La sindone e la religione dei primi cristiani

I Vangeli di Marco, Luca, Matteo e il vangelo degli Ebrei parlano di un lenzuolo in cui Gesù fu avvolto. Pubblico un’analisi di questi testi sul prossimo numero di Micromega, ma qui vorrei parlare del quarto vangelo contenuto nel canone del Nuovo testamento, quello detto di Giovanni (19,38 – 20,10), il quale scrive abbastanza diversamente dagli altri. Non è solo Giuseppe di Arimatea che si fa dare il cadavere di Gesù da Pilato, ma anche Nicodemo. Ambedue avvolgono il cadavere di Gesù, ma non in una sindôn, bensi – al plurale – in othoniois. Per giunta, il Vangelo di Marco sostiene che

    “passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù”

e così pure dice Luca: «il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato» . Giovanni invece pensa che il cadavere di Gesù sia stato già profumato e unto da Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. In Giovanni è solo Maria Maddalena che va al sepolcro e non altre donne come in Marco, in Luca e Matteo.

Quando Maria di Magdala arriva, il sepolcro è già aperto (come in Marco e non ancora chiuso come in Matteo):

    Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in panni (othonia) insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino. Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide i panni (othonia) per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide i panni (othonia) per terra, e il sudario (soudarion), che gli era stato posto sul capo, non per terra con i panni (othoniôn), ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

In sostanza, il Vangelo di Giovanni è coerente nell’affermare che il cadavere di Gesù fosse stato avvolto in lenzuola al plurale (othonia). Aggiunge che nella tomba c’era anche piegata a parte un soudarion he «era stato posto sul capo» di Gesù. È interessante che il Vangelo di Giovanni quando parla al capitolo 11,44 delle fasciature del cadavere di Lazzaro menziona delle keiriai (bende che sarebbero sulle mani e suoi piedi) e non degli othonia (panni grandi o lenzuola).
Sia le lenzuola che il soudarion sarebbero stati visti sia da Pietro sia dal discepolo amato e da nessun altro. Nessuno dei due, però, si badi bene, portò via lenzuola e sudario.
Anche in questo caso la descrizione, puntigliosa, di Giovanni non dice affatto che il volto e il corpo di Gesù fossero impressi sulle lenzuola e /o sul soudarion. Una cosa simile non avrebbe potuto sfuggire al loro sguardo. Secondo il racconto il soudarion era accuratamente ripiegato e posto in un luogo diverso rispetto alle lenzuola, Ciò significa che, secondo l’autore del testo, il discepolo amato ha guardato accuratamente questi panni. Su di essi, evidentemente, non vi era alcun segno dell’immagine di Gesù.  Quindi anche questo testo porta ad escludere che la sindone di Torino coincida con quella di cui parla il Vangelo di Giovanni.
Il Vangelo di Giovanni è di estrema importanza nel nostro contesto. Mi riferisco alla scena in cui Gesù, ormai risuscitato, appare per la terza volta:

    Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati i non vedenti (mê idontes) e credenti!» (Gv 20, 26-29).

Tommaso ha bisogno di rendersi conto che il corpo che gli appare come vivo sia veramente il corpo ucciso di Gesù e perciò vuole toccare le ferita inferta dalla lancia sul costato. Il problema è il seguente: come si fa a credere se non si vede e non si constata personalmente che il corpo morto di Gesù sia stato veramente risuscitato. La risposta è chiara:

    Gesù gli disse: «Perché  mi hai veduto, hai creduto: beati i non vedenti (mê idontes) e credenti!» (cioè: beati coloro che credono pur non vedendo).

Alla fede non importa la vista e tanto meno il tatto (il mettere la mano sulla ferita per constatare che veramente che si tratta di un corpo che è stato ferito ed ucciso). Alla fede si deve arrivare senza la vista e il tatto: «beati quelli che pur non vedendo credono». Se i discepoli avessero posseduto il lenzuolo in cui il cadavere di Gesù era stato avvolto nel quale l’immagine del volto e del corpo ferito fosse stato impresso, sarebbe stato per loro molto facile affermare: per credere basta vedere il lenzuolo. Oppure: se avessero pensato che la fede si basa sulla vista e sul tatto avrebbero fatto ricorso a questo lenzuolo (se lo avessero posseduto).
Ma il testo mostra chiaramente: (1) che non avevano alcun lenzuolo e (2) che non pensavano affatto che l’immagine del corpo di Gesù fosse rimasta impressa su un lenzuolo e (3) soprattutto non pensavano affatto che un lenzuolo con l’immagine del corpo morto di Gesù servisse a fondare la fede.

Di più. Al capitolo 4 (vv. 19-24) il Vangelo di Giovanni afferma:

    «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. … Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

La fede e il vero culto a Dio non consiste nell’adorare Dio in un luogo e tanto meno in un oggetto. Non ha bisogno di oggetti, templi e luoghi. È un culto interiore che avviene nello Spirito e tramite lo Spirito. Il contatto con Gesù, ritenuto assolutamente necessario per il Vangelo di Giovanni (“senza di me non potete fare nulla»; «io sono la vite e voi i tralci»), implica un contatto interiore tramite lo Spirito di Gesù con Dio stesso. Nulla è più lontano dalla religione del Vangelo di Giovanni di una religiosità che valorizza un oggetto come la sindone.
Il lenzuolo del cadavere di Gesù non serve, non lo si conserva, non lo si mostra e non lo si propone come oggetto utile per la fede perché la fede consiste in una presenza dello Spirito nell’interiorità dell’uomo, in un culto in spirito e verità che non ha bisogno di luoghi. Laddove c’è bisogno di spostarsi per trovare il sacro, ebbene lì non c’è l’adorazione in spirito e verità: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre».

Di più: è stato più volte sottolineata da parte dei commentatori del Vangelo di Giovanni quale sia la natura della ‘fede’ del discepolo amato che entra nel sepolcro e constata che nelle lenzuola e nel soudarion non c’è più il corpo di Gesù. Il racconto dice che egli «vide e credette» e questo è detto solo di lui. «Il discepolo amato perviene alla fede perfetta. Egli non solo credette senza avere visto Gesù (risorto), ma non ebbe neppure bisogno dell’aiuto delle Scritture» ebraiche le quali rettamente interpretate condurrebbero alla certezza che Gesù «doveva risuscitare dai morti» (Gv 20, 8) (commento di R.E. Brown). Anche questo mostra quanto sia estranea al mondo religioso del Vangelo di Giovanni una spiritualità che dà rilievo religioso alla contemplazione di un lenzuolo su cui sarebbe impresso il volto e il corpo di Gesù.

Si potrebbe infine aggiungere che i diversi commenti al Vangelo di Giovanni scritti nella chiesa antica, per secoli, quando hanno commentato i passi del capitolo 20 in cui si parla delle lenzuola del cadavere di Gesù, mai hanno fatto cenno all’esistenza di un lenzuolo con l’immagine impressa del volto e del corpo di Gesù.
Cosa è credere per il cristianesimo primitivo?
Un parte rilevante della fede del primissimo cristianesimo è espressa da un testo che forse riflette addirittura una formula di fede, una delle più antiche:

    Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture (1 Cor 15, 1-5).

Il testo è tratto dalla Prima lettera ai Corinzi di Paolo che è stata scritta all’incirca nella prima metà degli anni Cinquanta del primo secolo. Paolo afferma che la fede consiste nel credere in Gesù Cristo, morto per salvare gli uomini dai loro peccati, e nella sua risurrezione. Il credere comporta un’adesione interiore, una disposizione ad accettare il perdono offerto da Dio mediante la morte e risurrezione di Cristo, un perdono rivolto soprattutto ai peccatori mentre sono ancora peccatori, e indipendentemente dalle loro opere. Dio salva l’uomo, mediante Cristo, quando l’uomo gli è ancora nemico (Lettera ai Romani cap. 5). Nessun oggetto sacro ha funzione alcuna nella fede protocristiana, nessuna forma di pellegrinaggio, di venerazione o contemplazione di immagini. La certezza della risurrezione è data dallo Spirito Santo che grida nel cuore stesso dell’uomo e gli permette di invocarlo con il nome intimo e diretto di Abba.
L’immagine di Cristo, secondo Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi (2 Cor 3,17-18) è solo la parola del vangelo (non qualcosa di impresso su un pezzo di stoffa). Quando il vangelo viene predicato, si imprime nel cuore dell’uomo l’immagine di Cristo il quale è immagine di Dio e perciò, mediante lo Spirito santo che si inserisce nel cuore dell’uomo, il singolo uomo è trasformato in immagine di Cristo e quindi in immagine di Dio, restaurando in qualche modo la situazione umana originaria in cui l’uomo era stato creato ad immagine di Dio:

    «Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore».

Il cristianesimo primitivo non aveva bisogno alcuno di un lenzuolo con un’immagine di Cristo impressa. Il bisogno di statue, di oggetti e immagini sacre era invece caratteristico della religiosità cosiddetta “pagana” di allora. Anche se i cosiddetti pagani sapevano bene che le loro statue non coincidevano con la divinità che rappresentavano.
Il cristianesimo primitivo era una religione della parola e dello spirito. Non creò mai oggetti in cui trovare materializzata la propria fede. L’unica forma di materializzazione creata dal cristianesimo primitivo furono testi, ma solo come espressione di una Parola trascendente e non materializzabile, se non nel contatto mistico tra uomo o donna e Dio.

