52.
or che d’affanno salirò le staffe
fango estremo la favola del mondo
al mio museo imbiancherò il sarcofago
per farne gradita la promessa.
in pieno scempio non conosco l’erba
bagnata di rugiada d’innamoramento.
le fiaccole morenti del letame
immune costo della fine.
e per domani il soccorso è scialbo
bagliore senza bulbo di rinascita
né sito con il nome della sfinge.
ancora si farà l’aria antica gola
ospitale del rantolo e la favella chiusa
sul muro senza l’asino l’attesa.
nulla. ma il dolore alquanto
senza uguali la dismisura.
53.

ormai il discorso sul dolore di Marina si sta addensando in qualcosa di roccioso. Basta mettere in fila le isotopie negative di questo testo per rendersene conto. Non so immaginare quello che c’è dopo questo 52. ma vorrei dire a Marina, come estimatore e vecchio amico, che la cosa essenziale, per quanto dolorosa possa essere la scrittura, è che ci sia, che ci sia insomma ancora una parola per dire.
un caro saluto