Fogli sparsi, di Bruno Mohorovich

Recensione di Francesco De Girolamo su Fogli sparsi di Bruno Mohorovich (Bertoni Editore, 2026)

Dopo cinque anni di silenzio editoriale, Bruno Mohorovich, poeta, animatore di eventi culturali e curatore della collana di Poesia per Bertoni Editore, torna con Fogli sparsi. La raccolta mette insieme testi scritti in tempi diversi e li tiene insieme un unico asse: il rapporto tra memoria, desiderio e linguaggio.
Non c’è racconto lineare. Ogni poesia funziona come un appunto, un frammento strappato a un discorso più grande. Il tema è sempre lo stesso: parlare a una persona che non c’è, o che c’è solo nel ricordo. Da qui nasce un tono sospeso, tra confidenza e distanza.

Lo stile è essenziale. Poche immagini, molta musica interna. Mohorovich lavora per sottrazione: elimina l’ornamento e lascia solo il nervo della frase.
In “Cos’altro potrei dirti” l’io si muove in un paesaggio minimale. “Argini d’ingenue foglie” e “labbra sussurranti del vento” servono a dire una cosa sola: non ho più parole nuove, posso solo ripetere te. La forza sta nel ritorno: “Cos’altro potrei dirti”. È una domanda retorica che chiude ogni via d’uscita. La persona amata diventa luce serale, cioè qualcosa che si vede solo quando il resto si spegne.
“Le mani del poeta” sposta il discorso sul fare poesia. Le mani non scrivono: veleggiano, si inerpicano, si abbandonano. Il corpo femminile e il verso sono trattati con lo stesso verbo. È qui che Mohorovich dice meglio la sua poetica: scrivere è un gesto fisico, faticoso, che alterna “calme piatte e marosi”, “dolci declivi e aspre rocce”. Il ritmo nasce da questo attrito.
Con “Sono una voce dispersa” la raccolta tocca il punto più personale e più vero. L’io si definisce per negazione: voce dispersa, parole scordate, frasi sconnesse. Tutto è fuori posto, “tra i nembi scombinati”, “tra righe scompigliate”. L’unico gesto possibile è affidare i “bianchi fogli” all’altra, perché sia lei a ricomporre il senso. È la poesia come lettera non spedita, affidata al caso.
Nel complesso Fogli sparsi non cerca novità tematica. Lavora invece sulla tenuta del frammento. Ogni testo regge da solo, ma è nel contrappunto tra loro che emerge il disegno: un amore pensato più che vissuto, una scrittura che avanza a folate e poi si ferma ad ascoltare l’eco.
Una raccolta essenziale, pienamente matura, stilisticamente asciutta e compatta, che chiede letture lente e attente.

Francesco De Girolamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *