Quello di Francesco De Girolamo è un ponte ideale sospeso tra Oriente e Occidente attraverso l’haiku, di cui preserva ricerca e conoscenza della tradizione e, al contempo, lo slancio creativo, quello che si protende sulla sponda connessa, vincolato alle rispettive radici e con ali aperte a cogliere e rendere possibili nuovi orizzonti tra ombre, chiaroscuri e finanche colori: “luci segrete”, che mai si rivelano nel significato tracciandolo in segni, come un faro che, nella notte, segretamente ci riconduce a un porto celato ma certo, quello della poesia, dove “niente traspare / questa notte nel buio / solo un respiro”. E così, navigando al di fuori di stagioni temporali, se non in quelle rispettive e interiori, l’autore è in grado di cogliere quante sfuggenti essenze attraverso collaudati stilemi che lo riconducono, a compendio di una rispettiva poetica, a un suo ben demarcato ed evoluto percorso senza incorrere in innesti esotici ed epigonici riferimenti. Il libro, suddiviso in sezioni, si avvale di alcuni disegni di Laura Medei che, al pari dell’incipit, sono un delicato “fruscio d’assenza” in cui la pagina cadenza spazi e silenzi tra le brevi e sospese composizioni in cui il poeta si chiede se “è proprio il sole / che ai piedi del letto / riappare lento?”, mentre “arriva in porto / l’inferno variopinto / dello sconforto”, dove ci sono ad attenderlo “braci di smalto / tra le scorie riemerse / dalle radici” e “un ramo in fiore / nella nebbia dissolta / semina oro” laddove “fiumi di melma / scorrono verso il gorgo / di solchi verdi” e “lacrime sorde / sul ciglio della strada / specchiano il fango” tra “fossili d’erba / sepolti dalla spuma / di acidi spenti”.
Quella di De Girolamo è una lingua meticolosa e raffinata, che denota particolare sensibilità, delicata e nondimeno ardita di esplorazioni, soprattutto allorquando viaggia tra ‘tinte forti’ di “sanguigni semi / tra le foglie del gelso / germogli neri”, lo fa come una piuma sa posarsi nel cuore delle cose, ondeggiando senza esitazioni e, soprattutto, senza mai pretendere di debordare in proiezioni dell’oltre, se non di cogliere nell’attimo altrimenti intrattenibile ed inesplicabile, ciò che sa restare … E lo fa nell’urgenza del qui ed ora: “domani è tardi / devi dirmelo ora / se vuoi salvarmi”, poiché “è nell’abisso dorato / l’ala del vento” che si protende dalla radice che lo contraddistingue. Conclude il testo una dettagliata nota di Carla De Bellis che, tra le altre cose, fotografa, attraverso le parole, una visione della possibile natura dell’haiku, qualcosa che “galleggia come nel vuoto”, “isole sparse sopra profondità e fondali dove si inanellano, intrecciando cerchi concentrici, echi risonanti sordamente. voci schiarite lungo l’ascesa rettilinea dell’emersione”, dando un incisivo e ponderato valore aggiunto a seguito della lettura dell’autore.


Una mandorla di luce permea gli scritti del poeta, assorto in contemplazione diurna. Se esiste il momento ‘in cui varcare una soglia/ ad ogni passo”, lo stato di presenza si commuta in labile limine cui sussurrare il lascito del tempo.
“Domani è tardi: /devi dirmelo ora/ se vuoi salvarmi”. Accende fiaccola della prima sera, la parola, tenue da stringere “una stella”, ” nel palmo colmo di pioggia “. Il candore del “cigno trafitto ” non attende risposte: solo un luogo asimmetrico (asserirebbe Matte Blanco) in cui le ombre si chiarificano e la quiete si fa oscura.
La grazia rende traslucide le visioni, rarefatte da vuoti intrisi di attesa e lievi linee in disegni immaginali, opere dell’artista Laura Medei.
Marina Petrillo
Un commento così penetrante e poetico rappresenta un valore aggiunto al libro, alla sua recensione, alla composita fruizione dell sua lettura. Grazie infinite, Marina.
Francesco
Infinite grazie a te, agli illuminanti tuoi versi.
Con affetto,
Marina