Nessuno dei Vangeli e nessuno dei testi cristiani prodotti nel I secolo dice che qualcuno dei discepoli di Gesù andò nella tomba di Gesù a ricuperare il lenzuolo in cui egli era stato avvolto. Nessun testo delle origini cristiane ci dice che qualche cristiano andasse alla ricerca di questo lenzuolo.

Nessun testo delle origini cristiane ci dice che i cristiani delle origini conservassero da qualche parte questo lenzuolo.
Nessun testo delle origini cristiane ci dice che i cristiani usassero, per scopi religiosi, o per qualsiasi altro scopo, un lenzuolo con l’immagine del volto e del corpo di Gesù.
Per tutti questi motivi, l’uso attuale che la chiesa cattolica permette e promuove della “sindone” a scopi religiosi mi sembra contrario alla religione del cristianesimo primitivo e al suo spirito.

I discepoli storici di Gesù dopo la sua morte non ebbero bisogno della sindone, non ne ebbe bisogno la chiesa antica. Oggi non ce n’è bisogno per la fede cristiana. Ma, allora, a cosa serve la sindone? Che tipo di religione esprime o suggerisce alle folle, ai credenti e ai non credenti? Perché non torniamo a Gesù e alla sua fede pura?

44 pensieri su “La sindone e la religione dei primi cristiani

  1. elio_c

    Riscontro un certo tocco di bizzarria nell’applicazione dell’umile logica a delle tematiche ovviamente soprannaturali. P.es.:

    > Ciò significa che, secondo l’autore del testo, il discepolo amato ha guardato accuratamente questi panni. Su di essi, evidentemente, non vi era alcun segno dell’immagine di Gesù. Quindi anche questo testo porta ad escludere che la sindone di Torino coincida con quella di cui parla il Vangelo di Giovanni.

    Quindi niente, l’immagine, latente, avrebbe anche potuto rivelarsi più tardi, come se si trattasse di una pellicola a sviluppo ritardato. Come si può credere realmente alla resurrezione di Cristo e nel contempo porre limiti logici alle possibilità di Dio?

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  2. Giovanni Nuscis

    Sono d’accordo con Elio, credere in Cristo vuol dire anche accogliere – o ritenere possibili – i molti misteri che ne avvolgono l’esistenza, senza nulla escludere. Se fede c’è, limiti non se ne pone. Ininfluenti, dunque, sì, agli effetti della fede, come dice Mauro Pesce, ma ben possibili e accoglibili.
    Pochi giorni fa Rai Storia ha riproposto il servizio sulla sindone con le interviste agli scienziati che hanno compiuto gli accertamenti. Questi parrebbero per lo meno non escludere la riconducibilità di essa a un uomo vissuto ai tempi di Cristo.

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  3. mario pandiani

    Dunque, in questo post ci sono due temi che vanno affrontati in modo differente e sono tutt’altro che uno la dimostrazione dell’altro.
    Il primo, circa la autenticità della sindone, mi trova d’accordo, oltre a non esserci traccia alcuna per diversi secoli di altra menzione delle bende e del sudario, come della sindone con cui Giuseppe d’Arimatea depose Gesù dalla croce, nelle scritture, c’è anche il fatto che non venivano seppelliti i morti con le mani incrociate davanti, ma distese lungo i fianchi, libere, per così dire, non legate.
    L’altro tema riguarda invece le icone e le reliquie e mi trova in disaccordo con l’autore.
    La chiesa primitiva prosegue senza interruzione la tradizione biblica, il tempio è lo stesso e le prime chiese sono le sinagoghe, ora sappiamo che differentemente da quanto si pensi abitualmente, le sinagoghe erano affrescate e il velo che separava il tempio dalla navata era decorato con i cherubini.
    La chiesa nasce dopo la resurrezione e l’apertura del paradiso, luogo che è rappresentato dal tempio, cioè dal “Santo” il cui centro è il “Santo dei Santi”, che nella chiesa cristiana diventa il presbiterio al cui centro c’è l’altare.
    La tradizione cristiana alle immagini dei cherubini aggiunge progressivamente quella di Gesù e della Madre di Dio, che sono entrati nel Paradiso a cui si aggiungono i santi, anch’essi raffigurati nelle icone o testimoniati dalle reliquie.
    Non ha tanto senso invocare l’assenza di forma nel cristianesimo primitivo, Gesù istituì la sua chiesa nello spirito, nell’anima e nel corpo, la cui forma esteriore era la religione abramica e mosaica che, compiuta, si sarebbe poi modificata per accogliere ebrei e pagani in vista di una salvezza nuova.
    Il cristianesimo non fu una rivoluzione iconoclasta e l’ebraismo non era una religione iconoclasta, l’iconoclastià è un’eresia rigettata dalla Chiesa di Cristo.

    La chiesa, specialmente dopo l’edito di Costantino, cioè con la fine delle persecuzioni e con l’ingresso in essa di moltissimi fedeli non così motivati come lo furono i primi cristiani, ha distinto due forme di devozione; l’adorazione, “Lathreia”, che si deve solo a Dio, e la venerazione; “Dhulia” che si attribuisce ai Santi e prima di tutto alla Madre del Signore e ai segni che questi ci hanno lasciato.
    Questa venerazione è data alla presenza di Cristo nei suoi Santi e non alle persone stesse, in quanto la Santità non è altro che questo, dunque le icone e le reliquie sono diventate parte integrante della devozione e della liturgia stessa, sono in qualche modo la forma visibile di coloro che attraverso la vita in Cristo hanno raggiunto il Paradiso, il corpo mistico della Chiesa.
    A questo proposito c’è un altra considerazione da fare sulla sindone di Torino; che miracoli fa una reliquia che sembra essere tanto strettamente legata all’evento più fondamentale di tutta la vicenda cristiana, cioè la morte e risurrezione di Gesù cristo?

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  4. vbinaghi

    Inizia con la storiografia e poi spaccia la sua teologia gnostica come l’autentica versione del cristianesimo giovanneo.
    Il solito pesce (in barile).

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  5. sparz

    certo, qualsiasi teologia che non si appiattisca sulla più tradizionale propaganda cattolica apostolica romana, va detta, con gran dispregio, “gnostica”, questo è il dibattito.
    A me sembra che l’articolo di Pesce sia un raro esempio di discussione pacata e di riuscito tentativo di argomentare razionalmente una critica all’uso della sindone come di altri oggetti materiali — ricordate il commercio delle cosiddette “reliquie” — supposti essere appartenuti a santi e profeti o a Cristo stesso, per alimentare la fede. Nella mia ingenuità credevo che, anche dopo le argomentazioni di parte scientifica portate anni fa avverse alla possibilità che la sindone fosse un reperto risalente a duemila anni fa, questa ennesima telenovela fosse stata abbandonata. Evidentemente invece la fede ha ancora bisogno di essere alimentata (strano verbo, a mio parere, in questo contesto) con questi mezzi, in mancanza del coraggio di gesti veri e inequivocabili.

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  6. mario pandiani

    Una reliquia falsa non rende tutte le reliquie false, mi sembra un ragionamento puerile, così come un prete pedofilo non rende tutti i preti pedofili, il post rivela un modo di ragionare abbastanza poco chiaro e tendenzioso, da un caso particolare pretende giustificare una visione del tutto personale che annulla duemila anni di storia, storia di errori e di grande fede, ma un po’ troppo complessa e articolata per liquidarla con un volemossebbene di primi hippies cristiani contro l’abuso e il potere pontificio vaticano; in mezzo ci sta molto altro, e la documentazione non manca.

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  7. vbinaghi

    Sparz, la teologia è una forma di narrazione che ognuno è libero di praticare, con i risultati più suggestivi (poi bisogna vedere se accoglie in toto in parte i preambula fidei del cristianesimo). Quello che contesto è lo spaccio di una teologia all’interno di un excursus che vorrebbe essere storiografico.

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  8. luminamenti

    Sono d’accordo con Pesce che riporta con pacatezza e serietà il discorso dentro un ambito stroriografico e scientifico. La fede, poi, è chiaro, ridotta a credenza è in grado di inglobare tutto e non produrre niente. Non è certo la fede di Gesù. La chiesa ormai non può più contare sulla ricerca storica perchè ne svela dubbi retroscena. Per la Chiesa poi è ormai molto imbarazzante dovere ancora combattere tutta la matrice ebrea di gesù e i suoi rapporti con gli Esseni

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  9. Mauro Pesce

    1. Non sono gnostico da nessun punto di vista. Sono lontanissimo dallo gnosticimo antico e da altre correnti moderne che in qualche modo qualcuno possa definire gnostiche.

    Nel libro l’Uomo Gesù (Milano, Mondadori) Adriana Destro e io scriviamo che aveva ragione Ireneo ad attribuire a Gesù una visione abbastanza materiale del regno di Dio. E Ireneo -come tutti sanno – è autore di un’opera Contro le eresie che è contro gli gnostici. Il nostro Gesù è un Gesù della pratica concreta di vita non un personaggio gnostico di idee astratte.

    2. Penso che non sia corretto usare pubblicamente espressioni come “il solito pesce (in barile)”, che tendono a offendere. Mi domando perché? La prima persona che è intervenuta, ELIO, ha espresso una critica senza bisogno di offendermi (pesce in barile) o etichettarmi in modo da denigrarmi (gnostico). Si può criticare senza aggressività e senza offesa.

    3. Io dico che:
    – nessun testo dei primi secoli cristiani sostiene che vi fosse un’immagine di Gesù impressa sul lenzuolo (o lenzuola) che alcuni testi dicono essere stato visto/i da Pietro (e dal discepolo amato) nel sepolcro vuoto.
    – nessun testo dei primi secoli cristiani sostiene che qualche discepolo abbia asportato dalla tomba di Gesù il lenzuolo conservandolo poi con cura.
    – nessun testo cristiano sostiene che questo lenzuolo sia mai stato usato nella chiesa antica
    – la religiosità protocristiana, quella di Gesù, quella di Paolo e quella del Vangelo di Giovanni sono estranee ad una religiosità legata alla materializzazione del sacro in oggetti. Anzi, il cristianesimo primitivo si è affermato proprio nella sua radicale diversità e alternativa a questo tipo di religiosità. Non riesco a comprendere come un credente possa preferire guardare una (molto dubbia o assolutamente certa) immagine di Gesù, invece di desiderare, con Paolo, che l’immagine di Gesù, che secondo Paolo solo il vangelo contiene, si stampi nell’interiorità del cuore trasformando l’uomo ad immagine di Cristo e quindi ad immagine di Dio.
    Il mio ragionamento comunque è solo parziale, anche nella versione più lunga che pubblico su Micromega.
    Mauro Pesce

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  10. Mauro Pesce

    Caro Elio_c, caro Giovanni Nuscis

    non sono d’accordo
    Gesù non ha mai chiesto una religiosità che creda nel soprannaturale vago, nel misterioso, in oggetti sacri:

    L’unica cosa che chiederà l’ha detta molto chiaramente nel Vangelo di Matteo.

    [25.31] Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
    [25.32] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
    [25.33] e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
    [25.34] Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
    [25.35] Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
    [25.36] nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
    [25.37] Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
    [25.38] Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
    [25.39] E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
    [25.40] Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
    [25.41] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
    [25.42] Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
    [25.43] ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    [25.44] Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    [25.45] Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.
    [25.46] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

    Tutto il resto, misteri, soprannaturale vaghissimo e sentimentale, pellegrinaggi,visioni di oggetti, venerazioni inutili di santi tanto per sentrsi riempiti di sacro e non provvedere ad obbedire alla giustizia di Dio, tutto questo è estraneo allo spirito cristiano.

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  11. mbaldrati

    da 25.41 a 25.46: ma… certo che tutti quei potenti, uomini di governo, dell’economia, delle gerarchie ecclesiastiche sempre pronti a gridare la loro fede cristiana, non li hanno mica letti questi versetti. Oppure sono totalmente e serenamente atei. Infatti se fossero davvero credenti gli verrebbero i sudori freddi e gli incubi…

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  12. fabrizio

    Dal martirio di San Policarpo, cc. 17 e 18, scritto intorno al 177 e che racconta del martirio avvenuto nel 155:

    Noi adoriamo lui [il Cristo] perché è Figlio di Dio, i martiri invece li amiamo come discepoli e imitatori del Signore (…). Pertanto il centurione, visto l’accanimento dei Giudei nella contesa, fece portare in mezzo il corpo e lo fece bruciare secondo costume pagano. Così non solo più tardi potemmo raccogliere le sue ossa, più preziose delle gemme più insigni e più stimabili dell’oro, e le collocammo in luogo conveniente. Quivi per quanto ci sarà possibile, ci raduneremo con gioia e allegrezza, per celebrare, con l’aiuto del Signore, il giorno natalizio del suo martirio, per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”

    questo documento attesta che già la protochiesa venerava i martiri; ne raccoglieva le reliquie e ne praticava il culto; L’uso di immagini sacre e oggetti di culto è attestato fin dal primo secolo come documentato qui: http://www.infotdgeova.it/dottrine/croce5.php . Sarà forse anche utile ricordare che Cristo non istituisce nessun culto o rito ne da disposizioni precise (tranne l’Eucarestia: “questo è il mio corpo…”) per tutto il resto affida l’azione futura dello Spiroto e dice “il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). Se non si crede allo Spirito Santo, non si può credere alla Chiesa, ne quella di oggi ne quella dei “primi cristiani”.

    A proposito di questo mito dei “primi cristiani”, concetto a mio avviso ampiamente abusato in questo articolo di Mauro Pesce così come in molti altri contesti simili, mi prefiggo di stendere una più estera considerazione nel mio blog a risposta di questo articolo, che segnalerò non appena pubblicato.

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  13. elio_c

    Caro Mauro,
    concordo sull’idea che tali punti possano ben delineare uno “spirito cristiano”, diciamo così, “purificato”. Si tratta comunque di formulazioni assai “ideali”, che in fin dei conti manterrebbero immutato il proprio valore anche se Gesù Cristo fosse stato soltanto un uomo, anzi persino nel caso che quella di “Gesù Cristo” fosse soltanto una sublime favola, collettivamente distillata dal dolore umano sedimentato entro un’aspra società schiavistica, e dai memi che entro di essa caoticamente fermentavano.
    Detto questo, c’è da aggiungere la constatazione che questo piano “ideale” mostra prese assai differenti sulle diverse anime: c’è chi ne viene conquistato aldilà di ogni evidenza (“credo quia absurdum..” ecc.) e chi, forse a dominante sensuale, non riesce proprio a credere alla “realtà” di un piano astratto che si ponga in eccessiva contraddizione con gli “insights” contrari così riccamente suggeriti dalla realtà “tangibile”. Si sa che la natura getta i dadi sopra molte dimensioni e parametri umani (dal grado di introversione ed estroversione, alla composizione dei complessi e dinamici cocktail di mediatori chimici che condizionano il funzionamento generale dei nostri cervelli) in conseguenza di vantaggi (a livello collettivo e in relativo dispregio dell’individuo) la cui logica è abbastanza intuibile.
    Si potrebbe dunque anche pensare che un mistero come quello della Sindone, nel caso risultasse davvero irriducibile (io non ne ho un’idea molto precisa) possa magari servire alla Provvidenza per portare aldiquà della soglia della fede certe persone che risultano (non per “colpa” loro) troppo sensibili all’inverosimilità della fede stessa.
    Si tratta in fondo di situazioni talmente complesse che esiterei a dedurre alcunchè sul cuore di un individuo dalla semplice esteriorità dei riti e delle devozioni, oppure dalla loro apparente mancanza. Io stesso non saprei proprio dire, attraverso l’introspezione, se credo in una certa misura, o se piuttosto mantenga qualche residuissima speranza, oppure se in queste faccende qualche mio sottosistema cerchi semplicemente di prenderne in giro qualche altro. A me pare di avvertire, dentro di me, qualcosa che fa il tifo per la permanenza del mistero, sebbene non arriverebbe al punto di fare carte false per il suo mantenimento. Però capisco fin troppo bene San Paolo quando scrive che se Cristo non è realmente risorto allora..

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  14. mauro baldrati

    Caro Elio, non sono sicuro di avere compreso bene il tuo pensiero, in particolare questo passo: “Si potrebbe dunque anche pensare che un mistero come quello della Sindone, nel caso risultasse davvero irriducibile (io non ne ho un’idea molto precisa) possa magari servire alla Provvidenza per portare aldiquà della soglia della fede certe persone che risultano (non per “colpa” loro) troppo sensibili all’inverosimilità della fede stessa.”

    Comunque grazie.

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  15. luminamenti

    Si continua a leggere ogni parola (supposta) di Gesù dimenticando che era ebreo, dimenticando che tutto il cristianesimo, se si rimane sul piano dell’ebraismo essoterico, risulta incomprensibile, mentre se si legge secondo l’ebraismo esoterico tutto si incasella in maniera meravigliosa. Si tratta solo di avere voglia di studiare con spirito di verità e passione. Se non si guardare su entrambi i fronti serenamente si prendono della cantonate incredibili. Che importanza può avere il culto delle reliquie praticato da alcuni se questo culto non ha nulla a che fare con la spiritualità vera? Ha importanza solo all’interno di spiegazione che sono già state ampiamente esaminate dalla socologia delle religioni. Ma la spiritualità, quella che riunisce l’Adamo è solo nell’ ebraismo esoterico. Quelle cose che dice Gesù e che sembrano dogmi di fede sono invece lì spiagati con estrema chiarezza e quadrano come i tasselli di un puzzle.

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  16. fabrizio

    Ecco, come promesso, la mia risposta alle osservazini di Mauro Pesce, con un anteprima:

    Un elemento molto ricorrente nelle discussioni che riguardano certi culti e religiosità del cristianesimo, sembrano marchiati con inchiostro indelebile del dogma mitico dei «primi cristiani».

    Già, i «primi cristiani»: secondo questo cliché, questo mantra ricorrente, ripescato da molti laici e da tanti credenti a rischio, la Chiesa autentica sarebbe solo quella “degli Apostoli e dei discepoli di Cristo” e dei loro primi con-discepoli, quelli che “hanno creduto senza aver visto”, come ad esempio lo stesso Paolo. Che poi si sarebbe progressivamente “inquinata” mentre si “espandeva” nel paganesimo, che con i suoi influssi, influenze e contaminazioni che ne avrebbero intaccato e corrotto l’autenticità, e l’originaria genuinità. Mentre questa nuova organizzazione assumeva sempre più importanza, influenza politica, etc.. sarebbe venuta meno questa “autenticità” originaria, trasformandosi sempre più in una sorta di sincretismo.

