
Breve omaggio a Plutone, II
Perché la pioggia, perché il vento e le pianure
notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua
che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché
non c’è tregua, o domani. Soltanto
le sbarre, la gabbia di un io.
L’inferno è non essere gli altri,
guardarli passare e sparire nel niente:
un posteggio che piano si svuota,
il cantiere del vento.
***
L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

La salvezza sta nel riuscire a scoprirlo, in tempo.
L’inferno è non essere gli altri
folgorante intuizione! Richiama quella di “tuttunità” (di Dio e dell’universo, cosmico e storico) di Vladimir Solov’ëv , fuori dalla quale c’è qualcosa di peggio del nulla, l’inferno, appunto.
L’inferno è non essere gli altri, però se non si sta attenti l’inferno possiamo essere noi stessi…