
La volete una sequenza neoavanguardistica con la scheda perforata? Il gatto sta sul tavolo compressione,/ il sul gatto tavolo sta asfittica,/ sta il tavolo compressione asfittica sul gatto morto. Non mi capita spesso di tornare sullo stesso autore. Con Marco Plebani ne vale la pena. La sua poesia è un fenomeno. Spiegando il titolo di questa sua nuova opera, L’adeguamento (Transeuropa, 2026), scrive, in estrema sintesi, che vuole definitivamente andare oltre il poetese. Già avevo scritto che leggendo Plebani si intuisce che la poesia non sarà più come la conoscevamo. Con questo adeguamento siamo ormai fuori da ogni canone o regola. Devo ammetterlo. Le rotture delle neo-avanguardie e dei beat-i poeti sono state rumorose ma non definitive. Per questo hanno prodotto un melenso follow-up di poesia poetica, che la rivoluzione social ha metastatizzato caoticamente.

La volete una sequenza neoavanguardistica con la scheda perforata? Il gatto sta sul tavolo compressione,/ il sul gatto tavolo sta asfittica,/ sta il tavolo compressione asfittica sul gatto morto. Non mi capita spesso di tornare sullo stesso autore. Con Marco Plebani ne vale la pena. La sua poesia è un fenomeno. Spiegando il titolo di questa sua nuova opera, L’adeguamento (Transeuropa, 2026), scrive, in estrema sintesi, che vuole definitivamente andare oltre il poetese. Già avevo scritto che leggendo Plebani si intuisce che la poesia non sarà più come la conoscevamo. Con questo adeguamento siamo ormai fuori da ogni canone o regola. Devo ammetterlo. Le rotture delle neo-avanguardie e dei beat-i poeti sono state rumorose ma non definitive. Per questo hanno prodotto un melenso follow-up di poesia poetica, che la rivoluzione social ha metastatizzato caoticamente. Il caos di Plebani per me è salutare. La nostalgia non versa lacrime purificatorie/ crea concrezioni tra petto e tonsille. Esaustiva, e dunque, forse, definitiva, sullo stato della poesia è il testo introdotto dal non-verso Pordenone legge, su invito. Eppure, dopo questo istintivo e un po’ narcisistico appagamento, ti chiedi, e te lo chiedi a prescindere dalla lettura di Plebani, se questa rivelazione, seppure abbia la forza di una vera e propria agnizione, possa bastare a legittimarci. Per giunta solitari in un deserto di ragioni. Sarà per questa consapevolezza che la prima sezione è intitolata Neopoesia odiata. Del resto, malgrado Blebani disarticoli ogni legame sintattico, rivendica una precisa filiazione, anche numerosa (da Carlo Porta a Elio Pagliarani, da William Burroughs a Allen Ginsberg). Comunque, quello che resta è la forza di un’esperienza esistenziale che invoca la parola per farsi viva e perpetuarsi e il furore di una testimonianza civile che riesce ad andare oltre le dispute letterarie sulla funzione della poesia e lascia a quelli che verranno l’ eco tragica del suo racconto che sembra aver preso il testimone dagli Ultimi giorni dell’Umanità di Karl Kraus. Sempre che qualcuno rimanga a potere o voler ascoltare.