    Queste considerazioni non sono, invero, prive di fondamento storico: certamente il cristianesimo è cambiato ed è cambiato mano mano che sociologicamente si espandeva. Eppure potrei portare valanghe di prove storiche che confutano questa visione così semplicistica del fenomeno; ma non è il contesto storiografico che qui voglio affrontare.

    Affermare infatti che la vera e autentica Chiesa sarebbe solo quella degli antichi apostoli e discepoli e quindi non ancora istituzionalmente organizzata, implica fare una affermazione non più di carattere storico, ma di carattere spirituale, che nessun documento storico può confermare o smentire; e quindi per affrontarla seriamente dobbiamo rifarci al Vangelo, alle parole e alle promesse di Cristo.

    ….Continua su: http://www.bzimage.it/blogwp/il-mito-dei-primi-cristiani.html

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  17. Marco Sini

    Per ogni vero credente, per ogni vero cattolico, la Chiesa è una ed unica in ogni tempo, e dunque non scomponibile né sincronicamente né diacronicamente. Le “variabili” sono rappresentate dalla irripetibile personalità e dalla libertà di coloro che ne fanno parte nel corso dei secoli, dagli influssi socio-culturali che ne condizionano, nel bene e nel male, il cammino, e – soprattutto – dalla luce potente dello Spirito Santo, presente sempre, in ogni minima particella di tempo, nell’unica Chiesa Cattolica, in modo particolare nei suoi Sacramenti. La nota e fondamentale frase pronunziata dal Signore Gesù Cristo (e riportata dall’apostolo ed evangelista Matteo) è la Verità: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Il problema, Fabrizio, in realtà è un altro: quel libero arbitrio che Dio ha donato ad ogni uomo, è stato donato anche ai pastori della Chiesa, i quali possono – proprio in virtù di questa libertà – compiere scelte che non corrispondono a quanto suggerisce lo Spirito Santo in una data situazione, e lasciarsi, dunque, condizionare dal “complesso di don Abbondio”, ossia preoccuparsi troppo per le cose di questo mondo o del giudizio delle persone di questo mondo. Eccetto che per i pronunciamenti del Papa “Ex Cathedra” e delle deliberazioni assunte dai Concili Ecumenici in piena comunione con il Papa, tutte le altre decisioni sono soggette ad errore umano, e dunque lasciate alla piena libertà di scelta delle persone direttamente coinvolte. Affermare, ad esempio, che è volontà di Dio – rivelatasi in Cristo e valida per ogni tempo – che accedano al Sacramento della Cresima unicamente coloro che credono (innanzitutto con il cuore) che “Gesù Cristo è il Signore” (il Figlio di Dio incarnato, morto per redimerci dalla morte e dal dolore provocato dal peccato, e risorto nella potenza dello Spirito Santo), è dire esattamente ciò che il Signore ha comandato agli apostoli e – attraverso di loro – ai vescovi loro successori, e valevole dunque per ogni tempo. Il problema, appunto, consiste nel fatto che la prassi attuale è un’altra: si permette a molte persone sostanzialmente agnostiche (o addirittura non credenti) di accedere al Sacramento della Cresima, persone che sono motivate sostanzialmente dall’interesse di sposarsi in Chiesa, per tradizione famigliare o per convenzione, non per sincera convinzione del cuore. Con questo discorso non è mio proposito significare – ovviamente – che tutti sono motivati da ragioni di interesse utilitaristico, ma il numero delle persone davvero sincere nel pronunziare la loro professione di fede di fronte al vescovo sono, obiettivamente, molto poche. Credo che continuare in questa direzione non faccia bene alla Chiesa nel suo insieme, facendo soffrire molto coloro che vivono un autentico cammino cristiano. In sintesi, la Chiesa Cattolica è sempre la Chiesa di Cristo in ogni tempo, ma il Signore lascia pure ai vescovi la libertà di scegliere anche (se lo vogliono) non per il meglio (ripeto, eccetto i pronunciamenti del Papa Ex Cathedra e le deliberazioni dei Conc. Ecumenici in piena comunione con il Papa). Ciò che possiamo fare è pregare, intensamente, il Signore che essi decidano sempre per il meglio – anche quando questo dovesse comportare dure persecuzioni – avendo sempre il cuore e la mente rivolti alla vera felicità, che Dio ci dona fin d’ora nella potenza dello Spirito Santo, in vista dell’avvento finale del Regno di Cristo nella gloria.
    “A Colui che in tutto ha potere di fare, molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo a potenza che opera in noi, a Lui la gloria – nella Chiesa e in Cristo Gesù – per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli, amen!” (Efesini 3,20-21).

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  18. Marco Guzzi

    Carissimo Professor Pesce, condivido appieno questo suo pensiero:
    “Non riesco a comprendere come un credente possa preferire guardare una (molto dubbia o assolutamente certa) immagine di Gesù, invece di desiderare, con Paolo, che l’immagine di Gesù, che secondo Paolo solo il vangelo contiene, si stampi nell’interiorità del cuore trasformando l’uomo ad immagine di Cristo e quindi ad immagine di Dio.”

    Ho di recente partecipato ad un seminario sulla Sindone sostenendo proprio l’importanza di passare da una fede più rappresentata (in oggetti o eventi esterni), ad una fede più realizzata (nel mistero dello Spirito Presente).

    Cionondimeno l’immagine può divenire una porta per l’Invisibile, in base alla teologia dell’icona delle Chiese ortodosse.
    L’immagine, e quindi la stessa Sindone, può evocare in noi il mistero della nostra divinizzazione in Cristo, e quindi aiutarci nel lavoro contemplativo, come, d’altronde, una immagine di Maria Immacolata, o dell’Arcangelo Michele.

    Lo stesso vale poi per ogni devozione: può restare una forma idolatrica o servire da strumento della nostra vita spirituale.
    In tal senso la prego di non definire inutile la venerazione dei santi: se c’è una comunione dei credenti, vivi e (apparentemente) morti, i santi possono aiutarci, come d’altronde gli angeli, che lo stesso Gesù venerava.

    L’Invisibile è molto popolato, per fortuna.

    Auguri per il suo lavoro.
    Marco Guzzi

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  19. Marco Sini

    Come appendice al mio precedente messaggio, per prevenire possibili fraintendimenti, ci tengo a precisare che condivido totalmente l’azione del nostro amato Papa Benedetto XVI, ed auspico che – con la forza dello Spirito Santo – prosegua nella stessa direzione, a lode e gloria di Dio.
    Con l’occasione, dico anche che condivido in toto l’intervento di Marco Guzzi, al quale faccio i miei più sentiti complimenti, per la sua limpidezza e per il suo amore per la Verità.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  20. Mauro Pesce

    Non è affatto vero che la Chiesa cattolica è identica dalla sua fondazione ad oggi. All’inizio abbiamo diverse chiese e le chiese ortodosse sono le più antiche. Non esiteva all’inizio alcun Papa perchè la chiesa di Roma fino al secondo secolo consisteva in gruppi molto diversi e autonomi diretti da collegi presbiterali. La differenza storica tra i vari periodi è immensa.

    Se si vuole sostenere che Dio ha sostenuto le chiese per secoli ebbene bisogna dire allora che ha sostenuto tutte le chiese cristiane e non solo la propria (con un atteggiamento che sta alla radice di tante guerre e odii, motivato spesso solo da miopia etnocentrica).

    Ricordiamoci del movimento ecumenico, che non può consistere in un “ritorno” alla chiesa cattolica, da cui le altre chiese non si sono mai “staccate”, perchè esistono in virtù di proprio modo particolare di essere fedeli al messaggio cristiano. I grandi problemi dell’ecumenismo non possono essere dimenticati, come se esistessee sono “La” chiesa o una chiesa.

    Io non posso ragionare in questo modo(come se esistesse una sola chiesa, come se la chiesa cattolica fosse stata sempre la stessa nei secoli, e come se fosse necessariamente sempre fedele a Gesù dal quale invece si differenzia radicalmente per religiosità e prassi, come mostra l’attuale ostenzione di un lenzuolo) : offenderei centinaia di milioni di cristiani e andrei contro la verità storica.

    Neppure può essere dimenticato che il cristianesimo ha al suo centro ben altre cose che un accordo di obbedienza ad un’autorità centrale.

    Bisogna che ci si renda conto che la religiosità della sindone (come anche ad esempio la venerazione di padre Pio in cui interessi economici, opportunità politica ,turismo e credulità si mescolano), fanno orrore a moltissimi cristiani italiani.

