Archivi tag: Fabio Pusterla

Fabio Pusterla

Nominatio

E portare con sé: la durezza
delle montagne, le sterminate
pietraie, la solitudine dell’acqua.
Gelidamente distante, aliena.
Sapere questo, intendo, della sua esistenza.
La neve, quella che resta comunque
negli anfratti a nord, in forma
di luminosa lingua o guizzo.
La stratificazione dello scisto, l’impasto
del granito; la corrucciata
dolomia.
Il lontano, il freddo, l’assenza.
Volare il falco altamente

[da Concessione all’inverno]

Lirico terapia. Fabio Pusterla

Sabato a Sintra

L’ultimo piccione,
quello che insiste quando il resto dello stormo
è già disperso sui tetti,
rintanato fra i muri,
il solitario che vola sulle piazze in discesa
accecato dal sole,
forse solo più stupido degli altri, refrattario
a quel chiocciare sordo, orizzontale
– e intanto perde, goffo,
chicco su chicco il cibo che gli è offerto -,
che si lancia nel vuoto
di un’impresa immaginaria, una minaccia,
la paura di un fischio,
e ne ricava volo, muta il rischio
in un gioco di looping e planate,
la fuga in gara assurda contro l’ombra rapida del gabbiano,
ombra che vola davvero e che scompare;
l’uccello che cerca il vento delle strade
e dei camini, che si schianta
nel traffico e rimane
mucchio di piume grigie, ripugnanti,
sul bordo dei tombini,
non guardarlo.

[da Le cose senza storia]

Lirico terapia. Fabio Pusterla

Al castello

Dentro le cose, al nocciolo dei giorni,
tira un vento impetuoso. Sulle pietre
lise della cucina scorre l’acqua, nella casa
scricchiola il legno, l’ora;
fuori, la notte, un uomo che non vedi
strascina il proprio sacco di fatica:
foglie secche. Ci osservano
le cose, il loro immobile
resistere a quel vento. Alari, mensole.
Una scintilla pazza
imbocca la sua gola di camino
e poi scompare.

da Le cose senza storia

Fabio Pusterla, Sinsigalli

di Mauro Ferrari

Fabio Pusterla, Sinsigalli, Collana Ancilia, Nota di Giancarlo Pontiggia, pp. 60, puntoacapo Editrice 2024.

Una vena favolistica, che è il modo più libero e immaginativo di guardare al reale, è da sempre presente nella poesia di Fabio Pusterla, o meglio nel suo sguardo sul mondo: uno sguardo disincantato, non di rado civilmente engagé, conscio di una tragedia sempre aleggiante ma anche risoluto a resistere e a mostrare exempla liminosi con le armi dell’intelligenza, dell’equilibrio e della pietà; sempre alla ricerca dell’anello che non tiene, dello squarcio di bellezza, giustizia e verità in un mondo (in una cronaca, in una Storia) che ontologicamente tende ad annullarle, ma senza poterle del tutto sopprimere.
Doti, in fondo, che da sempre caratterizzano la poesia. Continua a leggere

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

Vivalascuola. Il canto di una classe

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro ai vetri
interroga tutti i nostri destini.
(Sebastiano Aglieco)

Scrivere poesie che parlano degli studenti, in molti casi dei propri studenti – bambini, ragazzi – è un’operazione pericolosissima: il rischio è infatti quello di sommare alla difficoltà di accesso che la poesia spesso porta in sé quella atmosfera paternalistica, o moralistica, che deriva dal fatto di insegnare, trasmettere qualcosa o almeno sforzarsi di farlo. Allora sgombriamo subito il campo dalle congetture, dicendo che nei testi raccolti in seguito ciò non accade. (Francesco Tomada)

Ai miei bambini maestri
di Chandra Livia Candiani

Io vi conservo il camminare
incollo ogni passo a terra
resto
per voi mi sveglio
disegno la faccia
sotto l’acqua e le dita
io vi conservo le parole
come pane inzuppato Continua a leggere

Fabio PUSTERLA – Le terre emerse

E poi qualcuno va, tutto è più vuoto.
Se ci ritroveremo, sarà per non conoscerci,
diversi nei millenni, nella storia
faticosa di tutti; e intanto arretrano
i ghiacciai, s’inghiotte il mare
lo stretto, ed il passaggio
è già troppo profondo, impronunciabile,
sepolto nel passato il tuo viaggio. Se ci ritroveremo
non ci sarà memoria per me, insetto,
per te, fatto farfalla tropicale.
D’altra parte, lo sai, non ci vedremo
più. Nessun colombo verrà, nessuna pista
a ricucire lo strappo, la deriva
di morte.

* Continua a leggere