Da qualche anno ho intrapreso un percorso esistenziale di autonomia e di distacco. Si tratta di una scelta necessaria, maturata negli anni a contatto – e sottopelle – con le esperienze “sociali” che i poeti si ritrovano a fare per evitare che la loro voce naufraghi o sia dimenticata del tutto. Per terrore della scomparsa e ricatto, mai dichiarato, della cancellazione del proprio nome.
Viviamo tempi in cui il tradizionale narcisismo indicato da Freud come malattia del secolo ha raggiunto preoccupanti livelli di bulimia, di autocelebrazione e di rischio di morte.
I social hanno contribuito all’ingrossarsi di questo male, sbandierando un’idea di comunità fatta di presenze che in realtà sono fantasmi, nomi cancellabili, memorie diroccate e fragili senza neanche la possibilità di un’archeologia, di una musealizzazione. Continua a leggere















Nashua 9 anni marocchina