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  21. Marco Sini

    È vero – e, direi, scontato – che la Chiesa, dal tempo apostolico ad oggi, abbia vissuto un’evoluzione, in relazione anche al mutare delle condizioni storico-sociali. Ma la sostanza del “deposito della fede” (sintetizzato nel Credo Apostolico) – custodito dalla Chiesa fondata sul mandato sacramentale del Signore Gesù Cristo a san Pietro e agli apostoli – non ha subito alcuna modifica sostanziale, ma è venuto maturando nel corso dei secoli, in piena armonia con la Parola di Dio e la Tradizione Apostolica (della quale il Nuovo Testamento è una sua parte, posta per iscritto). Il compito del Papa (vescovo di Roma, successore di san Pietro, vicario di Cristo) non è affatto quello di ricoprire un ruolo autoritario nella Chiesa, ma essere – per la forza dello Spirito Santo – strumento santo di unità e pastore dell’unica Chiesa Universale, ed essere custode fedele del ”deposito della fede” trasmesso dagli apostoli, i quali fin dall’inizio hanno guidato TUTTE le comunità nate dalla loro stessa predicazione, ruolo che – per volontà di Dio – è stato trasmesso ai vescovi, loro successori (ed in modo particolare al vescovo di Roma, successore di san Pietro). Il Signore vuole l’unità della Chiesa, non la sua frammentazione, e a san Pietro (e ad ogni suo successore) è stata affidata questa missione speciale, di essere strumento sacramentale di unità dell’unica Chiesa Cattolica.

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  22. Mauro Pesce

    Lei, Gentile Signor Sini, fa affermazioni che corrispondono ad una teolgia cattolica molto conservatrice e difficilmente condividibile da parte di molte alte diverse teologie cattoliche, non parliamo poi delle teologie di altre chiese o delle ricerche storiche recenti.

    In ogni caso il mio intervento riguardava la Sindone come oggetto di venerazione che io prpongo di considerare come radicalmente dustante dalla religiosità di Gesù, di Paolo e di Giovanni.
    Pr lei la religiosità che propone la Sindone è coerente con Gesù, per me no.Non capisco perché bisogna fare appello alla fedeltà al Papa per poter sostenere che la religiosità della Sindone è coerebte con quella di Gesù e del cristianesimo primitivo. Io, ricorrerei ad argomentazioni mie, personali, basate su fatti storici, sull’esercizio della ragione…

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  23. Marco Sini

    Gentile prof. Pesce, sulla questione sulla sindone, da lei posta, credo che non sia necessario che io aggiunga nulla, rispetto quanto affermato in modo chiaro, sintetico e veritiero da Marco Guzzi. Sul fatto che vi siano, nella Chiesa, persone che abbiano posizioni diverse e contrastanti rispetto alla fedeltà al “buon deposito” della fede, affidato dal Signore Gesù Cristo – mediante gli Apostoli – all’unica Chiesa Cattolica, non deve sorprenderci: è sempre accaduto – nel corso della storia cristiana – che siano sorte (per ragioni, in parte, anche umanamente comprensibili) correnti e posizioni eterodosse, in netto contrasto con l’insegnamento degli apostoli. Ma la Verità è una e unica, ed è proprio il vescovo di Roma, successore (per volontà di Dio) di san Pietro, il custode fedele dell’autentica dottrina, nonostante le fragilità e le miserie umane che hanno attraversato i secoli, e che il Signore permette, nel rispetto della libertà dei singoli e del corso degli eventi, affinché il suo piano di salvezza si adempia senza forzature, con amore profondo anche per i peccatori più incalliti, ma sperando sempre che essi si convertano dagli idoli muti e vuoti all’unico Dio vivo e vero, donatosi a tutti noi in Cristo, nella potenza dello Spirito Santo. Ciò che conta è maturare un rapporto personale e intimo con Dio, fondato sull’amore di Cristo, sulla testimonianza degli apostoli della sua vita, morte e risurrezione, sul dono dello Spirito Santo Paraclito, su una vita dunque – individuale e comunitaria – profondamente centrata e fondata sulla Parola di Dio e sull’Eucaristia, nostro alimento per la vita eterna, gioia senza fine con Cristo nel suo Regno glorioso.

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  24. fabrizio

    Gentile prof. Pesce:

    1. Marco Sini non ha fatto altro che esporre il Magistero della Chiesa, da sempre sostenuto. Non teologia. Teologia che lei cataloga secondo parametri “mondani” del progressista e del conservatore, termini che poco hanno a vedere con concetti Ecclesiologici. E’ vero che esistono queste tendenze, ma lei confonde teologia e Magistero.

    2. A mio avviso lei non ha chiarissimo cosa vuol dire esattamente la contemplazione e la venerazione delle immagini. Le propongo di farne esperienza, in una autentica preghiera e ne troverà forse energie nuove. La venerazione delle immagini è infatti una forma di preghiera. Niente altro che questo. Io ad esempio prego, contemplo e venero l’icona della Trinità di Rublev. A qualcun altro invece piace la sindone: questa è davvero questione di gusti. Come vede la religione cristiana non è solo fatta di precetti e dogmi, come molti pensano, ma ci sono ampi spazi e margini per sensibilità personali diverse, nella libertà delle persone. La diversità è una ricchezza. La Chiesa Cattolica ha sempre conservato e protetto la diversità (salvo quando era eretica) basti vedere la estreme differenze dei vari movimenti ecclesiali e delle miriade di congregazioni (poco hanno in comune l’Opus Dei con i Francescani; i legionari di Cristo con i Folocari – eppure sono tutti nella Chiesa – tra pregi e difetti): unità nella diversità è il segreto dello Spirito. Da dove viene questo segreto? Dalla Trinità: che è diversità (tre persone) in unità perfetta (L’amore, cioè Dio stesso).

    3. A supporto della tesi “sindone non è coerente con Gesù” lei porta le sue personali argomentazioni, supportate da questioni storico-culturali. Può portarci invece delle prove evangeliche a questa affermazione? L’iconoclastia è stata condannata dal Secondo Concilio di Nicea.

    4. Sul discorso dell’unicità della Chiesa, Lei parla di “chiese” in opposizione a “Chiesa”. Mi scusi, ma fa molta confusione. Che Cristo abbia fondato una e una sola chiesa nessuno ne dubita, quindi dire che “non esiste una unica Chiesa” è una eresia. Certo è vero che esistono anche “chiese” all’interno della stessa cattolica. Il problema non “Chiesa vs chiese” ma di comuninione ecclesiale e di come questa viene comunemente intesa: è evidente che se questa comunione viene intesa in modo differente da chiese diverse non può esserci questa comunione. Il movimento ecumenico non è, come sembra pensare, nulla di “politico” o di “strategico”.Le ricordo che La chiesa cattolica (nella Lumen Gentium) ha definito definitivamente che non è avocata a se l’esclusiva dello Spirito Santo, anzi riconosce la specificità anche di altre chiese separate e di altre comunità ecclesiali. L’ecumenismo non è, come lo intende lei, un “ritorno” alla Chiesa cattolica, ma piuttosto un movimento di preghiera: l’unità infatti non è fatta dall’uomo ma dallo Spirito Santo. Dunque i cristiani devono innanzitutto pregare incessantemente lo Spirito Santo che ricrei l’unità nella chiese separate. In questo la chiesa cattolica è fortemente impegnata. E’ inoltre fuori discussione che la Chiesa cattolica in tutta la storia abbia sempre lavorato a favore dell’unità e mai per la divisione (si può invece discutere sul come lo abbia fatto) mentre invece chiese hanno storicamente lavorato per la divisione e non per l’unità. Ma non è l’uomo che fa l’unità, ma Dio. E vero che ci sono differenze e problemi apparentemente irrisolubili, ma chi ha fede confida nello Spirito e spera che un giorno queste differenze saranno e potranno essere superate in un modo che noi oggi non possiamo vedere, ma che lo Spirito certamente infonderà in una comunità credente e orante. Pensare di fare l’unità” esplicitamente come un “ritorno” oppure peggio come un “associaizone libera di chiese” intorno a un minimo comune multiplo, sono utopie, un ridurre la questione a faccende politico-umani, estranee allo Spirito. Il vero ecumenismo non si basa su “politiche” e “strategie” ma sulla preghiera. Questo è il movimento ecumenico di oggi, reso ancora più esplicito da Benedetto XVI anche con il proficuo incontro in Turchia con Bartolomeo I il quale ebbe a dire parole in tal senso anche nella sua visita a Roma.

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  25. Mauro Pesce

    Fabrizio e Marco Sini scrivono:

    1. “Lei fa molta confusione”… Lei non ha chiarissimo”…

    So esattamente di cosa parlo: è la mia professione. Rivolgere a me quello che scrivete è come portare vasi a Samo.

    2. “a san Pietro (e ad ogni suo successore) è stata affidata questa missione speciale, di essere strumento sacramentale di unità dell’unica Chiesa Cattolica.”

    “Che Cristo abbia fondato una e una sola chiesa nessuno ne dubita, quindi dire che “non esiste una unica Chiesa” è una eresia.”

    Ho esitato molto a rispondere perchè non credo utile un dibattito tra chi vuole solo difendere una posizione.
    Potrei rispondere:
    – con queste affermazioni si va verso il fondamentalismo e la contrapposizione frontale con ogni altra forma religiosa provocando scontri e conflitti insanabili. Sono proprio queste affermazioni e questi atteggiamenti rigidi e assolutisti che hanno portato alle guerre di religione.
    – qui trovo un linguaggio tutto interno ad una posizione, un gergo che non dice nulla se non a chi sta nel proprio gruppo, una incapacità a porsi dal punto di vista dell’altro
    Potrei continuare a indicarvi posizioni cattoliche molto diverse dalle vostre (da Cusano, Tommaso Moro ed Erasmo fino a M.D.Chenu, Y.Congar,H.Küng, R.Panikkar) potrei citare brani di testi ufficiali della tradizione cristiana,

    sarebbe inutile.

