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Chiamarlo

Dio si prende cura di chi gli si affida. Solo dopo ti accorgi che era lì, in quel momento difficile, e ancora lì, lì, in tutti gli eventi in cui c’era bisogno di un aiuto, di un soccorso, di una via d’uscita inaspettata. Dio è lì, se ricordi di chiamarlo.

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Il presente


Gesù è il più piccolo, il più umile, scompare, non si vede. Si può vivere cent’anni e non accorgersi che è lì, vicino a te. È un mestiere difficile l’amore: sembra che non ci sia, e invece è ciò che è più presente, anzi, è il Presente, Colui che è, anche se lo ignori.

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Con Dio

Per non distrarsi, durante la preghiera, basta pensare che, se invitiamo qualcuno a casa, come minimo dobbiamo esserci. Sarebbe strano non farci trovare. Se lo facciamo in società, perché non farlo con Dio?

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Di più


Gesù non lo vediamo. È uno svantaggio notevole; però, a pensarci bene, non è affatto l’unico. La persona che più ho amato, don Mario, non la vedo: ma è come se fosse qui, come se ancora ci parlassimo, passeggiassimo insieme. L’eternità non divide, anzi, unisce di più.

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Salut d’amour

Un saluto d’amore inaspettato, al suono del violino, da un viottolo accanto, come se Dio sapesse, come se avesse organizzato tutto, come se avesse mosso il violinista, chissà da dove, chissà da quando, a quell’ora, in quel momento, il Salut d’amour di Edward Elgar, mentre preghi, come volesse cambiare tutto in Paradiso, quaggiù, nell’inferno dei viventi, un miracolo da ricordare, fino all’incontro.

 

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