Il giudizio è una faccenda seria. Per esempio, il giudizio universale. Staremo lì, nella sala d’attesa, con l’emozione dei “quadri” di una volta, quel terrore che la prof mi rimandasse in matematica. La vita ci scorrerà davanti come un film, e capiremo come, quando e perché siamo caduti nel peccato, e la stupidità di averlo fatto. Perché il male è stupido: riduce la comprensione delle cose, equivoca, devìa dal senso originale. Come dice l’etimologia, manca il bersaglio.
Di fronte a un evento cosi clamoroso e coinvolgente, i giudizi quotidiani impallidiscono: che vuoi che sia se qualcuno pensa male, o mi calunnia? È un suo problema, e questo mi dispiace. Ma non tocca la mia identità, quella che Dio mi ha riservato. Siamo in bilico tra due giudizi: uno vero e uno falso. Entrambi ci ricordano che la verità è la sola cosa interessante.


