    Preferisco invitarvi a porvi dal punto di vista di altri:
    provate a porvi dal punto di vista di un membro della chiesa ortodossa che ritenesse la propria chiesa l’unica vera corrispondente alla volontà di Gesù, o di un protestante che ritenesse la propria chiesa l’unica vera corrispondente alla Parola di Dio, o dal punto di vista di un hindu che ritenesse la sua religione l’unica vera, o di un musulmano che ritenesse la sua religione l’unica vera. Ognuno di essi ragionerebbe come ragionate voi nei confronti degli altri.
    Ognuno di loro penserebbe che ciò he voi dite e pensate è fuori della voloontà di Dio, fuori dalla verità di Dio…

    Quanto alla “Sindone”, ormai è uscito il mio articolo completo su Micromega e considero conclusa la discussione su questo argomento qui.

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  26. Marco Sini

    Carissimo prof. Pesce, in relazione alle sue più che legittime osservazioni, rispondo che esistono, indubbiamente, delle serie difficoltà nel dialogo interreligioso, ma questo non deve farci venir meno all’amore per l’unica Verità. Per penetrare, con efficacia, la Parola di Dio (e la Tradizione Apostolica nel suo complesso) è indispensabile avere il cuore e la mente sgombri da troppe elucubrazioni, e – soprattutto – da dannosi preconcetti, non soltanto sulla questione delle immagini in senso generale (e della Sindone in modo specifico), questione che, personalmente, considero a dir poco secondaria. Ma – soprattutto – è essenziale liberarsi da lesivi preconcetti sulla reale genesi del cristianesimo: soltanto con spirito di fede, e liberi da posizioni precostituite, è possibile “vedere” Cristo risorto, e riconoscere la missione che Egli ha affidato agli apostoli (evidente nel NT), e – attraverso di loro – ai vescovi, in vista della seconda venuta di Cristo nella gloria. Il fatto che alcuni (o forse molti, non sta a me dirlo) pastori dell’unica Chiesa Cattolica, nel corso della storia cristiana, si siano comportati in modo non conforme al mandato loro affidato dal Signore, non deve ingannarci; non dobbiamo dimenticare che – fin dall’inizio – Dio ha fondato il suo speciale rapporto con l’uomo su due elementi fondamentali: amore e libertà. Non vi è vero amore senza libertà, ed il Signore ha permesso pure ai pastori della Chiesa (nel loro libero arbitrio) di comportarsi, anche, non per il meglio (se questo era il loro proposito). Ma il piano di Dio, comunque, si adempirà, prima o dopo, nonostante l’inadeguatezza di noi uomini, attraverso la sua unica Chiesa Cattolica, fondata sul mandato del Figlio di Dio incarnato a san Pietro e agli apostoli, e – mediante l’imposizione delle mani – trasmesso (per volontà di Dio) ai vescovi loro successori.

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  27. elio_c

    > La Chiesa Cattolica ha sempre conservato e protetto la diversità (salvo quando era eretica)

    Troppo divertente questa! :-)))

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  28. Mauro Pesce

    Consiglio la lettura di Nicolò Cusano e di Ramon Panikkar, il cristo sconosciuto dell’induismo.

    Ricordo Tommaso Moro (UTOPIA, e quanto è vero che è un utopia oggi!): “a Dio piace essere adorato in molti modi” ed è egli stesso che ispira le diverse religioni.

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  29. Marco Sini

    La frase “a Dio piace essere adorato in molti modi”, può essere condivisibile se questo non implichi il venir meno al principio di Verità. Proprio perché la Verità è una ed unica, la varietà dei modi o delle tradizioni locali, con le quali Dio viene adorato, non deve intaccare la sostanza di chi sia Dio, e di quale sia il suo piano di salvezza nei nostri riguardi. Nello stesso tempo, è innegabile che il non essere di fede cattolica non esclude di per sé una persona dalla speranza della vita eterna, perché ciò che conta, soprattutto, è la sincerità delle intenzioni, ed un atteggiamento (innanzitutto interiore) verso il prossimo che non sia in contraddizione con il codice etico, che Dio ha posto nella coscienza di ogni uomo; san Paolo scrive nella lettera ai Romani: “Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo, per mezzo di Cristo Gesù.” (Romani 2,14-16). Dunque, la salvezza è aperta a tutti “gli uomini di buona volontà”, ma la Verità non può essere relativizzata, anche se è indubbio che lo Spirito Santo “soffia” dove vuole, ma senza mutare la sua sostanza, che è Verità.

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  30. Mauro Pesce

    Dio è unico, ma inconoscibile, inespriminbile, ineffabile e chi pretende di possederne la verità non fa altro che ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare. Non cè infatti nessun uomo nessun gruppo, nessuna chiea che non sia particolare.

    Come ciscun uomo è un vero uomo pur non essendo L’UOMO, ma UN uomo, così anche per la verità di Dio: sussiste in diverse religioni e gruppi, ma solo implicitamente, in modo particolare. Perchè ogni fenomeno umano è necessariamente particolare.

    In sostanza vi sono due modi di concepre l’universalità:

    – pensare che la verità universale sussiste ma in modo implicito in ogni particolarità culturale e così ognuno è universale nella sua particolarità, esattamente come ognuno di noi, proprio rispettando la propria particolarità adempie il proprio destino

    oppure

    – pensare che la propria particolarità culturale sia universale e in questo modo non si fa altro che imporre una particolarità culturae a tutti annullando la verità degli altri e la loro libertà e sostituendosi a Dio.
    Questa seconda forma si chiama intolleranza e fanatismo.

    La Verità non si può mettere in tasca, già è difficile metterci un vocabolario.

    In fondo, anche la religiosità della sindone esprime un desiderio di possesso: possedere Cristo in un’immagine… che miseria

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  31. Marco Sini

    La sua impostazione, prof. Pesce, parte da una premessa stringente sul piano logico, ma che non tiene conto di un elemento essenziale: Dio si è visibilmente rivelato a tutti noi (seppure spogliandosi della potenza della sua divinità, e assumendo pienamente la nostra natura umana). Questo evento storico, della nostra medesima storia, non può essere considerato un fenomeno di rilevanza particolare, di una data epoca o di una data “cultura”, ma riveste i caratteri della più estesa universalità. Come lei, ovviamente, già sa – san Paolo, nella lettera agli Efesini, evidenzia proprio il valore universale del dono che Dio ha fatto di sé in Cristo: “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.” (Efesini 2,14-18).
    Dunque, condivido pienamente il valore che lei attribuisce al rispetto, anche verso coloro che professano una fede diversa da quella cattolica, ma senza venir meno alla fedeltà all’unica Verità, che si è rivelata in Cristo, il Figlio di Dio, il quale si è incarnato, ha condiviso in tutto – eccetto il peccato – la nostra condizione umana e le nostre sofferenze, si è donato per noi in sacrificio sulla croce, ed è risorto il terzo giorno, apparendo a moltissime persone, come riporta anche san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me […]” (1 Corinzi 15,3-8).

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  32. Mauro Pesce

    La verità divina non può essere mai compresa adeguatamente dall’intelletto dell’uomo neanche quando Dio si rivela.Perché l’uomo la percepisce sempre umanamente e perciò culturalmente particolrizzata e soggettivizzata.L’uomo non può avere una percezione divina di Dio, né della sua verità rivelata…

    Una delle radici del fondamentalismo e dell’aggressività religiosa sta proprio nel pretendere di avere una visione divina di Dio, nel non accettare di comprendere solo in modo parziale, soggettivo, culturalmente particolare…

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  33. Marco Sini

    La conoscenza – sul piano della fede – non è riducibile ad un fatto intellettuale (ed in tal caso avrebbe ragione lei, prof. Pesce, ad affermare la non conoscibilità di Dio, per il suo carattere radicalmente trascendente). La conoscenza – come la intendiamo noi cristiani – è molto più simile (trasposta sul piano spirituale) ad un rapporto intimo tra marito e moglie, che non ad uno studio filosofico – teologico, tipico in chi abbia l’ottica del ricercatore universitario. Ciò che ci rende intimi con Dio – mediante Cristo morto e risorto – è il dono dello Spirito Santo, effuso su di noi mediante il Battesimo amministrato dall’unica Chiesa Cattolica. San Paolo scrive nella lettera ai Romani: ”[…] Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. […] Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.” (Romani 8,9-11.14-17).

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  34. Mauro Pesce

    “il Battesimo amministrato dall’unica Chiesa Cattolica”. No: lo Spirito è effuso su chiunque mediante il battesimo anche al di fuori della chiesa cattolica!Questo lo dice la storia delle chiese e anche le affermazioni esplicite della teologica “cattolica”.

    Quanto alla sua ipotesi che professori e ricercatori capiscano solo le cose astratte mentre non capirebbero il rapporto tra marito e moglie… cosa vuole che le dica? Non parlerò della mia esperienza personale perché sono contrario alle trasmissioni tv in cui ci si confessa in pubblico. E’ lei che afferma che c’è un unica chiesa vera, affermazione che è una dottrina astratta.

