da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

52.

or che d’affanno salirò le staffe

fango estremo la favola del mondo

al mio museo imbiancherò il sarcofago

per farne gradita la promessa.

in pieno scempio non conosco l’erba

bagnata di rugiada d’innamoramento.

le fiaccole morenti del letame

immune costo della fine.

e per domani il soccorso è scialbo

bagliore senza bulbo di rinascita

né sito con il nome della sfinge.

ancora si farà l’aria antica gola

ospitale del rantolo e la favella chiusa

sul muro senza l’asino l’attesa.

nulla. ma il dolore alquanto

senza uguali la dismisura.

53.

Un pensiero su “da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

  1. Giacomo Cerrai

    ormai il discorso sul dolore di Marina si sta addensando in qualcosa di roccioso. Basta mettere in fila le isotopie negative di questo testo per rendersene conto. Non so immaginare quello che c’è dopo questo 52. ma vorrei dire a Marina, come estimatore e vecchio amico, che la cosa essenziale, per quanto dolorosa possa essere la scrittura, è che ci sia, che ci sia insomma ancora una parola per dire.
    un caro saluto

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