Dante incontra Bertran del Born

di Antonio Sparzani


Dal canto II dell’Inferno, di cui ho parlato qui, salto al XXVIII: che Dante ben conoscesse la letteratura che l’aveva di poco preceduto non v’è dubbio. Ho già accennato alla sua frequentazione di Arnaut Daniel e oggi vorrei scrivere invece di un altro trovatore in lingua d’oc, Bertran del Born, che Dante colloca all’Inferno, e non in una bella situazione. E ciò presenta qualche stranezza perché in due delle sue opere cosiddette “minori” il poeta ne parla bene.

Anzitutto nel Convivio (IV, XI, 9) in un passo dove ragiona delle ricchezze, male o bene acquisite, citando, come spesso, Aristotele: “E per vedere questa iniquitade, disse Aristotile che quanto l’uomo più subiace a lo ‘ntelletto, tanto meno subiace alla fortuna”, concludendo, dopo qualche ragionamento che “Per che è manifesto in ciascuno modo quelle ricchezze iniquamente avvenire, e però Nostro Segnore inique le chiamò quando disse «Fatevi amici della pecunia de la iniquitade», invitando e confortando li uomini a liberalitate di benefici, che sono generatori d’amici [qui Dante allude, quasi parafrasando, a un passo del Vangelo di Luca (16, 9) che contiene, nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme, l’esortazione di Gesù ai discepoli “Ebbene, io vi dico: procuratevi amici con la disonesta ricchezza perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne”, esortazione che — detto tra parentesi — personalmente ho sempre fatto molta fatica a comprendere]. Dante prosegue con un piccolo elenco di personaggi che hanno così operato – e fra questi quello che egli chiama Beltramo dal Bornio – e conclude così: “Quando de le loro messioni si fa menzione, certo non solamente quelli che ciò farebbero volentieri, ma quelli prima morire vorrebbero che ciò fare, amore hanno alla memoria di costoro.”
E per quanto riguarda l’arte poetica di Bertran Dante ancora lo loda nel De vulgari Eloquentia (II, II, 9), nel quale sempre, pur scrivendo in questo caso in latino, tuttavia esalta la bellezza del “vulgare”, dicendo (nella traduzione di Giuseppe Lando Passerini) “Intorno le quali sole cose, chi ben guardi, troverà gli uomini sommi avere cantato in vulgare: e cioè Beltramo di Bornio le armi; Arnaldo Daniello l’amore; Gerardo di Borniello la rettitudine; Cino da Pistoia l’amore, e la rettitudine il suo Amico.”
E allora perché mai Dante mette un tale poeta giù nell’Inferno, nella nona bolgia (canto XXVIII) nella quale sono puniti i seminatori di disordini, di scandali o anche di scismi? Oltretutto con pene corporali orrende e sanguinose. Vedremo che Bertran va in giro tenendo con una mano sospesa per i capelli la propria testa mozzata dal tronco.
Bertran del Born (1140-1215, date approssimative) era signore di Hautefort (in provenzale Autafort), feudo del Périgord, nel sud ovest della Francia, e fu attivo come trovatore almeno tra il 1181 e il 1195, dopodiché si fece monaco nell’abbazia cistercense di Dalon. Nelle sue canzoni trattava e descriveva, sempre con grande abilità tecnica, battaglie, caduti, cadaveri mutilati, armi, tutti temi guerreschi relativi alle aspre lotte che avvenivano a quei tempi per il dominio dell’Aquitania (per un esempio guardate qui), in particolare tra i figli di Enrico II d’Inghilterra ed Eleonora d’Aquitania, uno dei quali era il famoso Riccardo cuor di leone e l’altro tale Enrico, detto il re giovane (cui egli stesso accenna al verso 135), che peraltro morì rapidamente nel 1183, con gran dolore di Bertran che teneva per lui.
Egli ebbe dunque il torto di intromettersi in faccende che riguardavano l’Aquitania e il suo governo. L’Aquitania è la regione della Francia comprendente Bordeaux, confinante a nord col Périgord; sotto l’Aquitania c’è solo la Guascogna e poi si passa in Spagna (nel paese basco). Il fatto è che Enrico II d’Inghilterra era anche duca d’Aquitania dal 1152; sembra che Bertran, per qualche suo non ben chiaro interesse (chi vuole saperne di più e divertirsi alle intricatissime vicende dell’epoca tra ducato d’Aquitania, regno di Francia e regno d’Inghilterra, guardi la voce “Eleonora d’Aquitania” su wikipedia e capirà quali intrichi pazzeschi mescolavano questi avvenimenti alla seconda e terza crociata, a varie scomuniche papali ecc.), abbia aizzato il Re giovane, a ribellarsi contro il padre e quindi sia incorso nella gravissima colpa di metter discordia e odio tra padre e figlio. Sentite come lo tratta Dante (vv. 112-142):

Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,
e vidi cosa ch’io avrei paura,
sanza più prova, di contarla solo;114

se non che coscïenza m’assicura,
la buona compagnia che l’uom francheggia
sotto l’asbergo del sentirsi pura.117

Io vidi certo, e ancor par ch’io ’l veggia,
un busto sanza capo andar sì come
andavan li altri de la trista greggia;120

e ’l capo tronco tenea per le chiome,
pesol con mano a guisa di lanterna:
e quel mirava noi e dicea: “Oh me!”.123

Di sé facea a sé stesso lucerna,
ed eran due in uno e uno in due;
com’esser può, quei sa che sì governa.126

Quando diritto al piè del ponte fue,
levò ’l braccio alto con tutta la testa
per appressarne le parole sue,129

che fuoro: “Or vedi la pena molesta,
tu che, spirando, vai veggendo i morti:
vedi s’alcuna è grande come questa.132

E perché tu di me novella porti,
sappi ch’i’ son Bertram dal Bornio, quelli
che diedi al re giovane i ma’ conforti.135

Io feci il padre e ’l figlio in sé ribelli;
Achitofèl non fé più d’Absalone
e di Davìd coi malvagi punzelli.138

Perch’io parti’ così giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch’è in questo troncone.141

Così s’osserva in me lo contrapasso”.

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3 pensieri su “Dante incontra Bertran del Born

  1. riccardo uccheddu

    Articolo estremamente interessante, anche perché oltre che sostenuto da solidissima documentazione, esso è scritto con grande eleganza
    Il che, nel settore della saggistica, non capita di frequente…
    Un articolo come il suo, caro Antonello, fa capire molto bene quale sia la responsabilità morale e sociale dell’artista.
    Visiterò spesso questo blog e spero le faccia sapere che citerò il suo articolo in alcuni appunti che utilizzerò per alcune mie lezioni di storia e/o di filosofia.
    Distinti saluti
    Riccardo Uccheddu

    riccardo-uccheddu.blospot.com

    Rispondi
    1. Sparz

      caro Riccardo, la ringrazio molto delle sue parole così gentili. Dante è sempre stato una mia passione, pur essendo io un fisico (ormai in pensione da tempo). E soprattutto ho sempre cercato di curare e intensificare i rapporti scienza-letteratura, in tutto quello che ho pubblicato. Grazie ancora.

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