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Lorenzo Mari, “In ordine sparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023

Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell –  in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.

In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.

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Italians-La peggio italianità

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Il rumore non lo sento subito, me ne accorgo verso la metà del primo tempo. Che sia un disturbo dell’udito? Forse un virus? Una forma di otite?
Ma no, non è possibile, ci sento benissimo, distinguo perfettamente ogni parola degli attori, ogni suono proveniente dal sistema dolby, anche i bisbigli delle due ragazze sedute alla mia sinistra.
Alla mia destra, il mio amico Alberto tace, assorto nella visione. E’ stato lui a trascinarmi a vedere questo film, Italians. Io l’ho assecondato di buon grado, Alberto attraversa un periodo difficile, ho pensato che questa pellicola gli avrebbe risollevato il morale, perlomeno per un paio d’ore.
Ora però il rumore si fa più insistito, come un disturbo di sottofondo che si ripropone con una frequenza sempre più ravvicinata. Continua a leggere