di Costanza Lunardi

Enrico Salfi, Cantico dei Cantici, 1900-30 ca
[La mia cara amica d’infanzia Costanza Lunardi, da tempo pubblicava sull’edizione bresciana del Corriere dei deliziosi quadretti letterari attorno al mondo delle piante, adesso quella rubrica è stata chiusa per ragioni economiche; io sono felice di averla convinta a passarmene qualcuno di nuovo da pubblicare qui. a.s.]
“Io sono un fior di campo/ sono il giglio delle convalli….Come un giglio tra i rovi,/ così l’amica mia tra le fanciulle./”
Cantico dei cantici (2, 1-2). Il canto altissimo. Il canto del giardino. Dove l’amore chiamando a raccolta il creato, definisce, grazie al dialogo continuato tra i due amanti, un confine intorno alla bellezza, che la tensione travalica con la pienezza del desiderio, oltre colline e deserti. Le analogie del canto biblico, attribuito al IV secolo a.C., variando nel ritmo della natura, fioriture e frutti, sapori e profumi, addensano una sensuale polifonia cosmica intorno alle figure dei due amanti. Giardino nel giardino, forse richiamo all’Eden perduto quello cui viene paragonata l’amata, “sei un orto conchiuso/ bella mia/ una sorgente sigillata, occulta..” (4, 12), che nutre melograni, nardo, croco, aloe, e “tentanti balsami”. Luogo sacro da proteggere e da cui l’amante teme di essere escluso. Il giardino dell’amore è un richiamo al bisogno di nutrimento, tra linfe che scorrono nella natura, baciati sorrisi tra labbra e guance di melagrana, albe a scoprire se fioriscono i meli, notti per fuggire come cervi “sui monti profumati” (2, 17).
[la traduzione del Cantino dei Cantici è quella di Cesare Angelini, che appare nell’edizione Einaudi, Torino 1973.]

“ Luogo sacro da proteggere e da cui l’amante teme di essere escluso. ”
Paradiso significa anche giardino. Ognuno di noi almeno una volta ha temuto di venirne escluso.
Non resta che tener sempre vivo il nostro essere “amante”.
Grazie per la bella e profonda interpretazione e benvenuta alla scrittrice.
Il giardino in cui l’infinito si mostra in tutto il suo splendore. Capire, sapere di farne parte è vivere il dono di essere, un cammino che porta verso la Bellezza, dove tutto è Grazia.