Segnacoli di mendicità”
perdo ogni cosa anche i libri letti
nella scoscesa ritrosia del lutto.
maleficio di steccato
ho visto il caso fustigarsi fato.
con la corda del boia s’impenna
la penombra. tra breve brancola
la fine del tatuaggio la tua origine.
tra sterpi di coriandoli bambini
nessuno più ride, la ventosa del labbro
borbotta le gare delle perdite
i davanzali anneriti dal cranio del màrtire
dal martìre temporale.
l’universale della bestemmia è solo
un caso di vetro incrinato, un rapace
senza pace, un crimine per mito,
un mito per crimine. la bisaccia
fa sempre in tempo a raccogliere
scommesse i fati d’àncora.
Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552
di Marina Pizzi
*****
452.
la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.
Marina Pizzi – Un inedito

*****
perno di soqquadro nomea del rantolo
notaio del coma, cecità.
invano cercando il numero civico.
se s’intovaglia lo spreco delle briciole
anche le lucciole perdono la luce
con le domande cremisi del cuore.
in te vivesti il simbolo del sangue
questa vestina illogica del verso
da qui al gendarme che ti dette carcere.
tutta sbilenca passeggia la lezione
di non capire zero né addendo.
[da L’inchino del predone, 2008]
Marina Pizzi – Un inedito

(Immagine: Serebryakova)
*****
è notte, sono tinti i capelli
con la pece dei tristi che migrano
per questo goccio di aspetto
riarso dalla cometa che va in pezzi
per colpa della lirica di stonio, stonata
nata dentro i pozzi per fari suicidi
se ne vanno nel vano delle scarpe.
[da L’inchino del predone, 2008]
Marina Pizzi: L’inchino del predone, 2008-
L’inchino del predone
ho un sesto senso che mi fa rapace
pace già panica e forse già logica.
non basto al mondo non ribasso
il prezzo che non incasso. ho una
lapide vermiglia intorno alla gola.
qui mi meraviglio di essere la viva
vedetta di me che già guarda
dormire gl’indici e le vette.
padre conserto madre senza latte
le verità ataviche del palmo.
Le sincopi, #4 [di Marina Pizzi]
11.
le eresie del vuoto
la chiave scarna che dischiude l’ombra
la brevettai bambina appena civica.
12.
*
40.
ho visto la natura dello scempio
l’oro a zero del falco comatoso.
41.
*
48.
giorno del sale utopia del faro
questa riviera arsa alla palude.
49.
*
65.
amami con lo spettro dell’aurora
qui nel quartiere che sperona le finestre
senza pace.
66.
[da L’eremo del foglio, 2008]





