Archivi tag: Giudizio

Il giudizio

Michelangelo Buonarroti, Il Giudizio universale

Il giudizio è una faccenda seria. Per esempio, il giudizio universale. Staremo lì, nella sala d’attesa, con l’emozione dei “quadri” di una volta, quel terrore che la prof mi rimandasse in matematica. La vita ci scorrerà davanti come un film, e capiremo come, quando e perché siamo caduti nel peccato, e la stupidità di averlo fatto. Perché il male è stupido: riduce la comprensione delle cose, equivoca, devìa dal senso originale. Come dice l’etimologia, manca il bersaglio.

Di fronte a un evento cosi clamoroso e coinvolgente, i giudizi quotidiani impallidiscono: che vuoi che sia se qualcuno pensa male, o mi calunnia? È un suo problema, e questo mi dispiace. Ma non tocca la mia identità, quella che Dio mi ha riservato. Siamo in bilico tra due giudizi: uno vero e uno falso. Entrambi ci ricordano che la verità è la sola cosa interessante.

Prima


Perché giudicare, se si può pregare? La scelta vincente non è mai ciò che condanna, ma ciò che salva. C’è tempo fino alla fine, quando renderemo conto della nostra libertà. Ma prima d’allora, la preghiera prevalga sul giudizio.

10

Giudizio


Non preoccupiamoci del giudizio degli altri: bisogna concentrare le energie, rivolgerle alla meta. Ogni deviazione è una perdita di tempo, e la vita è breve. Preoccupiamoci piuttosto di piacere a Dio: è l’unico a influire veramente sul nostro destino.

Mai

Perché non giudicare? Perché chi denigriamo potrebbe essere più santo di noi. Cosi il Cristo alla Bossis. L’umiltà è la virtù regina. San Paolo diceva di considerare gli altri superiori a sé stessi. Così non sbagli mai.

Chi sia

È facile giudicare: ci facciamo un’idea e diventa un pregiudizio. La legge del branco accentua il fenomeno in modo esponenziale: la vittima predestinata non ha scampo. Ma il vangelo insegna: non giudicare. Perché non conosci l’anima dell’altro. Perché, in realtà, non sai chi sia.

Rovescio

Siamo pronti a giudicare. Con gli altri siamo molto severi. E dolci con noi stessi. Invece, dice il Cristo alla Bossis, dovremmo fare il contrario. A pensarci, il mondo andrebbe meglio. Esigere da sé, e comprendere gli altri: quanti attriti risparmiati, quante guerre scongiurate, e quanto ordine in più.

Immagina


Allenarsi. Abituarsi a vedere il Cristo nell’altro, prepararsi al gran giorno in cui dirà: ogni volta che avete fatto questo a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me. Cosa faremmo a Gesù? Come lo accoglieremmo? Quali attenzioni gli riserveremmo? Immaginiamo tante cose, non sempre edificanti, e non l’incontro decisivo della vita? Ogni giorno è il giudizio: sulla nostra capacità di essere noi stessi, sull’amore che siamo e che gli altri attendono da noi per placare la fame, la sete, per essere vestiti, assistiti, consolati. Sarà bello, allora, dire al Pastore che raduna capri e pecore: ti ho visto, ti ho riconosciuto. È come un ritrovarsi tra vecchi amici, un riabbracciarsi.