Stasera ti ho portato il mio orgoglio.
Perché è anche così
– col legno secco e duro –
che si accende il fuoco.
(Danila Di Croce, da Ciò che vedo è la luce)
La prima volta che ho letto questa quartina così pulita, lucida, rivelatrice, sono rimasto in silenzio per diverse ore. Quanto sanno insegnarci le poesie, e quanto possono mettere sottosopra le nostre vite, i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre certezze.
L’inizio di questi versi, con la parola stasera, richiama una consuetudine che vorrei mi appartenesse. Evoca un appuntamento serale che si ripete nel tempo, ma non ha soglia, non ha misura. Perché quale misura potrebbe mai avere l’infinito? Quale mai sarebbe la soglia del mistero?
La poetessa ci rivela un modo di affrontare la vita, le giornate, estremamente virtuoso, non perché lontano dall’errore, ma perché attento, vigile, vivo, sull’errore. Su un cadere che è esso stesso vivere. Stasera ti ho portato il mio orgoglio. E ognuno di noi, qui, al posto dell’orgoglio, aggiunga pure quello che più lo fa tribolare. Anche se forse sarebbe più corretto dire: accanto all’orgoglio, più che al posto.
Ma quello che avviene adesso, quello che, dopo aver preso coscienza di un nostro vivo difetto, si realizza grazie alla poesia, è il compimento stesso del mistero, è la sua massima rivelazione:
Perché è anche così
– col legno secco e duro –
che si accende il fuoco.
Raramente ho trovato tre versi tanto a fuoco! Raramente una poesia è stata così precisa, semplice e al tempo evocativa, raramente ho letto, incontrato, amato versi tanto rivelatori.
Dio ci ama esattamente così come siamo e non ci vorrebbe mai diversi da come siamo. Non ci vuole senza difetti, non ci vuole impegnati a cancellare una qualunque delle nostre caratteristiche. Lui ci ama. Senza altra condizione. E questo Danila ha scoperto con la chiarezza che solo chi altrettanto ama, ha in dono. Perché il grande fuoco dell’amore non è fatto della ostentata perfezione dei tiepidi, in mano ai quali non si accende nemmeno un cerino, ma dalla turbata e scomposta ricerca degli innamorati, che tanto desiderano chi amano, da volerlo possedere. Questa irruenza è sublime e tremenda, porta a commettere errori talvolta sciocchi altre volte poderosi. Ma l’anima innamorata non cede al cadere, si rialza talmente tante volte che quel cadere e rialzarsi diviene con naturalezza danza di preghiera, metania.
Chiedere perdono è forse atto più importante ancora del concedere perdono, perché sarà quando il nostro cuore scoprirà di essere già stato perdonato, prima ancora di chiedere perdono, che comincerà a concederlo, per grazia ricevuta. E sarà allora, quando perdoneremo, che il mondo, le nostre vite, cambieranno.
Chi è tua madre? Dimmelo poiché essa è anche mia madre.
E tuo padre chi è? Te lo posso dire io poiché esso è anche mio padre.
E i fratelli e le sorelle tutti sono gli stessi.
Adesso che questo ti è stato detto,
adesso che non vi è più ignoranza,
che sei stato perdonato prima che ne facessi la domanda,
posso io riprendere ad andare poiché tu sarai con me.
(Eleonora Nitti Capone, da La parola buona)
