Ho carezzato stamattina un ciuffo d’erba
bianco di brina.
Mi è stato grato, credo, per quel poco di calore.
Forse è questo ciò che possiamo fare.
Bernardo De Angelis
Aver cura della più piccola, minuscola creatura, averne cura col cuore pieno d’amore, di grazia. Avvertire un desiderio irriducibile, irrinunciabile, di amare la manifestazione della bellezza, in tutte le sue forme. Amare, perché non c’è altro da fare.
Mi accorgo in maniera sempre più evidente che ci sfuggono dei piccoli segreti della vita, che potrebbero ribaltare il nostro stare al mondo, il mondo stesso. Ignoriamo completamente il potere di una parola buona, il potere di un piccolo gesto di gentilezza, della tenerezza, il potere di uno sguardo di compassione verso chi lo sguardo non riceve mai, di nessuno, se non lo sguardo insozzante del disprezzo, o della paura.
Ignoriamo il valore del nutrimento sottile della bellezza, il valore dell’arte. Abbeverarsi alla fonte di ogni meraviglia, che è sempre la stessa, ed è sempre trascendentale, come bene sapeva Cristina Campo.
Il potere di un sorriso sincero, mai di circostanza, un sorriso vero, rivolto a chi proprio non lo aspetta.
Diventare creature d’amore. Ma anche qui, sento che c’è tanto da fare, ma non solo per diventare quel mistero d’amore che ognuno di noi è chiamato ad essere, in quanto nato, in quanto vivo, ma proprio sull’amore, scambiato troppo spesso per quel che non è, confuso con un sentimento volubile e ciarliero, che ha a che fare con relazioni sentimentali più o meno cresciute, mature, o con passioni diseducate e violente, lontane da ogni spiritualità. Sarebbe già opportuno partire dal considerare l’amore il mistero più esaltante e profondo della nostra vita, più fitto della morte, più luminoso della vita, il mistero che sta al fondamento della creazione, che permea gli avvenimenti anche quando sembrano disgrazie, che attraversa ogni creatura, che soffia insieme al vento, piove dal cielo e sta nella fiamma di ogni fuoco, che genera la vita e ne determina ogni trasformazione, che ispira Francesco a chiamare la morte sorella e fa della morte la soglia della vita. E questo mistero, siamo noi. È la nostra storia. Fu piantato come seme all’inizio dei tempi e attende di germogliare nei nostri cuori. E allora, forse, è questo che possiamo fare:
Fingo d’amarti.
Devo pure ingannarlo, in qualche modo,
il cuore.
Così che un giorno, confuso,
non si capisca più,
e creda che sia vera l’illusione.
Ripetendogli, forse, la menzogna
se ne convincerà – lo spero.
E senza sapere come, infine,
ti amerà davvero.
Sempre Bernardo De Angelis. Questo fratello d’anima che non ho conosciuto e che scrive verso per verso quello che sento.
Se non hai la fede, imita la fede, scrisse Gurdjieff. Se non hai l’amore fingi l’amore, sembra dirci Bernardo. E il suo amore è rivolto a quel “Tu”, solo protagonista dei suoi versi, Un “Tu” che è facile chiamare Dio. E che allora, secondo la prima lettera di Giovanni, è amore. Quindi imitare l’amore per diventare amore.
In un modo forse nemmeno troppo sorprendente, possiamo intendere facilmente come queste due poesie siano incredibilmente legate: La cura silenziosa e mistica (che è già per sua natura amore) della prima poesia è l’amore che si cerca di conquistare nella seconda. Ed è, allo stesso tempo, l’unica liturgia capace di salvare il mondo dal disastro nel quale sembra volersi gettare, o essersi già gettato. Dalla pandemia in poi, sempre più vivo lo spauracchio della terza guerra mondiale che porta con sé e in sé lo spauracchio di un disastro nucleare, come se non bastassero le catastrofi ambientali, i terremoti, l’emergenza climatica. Noi restiamo spettatori di tutto questo convinti di non poter fare assolutamente nulla, che le sorti del mondo siano in mano a poche potentissime persone, che vogliono il nostro male e lo stanno realizzando, sulla nostra pelle. Quando cerchiamo di scoccare una freccia verso un cambiamento sbagliamo sempre bersaglio, agendo con odio nei nostri cuori, verso un nemico più o meno feroce, più o meno tiranno. Dimentichi dei grandi insegnamenti di Etty Hillesum, Turoldo, i nostri starnazzi sono sempre violenti, e nel migliore dei casi, inefficaci. Nel peggiore, e più frequente dei casi, non fanno che nutrire il nemico che vorrebbero combattere, alimentare il sistema che vorrebbero abbattere. Perché un sistema che si regge sull’odio, sulla divisione, sulla disuguaglianza e sulla violenza, non teme altra violenza mossa a distruggerlo (in verità la anela), teme il suo opposto. In una maniera che sembrerà comica ai più, ingenua ad altri e folle a tutti, “Ho carezzato stamattina un ciuffo d’erba / bianco di brina. / Mi è stato grato, credo, per quel poco di calore. // Forse è questo ciò che possiamo fare.” questa è una dichiarazione di pace, questo è il modo per annullare ogni guerra.
Nell’era dell’intelligenza artificiale, della robotica, finalmente diventare umani. E vedere in ogni essere vivente un ciuffo d’erba bianco di brina. E non desiderare altro che carezzarlo…

Splendido pezzo! Condivido ogni singola parola.
Mi fa venire in mente le parole che Dostoevskij mette in bocca allo starec Zosima, ne I fratelli Karamazov:
“Fratelli, non abbiate paura del peccato degli uomini, amate l’uomo anche nel suo peccato, giacché proprio questa è l’immagine dell’amore divino ed è la forma suprema dell’amore sulla terra. Amate tutte le creature divine, l’intera creazione come ciascun granello di sabbia. Amate ogni fogliolina, ogni raggio divino. Amate gli animali, amate le piante, amate ogni cosa. Se amerete ogni cosa, in ogni cosa coglierete il mistero di Dio.”
Grazie davvero di cuore!!! Anche per aver citato un brano bellissimo
Massimiliano ti trovo anche quando non ti cerco! Concordo su ogni singola parola. Io personalmente sono fiducioso: l’essere umano ha un enorme potenziale e nel nostro piccolo possiamo veramente creare dei cambiamenti meravigliosi, figuriamoci se ci ricompattassimo in una comunità solidale basata sulla saggezza! Il cambiamento in questo caso sarebbe epocale. Ci vediamo alla prossima presentazione di poesia ???
Laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende, annullando la necessità di scontro.
Quando due persone si incontrano nella loro vulnerabilità, il bisogno di prevaricazione svanisce, lasciando spazio all’empatia.
Grazie. Mai come ora è importante ricordare qual è l’antitodo alla guerra.
Grazie per questo bellissimo commento, grazie di cuore