    L’esperienza dello spirito, il percepire la figliolanza con Dio, il sentire in sè la presenza e la vicinanza di Dio è un’ersperienza diffusa e narrata da così tanti mistici ebrei, musulmani, protestanti ecc. Non è una caratteristica dei cattolici.

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  35. Marco Sini

    Il punto chiave è il mandato affidato dal Signore Gesù Cristo a san Pietro e agli apostoli. È Lui che ha deciso così: chi siamo noi per porre in discussione la scelta di Dio? È vero: come ho già sottolineato in precedenza, lo Spirito Santo soffia dove vuole, ma il Signore stesso ha voluto che la pienezza della luce dello Spirito si manifestasse ai suoi apostoli e – mediante loro – all’unica Chiesa Cattolica, della quale facciamo parte tutti noi, che abbiamo ricevuto il Battesimo amministrato da essa.
    Comunque, ci tengo a precisare che non era mio intendimento significare che lei, prof. Pesce, o suoi colleghi universitari non sappiate capire il rapporto tra marito e moglie, ma che tendiate – per deformazione professionale – a ridurre la “conoscenza” al puro piano intellettuale, come le sue stesse affermazioni (ad es. del suo penultimo post) evidenziano.

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  36. Mauro Pesce

    “Il punto chiave è il mandato affidato dal Signore Gesù Cristo a san Pietro e agli apostoli. È Lui che ha deciso così: chi siamo noi per porre in discussione la scelta di Dio? ”

    Questo che Lei afferma è contestato dalle altre chiese e contestabile sia sul piano storico sia sul piano dottrinale. A Roma non esisteva una guida unitaria fino al secondo secolo, A Gerusalemme Paolo incontra una guida collegiale di tre persone.Le frasi attribuite da Matteo a Gesù circa il cosiddetto “primato di Pietro sono una rialeboarzione di Matteo e difficilmente risalgono a Gesù. Vedi la contraddizione con quanto lo stesso cap. 21 (aggiunto tardivamnte al vangelo di Giovanni) afferma. Insomma lei trasforma in storia molto dubbia affermazioni di una telogia estremamente conservatrice.

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  37. Marco Sini

    Innanzitutto, non vedo alcuna contraddizione tra Matteo 16,16-19 e Giovanni 21,15-17, ed anzi i due brani si confermano a vicenda. Inoltre, il ruolo affidato dal Signore Gesù Cristo a san Pietro non è riducibile a pochi versetti: la centralità di Pietro è evidente nel movimento stesso di tutti e quattro i Vangeli, fin dal principio, quando, “fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro” (Giovanni 1,42; cfr. Marco 3,16). Chi non è accecato dai preconcetti (come lo ero io prima del 2004), e crede davvero nel Nuovo Testamento, crederà anche nel mandato sacramentale del Figlio di Dio a san Pietro come fondamento della sua unica Chiesa Cattolica.

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  38. fabrizio

    Dio è unico, ma inconoscibile, inespriminbile, ineffabile e chi pretende di possederne la verità non fa altro che ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare.

    Gentile Mauro Pesce,

    Rispetto questa sua personale visione di Dio, ma mi consento di dire che è davvero poco cristiana, meno ancora di quanto lo sia una povera vecchietta che si reca all’ostensione della sindone, di cui lei pretendere di conoscerne le vere motivazioni; vecchietta che molti, infondo infondo, disprezzano un po’: forse a causa di una fede semplice e, in alcuni casi, anche un po’ ingenua; ma in tal caso la signora avrebbe almeno la scusante di essere magari poco istruita nella formazione o poco matura nella fede – ma le ricordo che Dio ama in particolare proprio costoro (Mc 9,42; Lc 10,21; Lc 17,2) – e con costoro abbonda in misericordia più di chi pensa di possedere la sapienza con la sola ragione.

    Il Dio, che lei propone, somiglia piuttosto a una certa visione massonica del Dio-Architetto; Non al Padre di Gesù Cristo; visto che lei scrive su Micromega, immagino che li si trova in buona compagnia con chi la pensa in questo modo: è giusto che sia così e nutro rispetto per questo, ma penso anche sia doveroso, per chiarezza, metterlo in luce.

    Il Dio giudaico-cristiano si rivela all’uomo nella storia. Entra nella Storia. Quindi è un Dio scomodo. L’Architetto invece si fa gli affari suoi, come il Motore Immobile di Aristotele. Non crea problemi a nessuno: un Dio politicamente corretto.

    1. E’ vero, come dice lei, che Dio è unico. Uno nell’Amore, ma in Tre Persone. Se siamo in relazione profonda con queste Tre Persone, possiamo veramente entrare in relazione con Dio: questo ci ha rivelato e promesso Gesù Cristo (ne ho fatto esperienza spirituale).

    2. E’ vero, come dice lei, che Dio è di per se inconoscibile, ma grazie alla Persona di Cristo, possiamo (ri)conoscerlo come Padre (Gv 14,9) e adorarlo in Spirito. Questo ci ha rivelato Cristo, che è il centro della relazione Trinitaria (ne ho fatto esperienza spirituale).

    3. E’ vero, come dice lei, che Dio è ineffabile, trascendente, oltre ogni nostra possibile immaginazione. Ma si è incarnato: “Il Verbo si è fatto carne ed è ha preso dimora presso di noi” (Gv 1,14) La persona di Cristo ci può deificare (uomo teàndrico) mediante la fede, i sacramenti, le buone opere, e non con il razionalistmo, lo gnosticismo o lo scientismo. Questo ci ha rivelato Gesù Cristo; e ancora prima, in modo parziale, i Profeti e la Legge (ne ho fatto esperienza spirituale).

    Se lei pensa che tutte queste cose siano un “ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare” allora, mi scusi, ma ogni qualsivoglia posizione può essere ricondotta allo stesso ragionamento: un sofisma intellettualista, non un percorso di conoscenza di Dio nell’Amore (del Padre), nella Verità (=il Figlio) e nella Rivelazione (dello Spirito Santo).

    Lei sembra avere come unico obiettivo quello di seminare dubbi pilateschi, non sani e costruttivi dubbi socratici. Anche il suo relativismo finisce dunque per “ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare”: come vede anche lei cade nella buca della trappola da lei stesso scavata.

    La differenza fra lei e l’uomo di fede è che lei si affida solo al suo intellettualismo e al suo razionalismo. L’uomo di fede, invece, vola con le ali della ragione e della fede, che mutuamente si sostengono: cuore e neuroni; fides et ratio. Non dunque un razionalismo autosostenuto e assoluto; con un ala non si vola. Lei vuole parlare di fede, senza avere la fede: uno sforzo lodevole e sicuramente sincero, ma consenta anche di farsi dire che è come pretendere di volare con una sola ala: glielo dico perché anche io in passato ho tentato di farlo, illudendomi; e ho fallito miseramente.

    Lei dice che “la verità non si può mettere in tasca”. Su questo mi trova d’accordo: ma lei pensa che la verità sia un concetto, un prodotto meramente umano.

    L’uomo di fede invece crede che la Verità non sia un concetto, ma una Persona: Gesù Cristo Figlio di Dio, fatto Uomo, Crocefisso e Risorto per Amore; Egli è la Verità.

    Quindi concordo con lei che la Verità (Gesù Cristo) non si fa mettere in tasca: infatti è una sequela. Lo si può portare, si, ma solo nel cuore. Tutto questo ci dona la vera libertà (Gv 8,32) (ne ho fatto esperienza spirituale).

    Il mio linguaggio potrà apparire politicamente scorretto nella sua perentoria assertività, ma sa: ma anche Cristo era politicamente scorretto e molto assertivo; anche i Profeti; anche i Santi. Io umilmente cerco di imitarli, pur sapendo che ho ancora molta strada da fare e che posso errare.

    Nel vocabolario di Cristo non trovano posto parole come “relativo”, “forse”, “penso che…”; non c’è posto per i condizionali. La Sua Parola è tagliente come una spada: crea divisione, non armonia (Mt 10,34; Lc 12,53). Per questo è stato odiato e ucciso.

    Comunque non penso che questa mia franchezza o assertività significhi un mancare di rispetto alle persone che esprimono idee diverse, come lei; credo infatti siano frutto di sincera ricerca.

    Cerchi, la prego, di uscire dalle categorie poltically correct della “teologia conversatrice” vs “teologia progressista”, che dal punto di vista della fede non significano nulla.

    Le auguro di cuore un buon cammino e di vincere con umiltà quel razionalismo, che un tempo intossicava anche me e mi impediva di volare davvero.

    PS1: provi a fare una ricerca statistica e chieda a chi si reca alla Sindone se davvero pensa con questo gesto di “possedere Cristo in un’immagine”. Questo, si, sarebbe un autentico metodo di vera ricerca “sul campo”, piuttosto che mero intellettualismo. Quando avrà sotto mano i risultati aggregati, ne riparliamo.

    PS2: avevo preparato questo commento prima di leggere il suo “April 27, 2010 at 3:56 pm” il quale conferma la visione “Architetto”: a supporto di essa lei porta solo il suo intellettualismo autoconsistente, senza uno stralcio di citazione biblica (che io e Marco Sini ci siamo sforzati di portare): Scrittura nella quale dice appunto di non credere. Ma che usa abilmente per seminare dubbi. Il Dio in cui crede lei è un Dio sorto dalla mente degli illuministi massoni del ‘700. Quello della fede viene da 4000 anni di Storia della Salvezza (secolo piu, secolo meno).

