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Tu sei

di Fabrizio Centofanti

La gioia è difficile trovarla. Giri di qua, di là, e scopri al massimo risate sguaiate. Perché la gioia è superarsi, lasciare che sia un altro a prendere le redini. L’allegria è un’altra cosa. Anche questa non è poi così frequente: il correttore automatico, infatti, mi ha sostituito la parola. Ha messo Algeria. Magari lì sono felici, ma non credo.

La gioia sei Tu. Un Dio è gioioso per principio. Perché è Dio. Uno che gioisce non critica, si abbandona all’onda della vita che lo attraversa volentieri, perché alla vita piace vivere, naturalmente.

Ci inviti alla gioia, a perderci in Te, nella tua capacità di metterti da parte, di renderci importanti. L’amore è fare spazio. Gli ebrei lo chiamano “tzim-tzum”: il ritrarsi, perché l’altro sia.

lo sono perché Tu sei l’lo sono. E lasci che io sia.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“Je est un autre

(G. Richter)

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

[Rm 14,7-9]

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Giuseppe Conte

Noi fioriamo così

Allora niente è cosa salda qui
niente, la sostanza che cerco
per me non appartiene
agli uomini, essere intero, indiviso
da se stesso, stabile come una roccia
continuo come un fiume
leggero come un anemone
alto come un acanto
rapido come un ramo
di pesco nel coprirsi di germogli
nessuno lo può.

Per questo riempiamo i fogli
di parole: per questo conosciamo il canto;
noi fioriamo così. Intanto
il sogno della vita si avvera
non sinché non ci tocchi un freddo, un nero
sporco risveglio.

[da Dialogo del poeta e del messaggero]

Il gran rifiuto

di Fabrizio Centofanti

L’equivoco è considerare il Cristianesimo come una rinuncia.
Che esista, è impossibile negarlo, ma è quella che troviamo nel rito del Battesimo: rinunciate a satana? E a tutte le sue opere? E a tutte le sue seduzioni?
Rinunciando al male, si apre uno scenario in cui i sensi godono delle cose giuste, rendono felici di ciò che piace a Dio e alle creature che vivono a Sua immagine. Da questo punto di vista, la situazione si ribalta: il piacere mondano porta sempre con sé un’inquietudine sottile, a volte inconscia, che rovina anche quelli che sarebbero i momenti più belli della vita. È un retrogusto amaro di cui tutti abbiamo fatto esperienza; richiama alla memoria il giovane ricco del Vangelo, che rifiuta di seguire Gesù: “se ne andò via triste”; quelli da lui considerati come beni che riempivano la vita, di fronte al Cristo, non possono bastargli. Continua a leggere

Intervista a Danila di Croce

Intervista per La poesia e lo spirito su Cose da sciogliere e rifare

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La nascita è mistero per ogni creatura. Muove necessariamente da una relazione, può esigere ma anche scavalcare il nostro volere, chiede nutrimento per farsi identità. Una volta posta in essere, capita poi che l’avventura della vita, a seconda della prospettiva a cui ci si espone, induca a farne ipotesi di inizio o approdo mai definitivo (Dove ancora non siamo nati: così pensavo nella mia precedente raccolta).
Chissà, forse questo vale anche per quelle che, giocando sull’affinità fonetica e con una buona dose di incoscienza, chiamiamo talvolta creazioni (letterarie, musicali, architettoniche…). Continua a leggere

Remo Pagnanelli

L’hidalgo è stanco.
Il suo orizzonte è senza fondali,
se pure non erano parvenze quelle architetture,
e il copione già di per sé imprevedibile
non serve al suo futuro di trovarobe.
Così l’hidalgo stanco
non traccia più chimere
nell’arco del cielo e tutto
si riconnette – l’ora, il rosa
in uno smerigliato ma tenace
fluire, anche la sua bianca allegria
che pure gli sembrava prodigio inattaccato.

Da Epigrammi dell’inconsistenza

Proibito ringraziare

di Fabrizio Centofanti

Immaginiamo che una legge severissima proibisse all’umanità di ringraziare: che cosa proverebbe? Si affaccerebbe un desiderio di pronunciare la fatidica parola? L’Eucaristia, sia feriale sia festiva, sarebbe vietata, perché significa “ringraziamento”. Da qualche parte il vocabolo salterebbe fuori, e i responsabili del suo utilizzo sarebbero puniti con la morte. Verrebbe allestito un cimitero per seppellire solo loro, rei di aver compiuto un atto temerario, coraggioso, ormai dimenticato: dire “grazie”. Tuttavia, da qualche parte, in un angolo sperduto del mondo, per l’assenza di autorità riconosciute o tribunali approvati dal governo, questa parola trascurata, negletta, invisa ai potenti della terra, sopravviverebbe, tuonerebbe, garantendo la conservazione del genere umano, col suo carico esplosivo di vita. Ogni volta che ringrazi, rischiando di squalificarti agli occhi tuoi e degli altri, permetti a Dio, alla Vita, di essere qui e ora.

 

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Due o tre


(Giorgio De Chirico)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. [Mt 18,15-20]

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Singolare, femminile, di Filomena Ciavarella

di Giovanni Parrini

È di ragguardevole sostanza, eppure di una leggerezza ineffabile, quel che riceviamo da Singolare, femminile, l’ultimo libro della poetessa Filomena Ciavarella, uscito per i tipi di RP Libri, nell’aprile scorso.
Esso è costituito da una poesia introduttiva, “A sé stessa”, più quattro sezioni, “Di poche briciole”, “Enaima”, “Singolare femminile”, “Note al margine”, per un totale di settantasette pagine. Continua a leggere

Viaggi

di Fabrizio Centofanti

Non riesco a smettere di guardare questa foto. Tu, su una specie di banchina, con la valigia, che guardi chissà dove. II mare è a circa un metro, attraversato dai riflessi delle case tipiche che colpivano la nostra fantasia. Sullo sfondo, la costa punteggiata dal bianco delle abitazioni e un cielo a macchie più blu man mano che vanno verso l’alto. Due imbarcazioni (una, poi, è sparita) si sfiorano: la prima si avvicina, l’altra – un motoscafo – sta prendendo il largo. Continua a leggere

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