Laura Guglielmi, “Lady Constance Lloyd”

Laura Guglielmi, “Lady Constance Lloyd – L’importanza di chiamarsi Wilde” (Morellini Editore, 2021)

Comunicato stampa e sinossi

Colta, ironica e attraente, Lady Constance Lloyd (Dublino, 1858 – Genova, 1898), scrittrice, giornalista e attivista, è una figura femminile che deve ancora trovare la sua giusta collocazione nella Storia. Oscurata dalla fama e dal processo del marito, dal quale ebbe due figli Cyril e Vyvyan, Constance è una donna che merita di essere riscoperta. Femminista e progressista, è stata paladina di una rivoluzione culturale che voleva migliori condizioni di vita e istruzione per tutte le fasce “deboli” della società inglese, a partire proprio dalle donne. Ai suoi tempi era conosciuta quasi quanto Wilde per il suo impegno nella rigida, e spesso ipocrita, società vittoriana. Erano la coppia più in vista della scena londinese.

Non volle mai divorziare da Oscar Wilde e, a differenza di tutti i loro amici e conoscenti, non rimase certo scandalizzata dalle scelte omosessuali del marito. Ricordiamo che lo scrittore inglese è stato iniziato all’Amore che non osa dire il suo nome da Robert Ross, che all’epoca aveva 17 anni. In quel periodo, Constance e Oscar erano in attesa del secondo figlio.

Il libro ripropone tutte le vicende del processo raccontato in prima persona dall’io narrante, Constance Lloyd stessa. Pur essendo ambientato a fine Ottocento, può offrire degli spunti di riflessione per il dibattito contemporaneo sulle tematiche di genere.

Tre atti, come la celebre commedia, L’importanza di chiamarsi Ernesto, che decretò il successo di Oscar Wilde.

La vita di Lady Constance Lloyd, però, non fu leggera e scoppiettante come una pièce dello scrittore che scelse per marito, ma nemmeno infelice. Di origine irlandese, come Wilde, crebbe in una famiglia agiata, con una madre insoddisfatta e violenta e un padre assente ed egoista. Molto più dotata del fratello Otho, non ebbe accesso alla sua stessa formazione perché le donne non potevano frequentare l’università. Conobbe Wilde in un salotto in cui lei leggeva in italiano un canto della Divina Commedia. Insieme avrebbero conquistato Londra e incarnato un modello di coppia innovativa e originale. Lei diresse una rivista che auspicava la rivoluzione della moda, e scrisse racconti, aiutando anche il marito a mettere ordine nelle sue opere.

Ma il loro sogno è destinato a infrangersi contro i continui debiti contratti da Wilde e con l’affacciarsi, nella loro vita, di Lord Alfred Douglas, Bosie. La relazione omosessuale tra Oscar e il giovane aristocratico sfocerà nel famoso processo per “sodomia” e “atti osceni (gross indecency)”, che vedrà Wilde come protagonista e unico condannato. Pur essendo l’artista più famoso del suo tempo, lo scrittore verrà messo all’indice dalla bigotta società vittoriana, che prima lo aveva acclamato. Ma Constance non abbandonerà mai il marito e saprà anche difendere i suoi figli dalla pesante eredità del nome che portano e reinventare se stessa.

Nel 1896, dopo lo scandalo del processo, Constance dovette quindi fuggire dall’Inghilterra e si trasferì in Italia, nella Riviera Ligure, dove viveva l’amica Lady Margaret Brooke, la sua “principessa asiatica”: prima a Nervi e poi a Villa Elvira a Bogliasco. Forte e coraggiosa, nonostante i suoi problemi di salute, continuerà fino all’ultimo a credere in se stessa e nelle sue capacità, vivendo anche una nuova intensa relazione.