    (post su )

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  39. Mauro Pesce

    Ho sostenuto che religiosità del cristianesimo primitivo è sostanzialmente estranea a quella che si propone oggi con il pellegrinaggio (così lo definiscono le parrocchie italiane) alla Sindone.

    Indicavo con le parole del Vangelo di Giovanni e della Seconda lettera ai Corinti di Paolo in cosa consistesse la religiosità del primo cristianesimo riguardo alla immagine di Cristo

    Quindi
    – dire che io propongo una religiosità razionalistica è falso: proponevo invece la mistica di Paolo dell’immagine di Cristo
    – dire che non mi rifaccio alla Bibbia è falso: ho citato Giovanni, Paolo e poi addirittura Mt 25 per mostrare su cosa il vangelo di Matteo pensa che saranno giudicati gli uomini: su azioni precise
    – dire che critico la religiosità delle vecchiette è falso (non è mio costume pensare che le donne di qualsiasi età siano simbolo di religiosità deteriore. Le donne anziane hanno le stesse capacità intellettuali e organizzative di Bill Gates. E’ solo chi le vuole ad ogni costo tenere all’oscuro di conoscenze e chi ne limita la libertà che pensa che siano adatte a forme superstiziose di religiosità, non io).

    Fate ricorso ad una esperienza religiosa personale di Dio, di Gesù Cristo, dell’amore trinitario, ripetendo “io ne ho fatto l’esperienza”, per gettare questa esperienza contro una persona come me (di cui non conoscete nulla di veramente personale) per offenderla e denigrarla di fronte a lettori eventuali cristiani. In genere chi fa esperienze religiose profonde è molto restio a parlarne in pubblico e certo non le ha mai usate come strumento polemico contro altri.

    In ogni caso non sono massone, ateo, “gnostico”, relativista e tutte le altre cose assurde che dite.

    Il fatto è che per essere cristiani non è necessario far parte del vostro gruppo. Esistono altri tipi di cattolici e di cristiani.

    Con offese e denigrazioni non mi intimidite.

    Nel mio lessico familiare cè una frase sinatticamente molto divertente di un bambino a cui si era sgonfiato il pallone e diceva:
    “con più che lo calcio, con più che si sgonfia”

    Ebbene: “con più che mi calciate, con più che continuerò ad esprimermi”.

    La mistica paolina dell’immagine di Dio che si imprime nei cuori tramite il vangelo è una cosa seria, la Sindone no.

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  40. Marco Sini

    Mi spiace, prof. Pesce, non era in alcun modo, assolutamente, mia intenzione denigrarla (con i miei commenti). Credo che – in relazione alle immagini in senso generale – lei ponga un problema reale, ossia il fatto che diverse persone vivano il rapporto con le icone in modo poco cristiano, che ha probabilmente (almeno in parte) un carattere idolatrico. È bene però non generalizzare, perché un’immagine può essere un sano e cristiano aiuto per la preghiera. Personalmente, non ho bisogno di alcuna immagine per pregare, ed anzi l’ideale per me – quando prego – è chiudere gli occhi, e vivere totalmente nello spirito il mio rapporto con Cristo. Ma – lo ripeto – è bene rispettare chi, invece, trova valido supporto nelle icone per la propria vita di preghiera. Per quel che concerne la Sindone, la venerazione del sacro telo (che, probabilmente, ha avvolto il corpo nel nostro Signore Gesù Cristo) è qualcosa di bello e nobile, a condizione chiaramente che non si trasformi in un idolo che allontani, anziché avvicinare, al Cristo vivo e vero, che noi cattolici adoriamo “in Spirito e Verità”.
    Un carissimo e fraterno saluto
    Marco

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  41. Mauro Pesce

    Ringrazio Lei, Sini, per lo spirito con cui scrive, anche se rimaniamo però su posizioni molto diverse. La condizione preliminare per ogni confronto è il rispetto, la capacità di definire l’altro come egli stesso si definisce, non insultarlo, e denigrarlo.

    Lei mi invita al “rispetto per chi, “trova valido supporto nelle icone per la propria vita di preghiera”. D’accordo. Le chiedo in cambio il “rispetto” anche per chi nega che esista un gruppo che posssa pretendere di possedere la verità unica, senza dire che ha “dei “pregiudizi” e ha bisosgno di “liberarsi da lesivi preconcetti sulla reale genesi del cristianesimo: soltanto con spirito di fede, e liberi da posizioni precostituite…”.
    stia bene
    mp

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  42. Marco Sini

    Caro prof. Pesce, con quelle mie parole, da lei citate ( “è essenziale liberarsi da lesivi preconcetti sulla reale genesi del cristianesimo”), non intendevo certamente offenderla, ma esprimere, soprattutto, la mia ferma convinzione che la fede in Cristo – per poter crescere e maturare nel cuore e nella mente di una persona – presuppone una certa libertà da preconcetti, soprattutto sulla Chiesa. Ogni uomo ha, indubbiamente, forti limiti, che soltanto Dio vede in profondità, e ciò riguarda anche i sacerdoti ed i laici impegnati, fin dalla fondazione delle prime comunità apostoliche (la seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi rappresenta – a questo riguardo – l’esempio più rilevante); ma ciò non deve frenarci dall’aprirci – con spirito umile – alla grazia di un Dio che preferisce rivelarsi in un modo che, a noi esseri umani limitati, può sembrare paradossale, così come può sembrarci assurdo che nella Chiesa vi siano tanti “peccatori”. Ma il giudizio non spetta a noi, sarà il Signore stesso a retribuire ciascuno secondo le opere del suo cuore (Cfr. 2 Corinzi 5,10). Per questa ragione, ognuno di noi è chiamato ad aprirsi con pienezza all’amore di Cristo, per essere trasformati dall’unica grazia che dona pace e gioia senza limiti, nello Spirito Santo, ora e per eternità.
    Un carissimo e fraterno saluto
    Marco

    Rispondi
  43. Mauro Pesce

    Ma non si tratta soltanto di non voler offendere, ma del riconoscere che anche Lei e anche il Suo gruppo sono mossi da preconcetti nelle scelte religiose, che anche voi come qualasiasi altro gruppo o persona al mondo avete solo una prospettiva verso un mistero insondabile, insondabile anche quando eventualmente si rivelasse, perchè sempre percepito da uomini con i loro limiti e anche se una chiesa avesse un’assistenza dello Spirto non riuscirebbe ad uscire dalla propria percezione umana del divino. Ciò non significa che non possiate pervenire alla Verità, ma che non potete esprimerla in formule concettuali (vedi Raimon Panikkar). Se non c’è questo riconoscimento non avete alcuna possibilità di dialogo, ma solo di fare prediche, che ovviamente lasciano del tutto freddo l’interlocutore.
    Insisto perchè vedo precipitare il mondo da circa vent’anni in una spirale sempre più forte di contrapposizioni religiose, anche militari, e la responsabilità di chi asserisce senza posa di essere nella verità assoluta e che la sua chiesa è l’unica in questo precipizio è grande.
    Ma se lei permette, a questo punto tacerò completamente e riprenderò altrove il mio discorso. Non ho alcun difficoltà a pensare che Lei proceda in buona fede e non per riuscire ad ogni costo a prevalere.

    Rispondi
  44. Marco Sini

    L’unico motivo – che mi spinge (qui ed ovunque mi trovi ad operare) nel testimoniare la mia fede – è unicamente l’amore per la Verità: amore per la Verità, come ho già sottolineato in precedenza, che non è assolutamente in contraddizione con un profondo rispetto per chi abbia un punto di vista diverso, ed una differente fede. Ma rimane sicuro che la scelta di relativizzare la verità (per quanto degna di rispetto, come ogni altra scelta) non è in grado di aiutare, durevolmente, né la convivenza pacifica tra i popoli, né – soprattutto – il perseguimento di quella pace nei cuori delle persone, che soltanto Colui che ci ha creati, e poi redenti in Cristo Signore, può realizzare, ad opera dello Spirito Santo – mediante la fede in lui, i Sacramenti, ed una vita individuale e comunitaria di preghiera, nella luce della Parola di Dio.
    Supporre che l’uomo possa essere artefice della propria felicità, potendo fare a meno del Dio incarnatosi in Cristo (ed operante, con potenza, nella Chiesa Cattolica), significa illudersi e sopravvalutare molto le capacità naturali dell’essere umano. Come, anche, è un errore porre sullo stesso piano le varie confessioni religiose, NON perché non siano altrettanto degne, se professate con sincerità di cuore; ma perché soltanto la Verità (seppure non “conoscibile”, in questa vita, in tutta la sua pienezza) può renderci liberi, e realmente e durevolmente felici (cfr. Giovanni 8,32). Per concludere, cito due brani dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi e un brano dalla lettera ai Filippesi (che ovviamente lei conosce), i quali evidenziano che la pienezza della Verità, per noi cattolici, si conquista soltanto (per chi muore in grazia di Dio) dopo la morte, ma nella forma più piena alla seconda venuta di Cristo nella gloria: “In modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. […] Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.” (1 Corinzi 13,9.12). “Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità.” (1 Corinzi 15,51-53). “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.” (Filippesi 3,20-21).

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