È sepolta nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Un estratto – “Su di noi si abbatte la rovina”
Rividi Oscar dopo più di un mese, il processo sarebbe cominciato due giorni dopo. Andammo al ristorante insieme e mi confidò che tanti amici gli stavano consigliando di fuggire in Europa. Gli dissi che era un’ottima idea, che la vita che si stava creando non era una delle sue commedie a lieto fine. Si era dato appuntamento con Bosie fuori dal Saint James’s Theatre, voleva farmi assistere alla replica de L’importanza di chiamarsi Ernesto, che non avevo ancora visto. Aveva debuttato da sei settimane, ed era al completo tutte le sere. Entrammo nel foyer, ero tenuta a braccetto sia da Oscar sia da Bosie, il mio volto era impassibile come quello di una sfinge, avvertivo solo un impercettibile tremolio al labbro superiore.
Che strano trio. Fingevamo che le nostre vite stessero andando a meraviglia. Una messa in scena ancora più paradossale di quella che avremmo visto sul palcoscenico. Avevo voluto essere di un’eleganza strepitosa, indossavo una pelliccia bianca. Le maniche del mio abito avevano due grandi sbuffi di seta nera, con testa di chiffon verde, e sulle spalle una ghirlanda di rose di velluto. Mi ero preparata con cura, ormai erano poche le occasioni mondane. Mi avevano coinvolta per dimostrare che, se Lady Wilde non aveva nulla da ridire sulla loro relazione, allora che cosa pretendeva Lord Queensberry?
Mi sentivo tutti gli occhi addosso, dai palchi alla platea, come un tempo, ma ora quegli sguardi mi spogliavano nuda e si intrufolavano anche nelle parti più intime. Sentivo che volevano capire come ero fatta fin sotto la biancheria, e controllare se i miei seni fossero soffici e sodi, i miei fianchi flessuosi e i miei genitali al posto giusto. Per scoprire come mai mio marito avesse preferito fare l’amore con un uomo.
Il 3 aprile del 1895, un’altra data che non dimenticherò finché vivo, cominciò il processo per
diffamazione contro Lord Queensberry, che nel frattempo era stato incarcerato. Oscar giunse in tribunale, all’Old Bailey, in carrozza con Bosie e suo fratello Percy, con tanto di cocchiere e
valletto. Una fila di ammiratori lo stava aspettando all’ingresso. La messa in scena era stata
preparata a dovere.
Io non c’ero, non volli andare. I miei dolori erano tornati a tormentarmi. Lo aiutai in tutti i modi, chiesi a diversi amici di prestarci dei soldi, ma non avevo intenzione di sottopormi a quella tortura. Nei giorni del processo mi trasferii da zia Napier. Georgina mi veniva a trovare spesso, così come Robert Ross: a parte i giornali, fu lui a raccontarmi gli eventi che stavano cambiando la nostra vita per sempre.
Anche Arthur mi raggiungeva. Avevo trovato una scusa, dissi alla zia che stavamo lavorando a un altro libro, ma lei aveva ben altro a cui pensare. Che avessi un amante era l’ultimo dei suoi
problemi. Mio marito era stato accusato pubblicamente di sodomia, parola che non pronunciava mai, ma alla quale alludeva con un lungo giro di parole. Per di più a farlo era stato un nobile.
Non volevo tornare a Chelsea, la casa era vuota. Ricordavo con nostalgia i nostri ricevimenti con la strada piena di carrozze e le stanze affollate. Mi mancavano quell’aria densa di fumo, quei discorsi sulle mostre o sui viaggi in Europa, oppure sulle rivoluzioni possibili. Sembravano passati cent’anni. Quel maledetto processo finì in un lampo. Mentre loro se l’erano spassata a Montecarlo, il lord aveva assoldato un’intera squadra di detective, che rintracciò diversi giovani prostituti pronti a testimoniare contro Oscar, confermando di aver avuto rapporti sessuali con lui. Tra gli elementi che la difesa di Queensberry aveva scelto di utilizzare c’era anche il Dorian Gray, che il suo avvocato definì immorale e indecente. Un romanzo portato come prova, che miserabili.
Oscar non rispondeva in modo adeguato alle domande che gli venivano poste in tribunale. Si
pavoneggiava con l’arma seduttiva della sua brillante cultura. Prendeva in giro l’odiato marchese con un’irresistibile sagacia e il pubblico rideva sonoramente.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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